Conosci la hair routine virale in 11 step che riporta in vita i capelli?
Cercando ispirazione su TikTok sono inciampata nel metodo Abbey Yung che promette capelli più sani, forti, belli e luminosi. Fin qui tutto bene, se non fosse che, indagando, scopro che si tratta di una hair care routine in 11 step, un numero capace di far impallidire anche la skincare routine coreana più meticolosa.
Ho capelli lisci e sottili e il mio primo pensiero è stato assolutamente no. Tutti quei prodotti possono che appesantire la chioma e farla sembrare sporchi ancora prima ancora di iniziare l’asciugatura. Poi ho indagato più a fondo e, anche se personalmente non è un trend che adotterò, ci sono degli aspetti interessanti.
Chi è Abbey Yung

Deva Cassel – Foto IPA.
Abbey Yung è una tricologa diventata influencer da 2.5 milioni di follower sulla piattaforma e una signature molto chiara: capelli lunghi, sani e lucenti. Ed è proprio il metodo Abbey Yung ad aver trasformato la sua chioma danneggiata in fili di seta, nonostante l’uso frequente di strumenti a calore diretto.
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Non promette miracoli, ma sostiene che con costanza e dedizione i capelli di chiunque possono arrivare al loro massimo potenziale. I video prima e dopo non fanno che confermarne l’hype, ma accanto agli entusiasti sono comparsi inevitabilmente anche i detrattori. Una routine così elaborata non è per tutti, anzi è pensata per chi ha capelli molto danneggiati e porosi.
Cos’è il metodo Abbey Yung per i capelli in 11 step
La routine inizia nella fase pre-shampoo, con un trattamento bonding per riparare e ricostruire i capelli danneggiati. Yung suggerisce di usarlo una o due volte a settimana, lasciandolo in posa una decina di minuti, ma considera questo step opzionale se si utilizzano già prodotti analoghi.
Segue un secondo passaggio, sempre pre-shampoo, con l’applicazione di un olio per ammorbidire e nutrire le lunghezze porose che tendono ad annodarsi. Anche questo è un passaggio flessibile da evitare se si sta già usando un trattamento riparatore post-lavaggio.
Il terzo step è uno shampoo di detersione profonda, da eseguire almeno una volta a settimana. Il quarto invece è uno shampoo mirato: riparatore, oppure specifico per necessità del cuoio capelluto, come dermatite o forfora.
Al quinto step entra in scena una maschera riparatrice, come la Molecular Repair di K18, da alternare in base alle necessità. Il sesto prevede l’uso del balsamo a ogni lavaggio, eventualmente affiancato da gloss o maschere aggiuntive.
Dopo la doccia è il momento di un altro prodotto riparatore, nuovamente opzionale. L’ottavo step invece non lo è: leave-in conditioner o termoprotettore, da usare sempre.
Il nono step introduce un prodotto di pre-styling, personalizzabile. Gli ultimi due passaggi sono un finishing con oli lucidanti o nutrienti e la skincare notturna dei capelli, con prodotti idratanti o termoprotettori da usare tra un lavaggio e l’altro.
Una riflessione utile
Letto così, il metodo Abbey Yung può sembrare una maratona cosmetica. In realtà molti passaggi sono opzionali. Quelli davvero imprescindibili sono tre: detersione, nutrimento e protezione termica. Shampoo e conditioner già rappresentano la base di molte hair routine, mentre lo spray termoprotettore dovrebbe essere un’abitudine consolidata soprattutto se si usano strumenti a caldo.
Tutti gli altri passaggi sono a discrezione dell’utente che dovrà valutare le esigenze effettive della chioma. Dopo aver hackerato i passaggi chiave della skincare coreana, lo abbiamo già fatto anche per questa hair routine in 11 passaggi.
La parte più discussa riguarda il bonding repair. Usarlo troppo e troppo spesso può portare a un sovraccarico proteico che causa l’effetto rebound: invece di riparare i capelli, li secca e li rende più fragili. Perfino su TikTok è un tema dibattuto.
Gli esperti concordano sul fatto che i capelli sani nascano da un cuoio capelluto in salute: detersione adeguata almeno una volta la settimana, protezione da inquinamento e raggi UV e, soprattutto, evitare prodotti troppo aggressivi o pesanti che alterano la barriera cutanea o appesantiscono i bulbi.
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