Il potere del verbo: liberare l’azione dalle catene del burocratese
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Come superare il burocratese e utilizzare un linguaggio burocratico nella PA funzionale: cura del verbo, scrittura chiara e comunicazione più efficace per cittadini e uffici.
Qualche mese fa ho scelto di fermarmi. Mi sono preso una pausa di sei mesi dal flusso costante di informazioni per praticare quello che viene definito minimalismo digitale. È stata un’esperienza di pulizia interiore profonda, che mi ha permesso di riscoprire il valore del silenzio e dell’essenziale. In questo periodo di distacco, ho maturato una convinzione fondamentale: il peggior “rumore”, quello che ostacola davvero la nostra comprensione del mondo e dei rapporti sociali, non si trova solo nelle notifiche dei social network. Spesso, si annida silenzioso proprio tra le righe delle nostre comunicazioni istituzionali.
Quella sensazione di stanchezza che proviamo leggendo un documento complesso non è solo un affaticamento mentale dovuto alla fine della giornata lavorativa. È il peso reale delle parole passive, di una struttura linguistica che sembra costruita apposta per nascondere l’azione anziché esaltarla. Ho deciso di tornare a scrivere proprio per questo: per dimostrare che la Pubblica Amministrazione può – e ha il dovere etico di farlo – comunicare in modo chiaro e attivo, senza smarrire un briciolo della sua necessaria autorevolezza.
La nominalizzazione: l’anatomia del “non fare”
In linguistica, esiste un fenomeno chiamato nominalizzazione. Si tratta della tendenza a trasformare un verbo (che per sua natura indica movimento, scelta, atto) in un nome astratto (che lo cristallizza in un concetto statico). È un processo che avviene spesso attraverso l’uso di suffissi come -zione, -mento, -sione o -tura.
Ecco alcuni esempi che incontriamo ogni giorno sulle nostre scrivanie:
- Decidere diventa Decisione
- Pagare diventa Pagamento
- Esaminare diventa Esame
Di per sé, la nominalizzazione non è un errore. Diventa però un problema cronico quando si sposa con verbi “vuoti” o generici (come procedere, effettuare, porre in essere). Questa combinazione è il cuore pulsante del burocratese: allontana l’azione dal suo soggetto e trasforma un processo vivo in una sequenza inerte di sostantivi.
Perché scriviamo così?
Spesso ci rifugiamo nella nominalizzazione per un timore inconscio: la paura che un linguaggio troppo diretto possa apparire “povero” o privo di quel peso istituzionale che la norma sembra richiedere. In realtà, stiamo solo alzando una muraglia di nebbia tra noi e il cittadino.
Il costo occulto del linguaggio nominale
La scrittura istituzionale richiede oggettività, ma la nominalizzazione produce tre effetti collaterali che danneggiano l’efficienza della PA. Eccoli.
- L’eclissi della responsabilità
Quando scriviamo “si è proceduto all’effettuazione della valutazione”, stiamo nascondendo chi ha agito. In un sistema democratico, sapere “chi fa cosa” è la base della trasparenza e della responsabilità (accountability).
- L’attrito cognitivo
Il lettore è costretto a compiere uno sforzo extra. Deve mentalmente “decodificare” il sostantivo per ritrovare il verbo originario. Questa fatica inutile rallenta i flussi di lavoro e irrita il cittadino, che percepisce la PA come un ostacolo burocratico.
- L’illusione della solennità
Crediamo che “dare attuazione” suoni meglio di “attuare”. Non è così. Il linguaggio moderno, anche quello delle alte corti e delle istituzioni europee, premia la densità informativa e la velocità di comprensione. La solennità risiede nel risultato, non nel numero di sillabe.
Superare il burocratese: la rivoluzione dei verbi d’azione
Scrivere per la Pubblica Amministrazione con uno “sguardo d’autore” significa recuperare la forza del verbo.
La regola d’oro è semplice: individua la combinazione “Verbo Vuoto + Nome Astratto” e sostituiscila con un unico verbo forte.
| Burocratese Nominale | Scrittura d’Azione | Il vantaggio professionale |
| Effettuare il pagamento | Pagare | Immediato, elimina ridondanze. |
| Dare attuazione a un piano | Attuare il piano | Trasmette determinazione e operatività. |
| Procedere all’esame della pratica | Esaminare la pratica | Riduce il carico cognitivo del lettore. |
| Porre in essere una verifica | Verificare | Semplifica la struttura della frase. |
| Prendere una decisione | Decidere | Identifica chiaramente il momento dell’atto. |
Un caso pratico: prima e dopo la “cura del verbo”
Analizziamo come una frase tipica può cambiare volto (e impatto) semplicemente liberando l’azione.
Testo Originale:
“Si comunica che, a seguito della conclusione delle attività di istruttoria, si è proceduto all’effettuazione di una valutazione del rischio prima della concessione dell’autorizzazione.”
In questa frase, l’azione è sepolta sotto quattro sostantivi pesanti. Chi parla? Chi ha valutato? È un testo lento, che sembra quasi voler evitare di prendersi la responsabilità di quanto scritto.
Versione Riscritta:
“Dopo aver concluso l’istruttoria, abbiamo valutato il rischio e concesso l’autorizzazione.”
Risultato: La frase è più breve. Il soggetto (il “noi” dell’ente) è chiaro. Il cittadino capisce immediatamente che il processo è concluso e che l’esito è positivo. La comunicazione cessa di essere un rumore di fondo e diventa un servizio di valore.
Linguaggio burocratico nella PA: la chiarezza come impronta etica
Per me, la scelta del verbo non è solo una questione di tecnica di scrittura. È l’impronta della nostra responsabilità professionale. Ogni volta che liberiamo un’azione dalle sue “gabbie nominali”, stiamo facendo un passo verso una PA più umana, trasparente ed efficace.
Nel mio lavoro quotidiano, il mio primo obiettivo non è “essere corretto” in un senso puramente formale o notarile, ma essere funzionale. La buona scrittura amministrativa non si misura dalla sua capacità di impressionare, ma dalla sua capacità di essere capita al primo colpo.
Un piccolo esercizio
Oggi, quando scriverai la tua prossima mail o un nuovo avviso, fermati un istante. Cerca tutti i sostantivi che finiscono in -zione o -mento. Prova a trasformarli in verbi. Chiediti: “Chi sta facendo questa cosa?”. Se riesci a rispondere usando un verbo d’azione, avrai appena reso un servizio migliore al tuo ente e alla comunità.
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