Comuni montani, la nuova mappa divide ma non taglia?

Febbraio 26, 2026 - 19:00
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Comuni montani, la nuova mappa divide ma non taglia?

lentepubblica.it

La revisione della classificazione dei Comuni montani riaccende il dibattito istituzionale sul futuro delle aree interne e sulle risorse destinate ai territori caratterizzati da fragilità strutturali.


Dopo l’intervento del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, durante il question time alla Camera, è arrivata la presa di posizione del presidente dell’ANCI, Gaetano Manfredi, che ha ribadito la linea già condivisa nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale dell’associazione dei Comuni italiani.

Il punto centrale è uno: la ridefinizione dei parametri che stabiliscono quali enti locali possano essere considerati “montani” non deve tradursi in una perdita di opportunità per chi, con la nuova griglia di criteri, rischia di uscire dall’elenco ufficiale. L’obiettivo dichiarato è evitare che un aggiornamento tecnico produca conseguenze economiche e sociali pesanti.

Una riforma tecnica che incide sulle risorse

La classificazione dei Comuni montani non è un semplice esercizio statistico. Da essa dipendono finanziamenti, agevolazioni e misure di sostegno mirate a territori spesso segnati da difficoltà logistiche, spopolamento e carenza di servizi essenziali.

Il nuovo sistema di valutazione introduce criteri più stringenti, basati su parametri oggettivi come altitudine e pendenza del territorio. Si tratta di indicatori che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbero garantire maggiore uniformità e trasparenza. Tuttavia, proprio l’applicazione meccanica di questi elementi ha sollevato perplessità tra gli amministratori locali.

Secondo Manfredi, fin dall’avvio del confronto istituzionale l’ANCI ha posto una condizione chiara: nessuna comunità deve essere penalizzata per effetto di una revisione che tiene conto esclusivamente di dati morfologici. Un conto è aggiornare un elenco sulla base di criteri più attuali; altro è determinare un impatto negativo su territori che continuano a presentare caratteristiche di marginalità, anche se non rientrano più nei nuovi parametri.

Il timore dei sindaci: servizi e fondi a rischio

Le preoccupazioni non riguardano solo una questione formale di etichetta amministrativa. L’inclusione o l’esclusione dall’elenco dei Comuni montani può incidere sull’accesso a fondi specifici, su incentivi fiscali e su programmi di sviluppo destinati alle aree interne.

Molti sindaci temono che il passaggio dalla vecchia alla nuova classificazione possa tradursi in una riduzione lineare delle risorse disponibili. Una prospettiva che, in territori già segnati da fragilità demografica ed economica, rischierebbe di aggravare squilibri esistenti.

Proprio per questo, l’ANCI ha chiesto garanzie precise durante il confronto in sede di Conferenza Unificata. Il risultato, secondo quanto riferito, sarebbe un impegno formale da parte delle Regioni a intervenire per tutelare gli enti locali che non figurano più nell’elenco nazionale.

Il ruolo delle Regioni e la quota FOSMIT

Un elemento chiave dell’intesa riguarda l’utilizzo della quota regionale del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT). Le amministrazioni regionali, in base all’accordo raggiunto all’unanimità, dovranno destinare una parte delle risorse disponibili proprio ai Comuni che, pur esclusi dalla nuova classificazione statale, continuano a presentare esigenze tipiche delle aree montane.

Si tratta di un passaggio politico significativo. La tutela non si limita a un generico impegno di principio, ma si traduce in una responsabilità precisa affidata ai governi regionali. In questo modo, la revisione tecnica non dovrebbe trasformarsi in un taglio automatico dei fondi.

Manfredi ha sottolineato come l’intesa rappresenti un risultato importante: le peculiarità dei territori, ha evidenziato, non possono essere annullate da un algoritmo. Ogni area ha una propria storia, una conformazione socio-economica specifica e bisogni che non sempre coincidono con una soglia altimetrica.

Tra criteri oggettivi e flessibilità amministrativa

Il cuore del dibattito ruota attorno all’equilibrio tra oggettività dei parametri e capacità di adattamento delle politiche pubbliche. Da un lato, l’esigenza di superare classificazioni considerate datate o poco coerenti; dall’altro, la necessità di non ignorare fattori che vanno oltre la mera geografia fisica.

Un territorio può trovarsi a un’altitudine inferiore rispetto alla soglia prevista, ma essere comunque caratterizzato da isolamento infrastrutturale, difficoltà nei collegamenti o scarsa densità abitativa. Limitarsi a un indicatore numerico rischia di non cogliere la complessità delle condizioni reali.

Per questo, l’accordo in Conferenza Unificata punta su un principio di flessibilità: laddove la nuova mappatura escluda alcuni Comuni, saranno le Regioni a valutare strumenti compensativi, garantendo continuità agli interventi già avviati.

Un breve excursus: cosa cambia con la nuova classificazione

La riforma introduce una revisione complessiva dei criteri che definiscono un Comune montano. In passato, l’inclusione era spesso legata a elenchi storici e a parametri meno uniformi. Il nuovo impianto normativo mira invece a una maggiore coerenza nazionale, basandosi su elementi misurabili come l’altimetria media del territorio comunale e la pendenza prevalente.

L’obiettivo dichiarato è costruire una classificazione più aderente alla realtà fisica del Paese, riducendo discrezionalità e differenze interpretative tra le diverse aree. Tuttavia, l’applicazione di soglie più rigide comporta inevitabilmente un aggiornamento dell’elenco, con l’uscita di alcuni enti e l’ingresso di altri.

Proprio questa fase di transizione ha reso necessario un intervento politico per evitare effetti distorsivi. La scelta di affiancare alla nuova classificazione nazionale un impegno regionale attraverso il FOSMIT rappresenta una sorta di “clausola di salvaguardia”, pensata per accompagnare il cambiamento senza traumi.

Un equilibrio ancora da verificare

Resta ora da capire come le Regioni tradurranno concretamente l’impegno assunto. Molto dipenderà dalle modalità di riparto delle risorse e dalla capacità di individuare criteri integrativi che tengano conto delle specificità locali.

La partita si gioca su un terreno delicato: da un lato la razionalizzazione amministrativa, dall’altro la tutela delle comunità più vulnerabili. La montagna italiana, infatti, non è solo un dato geografico, ma un patrimonio culturale, ambientale ed economico che contribuisce in modo significativo all’identità nazionale.

L’aggiornamento della classificazione può rappresentare un’occasione per rendere più efficiente il sistema di sostegno alle aree interne. Tuttavia, come sottolineato da Manfredi, il cambiamento dovrà essere gestito con senso di responsabilità, evitando che l’applicazione di criteri tecnici produca effetti ingiusti.

La sfida delle aree interne

Il confronto sulla nuova mappa dei Comuni montani si inserisce in un quadro più ampio: quello della lotta allo spopolamento, della tutela dei servizi essenziali e della valorizzazione delle economie locali. Senza interventi mirati, molte realtà rischiano un progressivo declino demografico e produttivo.

Per questo motivo, la revisione dei criteri non può essere considerata un semplice aggiornamento burocratico. Si tratta di una scelta che incide sul futuro di centinaia di amministrazioni e di milioni di cittadini.

La linea tracciata dall’ANCI è chiara: modernizzare sì, ma senza lasciare indietro nessuno. Il coinvolgimento delle Regioni e l’utilizzo mirato delle risorse del FOSMIT rappresentano, almeno nelle intenzioni, una garanzia in tal senso.

Il vero banco di prova sarà l’attuazione concreta delle misure concordate. Solo nei prossimi mesi si potrà verificare se l’equilibrio tra rigore tecnico e attenzione sociale avrà retto alla prova dei fatti. Nel frattempo, il messaggio politico è stato ribadito con forza: la montagna non può essere ridotta a una formula matematica, perché dietro ogni parametro ci sono comunità, servizi e diritti da tutelare.

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