Buoni motivi e cattivi argomenti per discutere di referendum

Ci sarebbero a mio parere molte buone ragioni per votare Sì, per votare No e persino per non votare affatto, e sono proprio quelle che i sostenitori dei rispettivi campi si affannano a negare. Uno dei principali motivi per cui sono stato a lungo tentato dal Sì è ad esempio la necessità di un riequilibrio dei poteri tra magistratura e politica. Credo infatti che occorra porre un freno al ruolo esorbitante assunto dai pubblici ministeri sia nell’esercizio delle loro funzioni, attraverso inchieste tanto clamorose quanto scarsamente fondate, sia nell’esercizio di quel secondo lavoro (ma per alcuni sembrerebbe piuttosto il primo) che li vede costantemente impegnati su tutti i canali televisivi, i giornali e ogni altro mezzo di comunicazione esistente.
Lo strapotere acquisito dalla magistratura ha anche nobili ragioni, a partire dal tributo di sangue pagato da tanti giudici e pubblici ministeri nella lotta al terrorismo e alla mafia. Ciò non toglie che da molto tempo, e specialmente da Mani Pulite in avanti, la magistratura abbia assunto un ruolo del tutto improprio, in collusione con larga parte della stampa. Un ruolo per dir così di polizia morale, capace di tenere la politica costantemente sotto schiaffo, senza mai rispondere dei propri errori e dei propri abusi.
Se però siete d’accordo con quanto ho detto fin qui, e ritenete dunque che sia necessario contrastare questa deriva, dall’indipendenza alla totale arbitrarietà e impunità, non potete poi gridare che la riforma in nulla tocca l’indipendenza della magistratura, e che ogni timore di una sua sottomissione al potere politico sia pura invenzione perché non c’è alcun articolo della riforma che lo preveda esplicitamente.
Se davvero la riforma non cambiasse in alcun modo i termini dei suddetti rapporti di forza tra politica e magistratura forse non sarebbe dannosa, ma di sicuro sarebbe inutile. E i suoi stessi sostenitori sono i primi a saperlo. Ecco perché l’obiezione sulle intenzioni e il modo di procedere di questo governo, in linea con i suoi modelli ungheresi, polacchi e americani, non può essere liquidata tanto facilmente, aggrappandosi alla lettera del testo.
Come ho già scritto qui ieri, la presidente del Consiglio che in tv chiede che un indagato sia perseguito per un reato particolarmente grave, così come le vere e proprie campagne intimidatorie dei partiti della maggioranza contro ogni singolo giudice responsabile di qualunque decisione sgradita, non sono chiacchiere, non sono esagerazioni propagandistiche, cui si possano contrapporre come equivalenti le uguali e contrarie esagerazioni del fronte del No. Sono un fatto, sono già una violazione dei diritti di indagati messi ingiustamente alla gogna, sono già una forma di indebita pressione su giudici e pubblici ministeri, che domani potrebbero pensarci due volte, prima di esporsi a un simile trattamento.
La deriva verso il modello ungherese, come si vede, è già qui: non è un’illazione, è una constatazione. Dunque, cosa dovrebbe votare chi sia davvero contrario alla politicizzazione della giustizia? Non si tratta di votare No per dare un colpo al governo, sacrificando i propri principi all’ostilità verso Meloni; al contrario, il senso di un appello garantista per il No è proprio la difesa di quei principi, che oggi sono minacciati più che mai da questo governo e dal suo chiarissimo e dichiarato tentativo di sottomettere la magistratura al potere politico (vedi da ultimo, non fossero bastate tutte le precedenti esternazioni di Carlo Nordio, le dichiarazioni pronunciate ieri dalla sua capogabinetto).
Un tentativo che comincia prima e va certamente al di là della riforma, ma questa non è una buona ragione per spianargli la strada. E comunque, come ho spiegato più diffusamente qui rivolgendomi direttamente ad Augusto Barbera (e prima ancora qui), se si volevano campagne referendarie incentrate sul merito bisognava tenersi il proporzionale della tanto bistrattata Prima Repubblica. Di che vi lamentate, adesso? È la logica del bipolarismo.
Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo argomento
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