Trump dice che la guerra in Iran potrebbe concludersi «piuttosto rapidamente»

A dieci giorni dall’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani contro l’Iran, Donald Trump ha detto che il conflitto potrebbe concludersi «piuttosto rapidamente». Il presidente degli Stati Uniti ha parlato lunedì durante un incontro con parlamentari repubblicani in Florida, sostenendo che la guerra potrebbe essere «completa, praticamente», ma ha anche precisato che le operazioni potrebbero continuare. «Abbiamo già vinto in molti modi, ma non abbiamo vinto abbastanza».
Trump ha inoltre avvertito Teheran che un eventuale tentativo di interrompere il traffico petrolifero nello stretto di Hormuz provocherebbe una risposta militare più dura. In un messaggio pubblicato online ha scritto che se l’Iran fermasse il flusso di petrolio «sarà colpito dagli Stati Uniti d’America VENTI VOLTE PIÙ DURAMENTE di quanto lo sia stato finora» e che «Death, Fire, and Fury» potrebbero colpire il paese.
Lo stretto di Hormuz è uno dei principali passaggi energetici globali e circa un quinto del petrolio mondiale transita da questa stretta via marittima tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano. Il passaggio delle petroliere è quasi completamente fermo da giorni. Molte compagnie di navigazione evitano la rotta per il rischio di attacchi, mentre diversi produttori del Golfo hanno ridotto l’estrazione perché i depositi di stoccaggio si stanno riempiendo senza la possibilità di esportare il greggio. Il prezzo del petrolio è sceso di circa l’8,5 per cento a poco più di 92 dollari al barile e il petrolio statunitense è calato di circa il 9 per cento. Nonostante il ribasso, i prezzi restano circa il 30 per cento più alti rispetto a prima dell’inizio della guerra.
Trump ha anche detto di stare valutando misure straordinarie per mantenere aperta la rotta marittima, tra cui l’ipotesi che gli Stati Uniti possano scortare le petroliere o assumere un controllo diretto dello stretto di Hormuz per garantire il passaggio delle navi. L’Iran ha risposto con toni altrettanto duri. Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha dichiarato che non permetterà che «neanche un litro di petrolio» lasci la regione se gli attacchi statunitensi e israeliani continueranno. La minaccia riguarda direttamente le esportazioni energetiche del Golfo e ha contribuito alla forte volatilità dei mercati negli ultimi giorni.
Il presidente degli Stati Uniti ha discusso della situazione in Iran e della guerra in Ucraina con Vladimir Putin. Il consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov ha definito la conversazione telefonica «franca e costruttiva» e ha detto che Putin ha proposto alcune iniziative per una «rapida soluzione politica e diplomatica» della guerra, dopo aver consultato anche i leader dei paesi del Golfo e il presidente iraniano. Alcuni funzionari statunitensi citati dai media americani hanno inoltre sostenuto che la Russia potrebbe aver fornito informazioni di intelligence all’Iran per colpire obiettivi statunitensi in Medio Oriente. Mosca non ha confermato queste accuse e ha definito gli attacchi contro l’Iran un «passo sconsiderato». La Casa Bianca non ha detto se tali informazioni siano state effettivamente condivise, ma Trump ha commentato che, se ciò fosse accaduto, «non sembra che li abbia aiutati molto».
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