Il seme minuscolo che vale una dispensa intera
Piccoli, lucidi, quasi decorativi, i semi di sesamo hanno la capacità rara di essere insieme ingrediente e finitura. Bastano pochi grammi per dare croccantezza a un’insalata, profondità a una crema, carattere a una fetta di pane.
Ma dietro quel gusto tostato che sa di Oriente c’è anche un profilo nutrizionale sorprendente: grassi insaturi, una buona quota di proteine vegetali, fibre, e una dote notevole di minerali. Non è un caso che, in molte tradizioni, il sesamo compaia sia in ricette quotidiane sia in preparazioni considerate energetiche o rinforzanti, dalla tahina all’halva.
Il punto, come spesso accade con i cibi molto concentrati, sta nelle dosi e nel modo in cui vengono usati. Perché il sesamo è anche calorico, può creare problemi a chi è allergico e, se consumato senza criterio, rischia di restare un semplice topping.
Semi di sesamo, benefici: un concentrato di energia buona

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In 100 grammi di sesamo le calorie sono molte, perché la maggior parte dell’energia arriva dai grassi, in prevalenza insaturi. Nella pratica quotidiana però si usano porzioni piccole, spesso un cucchiaio: una quantità che porta gusto e nutrienti senza stravolgere l’equilibrio del piatto. È utile tenere a mente questo doppio registro, alimento ricco ma in dosi minime (un cucchiaino ad esempio) è l’ideale per sfruttarlo con intelligenza in un’alimentazione leggera.
Proprietà: minerali in prima fila
Tra i motivi per cui il sesamo merita spazio fisso in dispensa c’è la sua componente minerale. Spicca il calcio, insieme a magnesio, ferro e zinco, elementi interessanti per ossa, muscoli, energia e difese. Il dato va letto con realismo: il calcio del sesamo non equivale automaticamente al calcio assorbito, perché in alcuni semi sono presenti anche composti che possono ridurne la biodisponibilità. Eppure, inserito con regolarità, soprattutto se macinato o trasformato in crema, può contribuire ad arricchire la dieta di minerali in modo naturale e piacevole.
Il lato funzionale del sesamo

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Il sesamo contiene lignani, tra cui sesamina, spesso studiati per il possibile ruolo su stress ossidativo e parametri cardiometabolici. La letteratura su integratori di sesamina in esseri umani suggerisce potenziali effetti su lipidi e pressione in alcuni contesti, ma la qualità complessiva delle prove non è sempre alta e i risultati dipendono da dosi, durata e popolazioni studiate. Traduzione pratica: meglio pensarlo come un tassello di una dieta ben costruita, non come scorciatoia.
Sesamo nero o sesamo chiaro?
La differenza più evidente è sensoriale. Il sesamo nero ha un gusto più intenso, leggermente più tostato e nocciolato, che funziona benissimo su verdure, riso, noodles e anche su dolci poco zuccherati. Il sesamo chiaro è più delicato e versatile, perfetto quando si desidera un aroma gentile. Sul piano nutrizionale, le differenze non cambiano la sostanza: entrambi portano grassi buoni, proteine e minerali. La scelta può seguire soprattutto ricetta e palato.
Semi di sesamo valori nutrizionali
In 100 grammi di semi di sesamo (secondo l’USDA, United States Department of Agriculture), ci sono circa 573 calorie. 17,7 grammi di proteine, 23 di carboidrati, 4,7 di acqua, circa 50 di grassi.
Come mangiare i semi di sesamo senza sprecarli

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Per valorizzare davvero il sesamo conta la forma. Intero, è ottimo come finitura ma una parte può attraversare l’intestino senza essere aperta, quindi meno disponibile. Tostarlo leggermente sprigiona aromi e lo rende più digeribile, ma il salto di qualità arriva quando viene macinato o trasformato in tahina, perché la frantumazione facilita l’accesso ai nutrienti. Anche il gomasio, miscela di sesamo tostato e sale, può essere un modo furbo per usare poco sale e tanto sapore. L’olio di sesamo merita un discorso a parte: quello tostato è un condimento che dà profumo, ideale a crudo e in piccole dosi, mentre quello non tostato regge meglio cotture dolci, pur restando un olio da usare con moderazione per densità calorica.
Sesamo e menopausa, promesse e realtà
Il tema interessa perché il sesamo contiene lignani e composti bioattivi, e alcuni studi hanno osservato variazioni su marker ormonali e profilo lipidico in donne in postmenopausa dopo periodi di consumo controllato. Si tratta però di ricerche con numeri ridotti e risultati da leggere come indicazioni preliminari, non come evidenze definitive. In un approccio sensato, il sesamo può essere un alleato alimentare per aumentare qualità dei grassi e quota minerale, in particolare se inserito in una dieta ricca di vegetali, proteine adeguate e movimento regolare.
Controindicazioni, quando fare attenzione
La prima vera controindicazione è l’allergia: il sesamo è riconosciuto tra gli allergeni alimentari e può scatenare reazioni anche importanti in soggetti sensibili. In quel caso l’evitamento deve essere rigoroso, perché il sesamo può comparire in pane, salse, hummus e prodotti industriali. Secondo punto, le calorie: essendo molto energetico, se usato a manciate può sabotare un obiettivo di controllo del peso. Terzo, per chi ha una storia di calcoli renali o deve seguire indicazioni mediche specifiche, vale la pena parlarne con il medico, perché la gestione dei semi e degli alimenti ricchi di alcuni composti richiede personalizzazione.
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