Il governo nel bosco, alla ricerca della sua nuova Bibbiano

Mar 9, 2026 - 21:30
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Il governo nel bosco, alla ricerca della sua nuova Bibbiano

A proposito della cosiddetta famiglia nel bosco, penso che qualunque persona civile, non accecata dal fanatismo né dalle proprie idiosincrasie, dovrebbe concordare su due punti. Il primo è che allontanare i figli dai genitori, del tutto o in parte, è una scelta drammatica con conseguenze molto pesanti anzitutto per i bambini, giustificabile solo con la necessità di impedire ai genitori di infliggere loro un danno ancora maggiore. Il secondo è che, di conseguenza, non è possibile stabilire cosa sia giusto fare senza conoscere la vicenda nei più minuti dettagli, e forse, a volte, nemmeno in quel caso.

Solo dei fanatici, o degli imbroglioni, potrebbero sostenere che la soluzione, davanti a qualsiasi difficoltà, sia sempre e comunque strappare i figli ai propri genitori, o viceversa non farlo mai, quasi che i bambini fossero cose, proprietà privata di mamma e papà. Sul confine di questo terribile dilemma dovrebbero dunque fermarsi tutti: politici e giornalisti, post, tweet e newsletter.

Non si è fermata, invece, la nostra presidente del Consiglio, che anche ieri è tornata a utilizzare questa delicatissima vicenda per fare campagna a favore del Sì al referendum sulla giustizia. Del resto lo aveva sempre rivendicato e promesso, in quei tremendi video sotto il cartello con la scritta Bibbiano, che lei e il suo partito erano stati i primi ad arrivare e sarebbero stati gli ultimi ad andarsene, e infatti, idealmente, sta ancora lì, e magari domani ripensandoci metterà anche la raffica di assoluzioni per quell’incredibile vicenda giudiziaria nell’elenco delle malefatte compiute da una magistratura «politicizzata».

Mancava solo quello, in effetti, nell’elenco delle decisioni sgradite prese dalla magistratura che Giorgia Meloni è tornata a sciorinare nella sede più propria, la trasmissione di Mario Giordano su Rete 4, «Fuori dal coro». E questi sarebbero quelli che dovrebbero combattere la politicizzazione della giustizia. Mi domando cosa avrebbe detto Meloni se la famiglia nel bosco fosse stata nigeriana e musulmana. Ma in realtà non me lo domando affatto, perché lo so benissimo.

Qualcuno ha dei dubbi sul fatto che in quel caso i magistrati sarebbero stati accusati semmai di buonismo ed eccessiva tolleranza, per non aver preso subito provvedimenti ben più drastici? Proprio come il giudice che ha scarcerato gli attivisti dei centri sociali di Torino, che ieri la nostra presidente del Consiglio è tornata ad attaccare. Contestando cioè, come nota qui sotto un acuto lettore, proprio quella dimostrazione di terzietà e indipendenza rispetto alle richieste dei pm che la riforma dovrebbe garantire e incentivare.

Ma nel mondo alla rovescia dei populisti travestiti da garantisti persino il voto a favore della separazione delle carriere, non si sa come, dovrebbe servire a impedire simili decisioni. O forse invece si sa benissimo, e Meloni sta solo dicendo le cose come stanno, quando assicura che grazie alla vittoria del Sì si risolverà finalmente il problema della «magistratura ideologizzata», che si permette di riconoscere i diritti di militanti di sinistra e immigrati, e più in generale di prendere qualunque decisione sgradita al governo, persino in un caso delicatissimo come quello della famiglia Trevallion.

Forse Meloni sta dicendo semplicemente quello che intende fare, e che in realtà sta già facendo, perché le sue parole e le vere e proprie campagne intimidatorie dei partiti della maggioranza contro ogni singolo giudice responsabile di qualunque decisione sgradita non sono chiacchiere, non sono esagerazioni propagandistiche, cui si possano contrapporre come equivalenti le uguali e contrarie esagerazioni del fronte del No.

Sono un fatto, sono già una violazione dei diritti di indagati messi ingiustamente alla gogna, sono già forma di indebita pressione su giudici e pubblici ministeri, una violenza che tocca sia quelli presi di mira oggi, per le decisioni già prese, sia quelli che domani potrebbero pensarci due volte, prima di esporsi a un simile trattamento. Tutto questo è già in atto, è già un fatto, è già un chiaro segnale della direzione in cui si vuole portare l’Italia. È già il modello ungherese, o se preferite il modello Bibbiano.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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