Insufficienza respiratoria in ospedale, uno studio accende i riflettori su una sindrome sottovalutata

Febbraio 26, 2026 - 09:00
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Insufficienza respiratoria in ospedale, uno studio accende i riflettori su una sindrome sottovalutata
anziani in ospedale

Nei reparti ospedalieri per malati acuti l’ipossiemia rappresenta una condizione frequente e prognosticamente rilevante negli over 55, ma finora priva di una valutazione sistematica su scala nazionale. La comunità geriatrica italiana ha avviato il primo monitoraggio multicentrico dedicato

L’insufficienza respiratoria, definita dalla riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue arterioso (ipossiemia), costituisce una delle complicanze più comuni e al contempo più insidiose nei pazienti anziani ospedalizzati.

Non si tratta di una patologia autonoma, bensì dell’espressione clinica di condizioni eterogenee – dallo scompenso cardiaco alle infezioni respiratorie, dalla sepsi agli eventi cerebrovascolari – che trovano nell’anziano un terreno di particolare vulnerabilità.

Nonostante evidenze scientifiche indichino che oltre il 40% degli anziani ricoverati dal Pronto Soccorso possa presentare insufficienza respiratoria, la reale prevalenza nei reparti per acuti e il suo peso prognostico non erano mai stati valutati in modo sistematico sull’intero territorio nazionale.

Da qui la definizione di nuova sindrome geriatrica: una condizione trasversale, frequente, associata a esiti sfavorevoli e meritevole di un inquadramento clinico e organizzativo specifico.

Hypoxia Day: un’istantanea nazionale

Per colmare tale lacuna è stato promosso Hypoxia Day, primo studio osservazionale multicentrico italiano dedicato al tema, coordinato dalla Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (Sigot) attraverso l’Unità Operativa Complessa di Geriatria dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza e la Direzione Scientifica della Società.

Lo scorso gennaio, in un’unica giornata di rilevazione, circa 40 reparti ospedalieri per acuti – tra Geriatria e Medicina interna, con una significativa rappresentanza dell’Italia meridionale – hanno valutato tutti i pazienti ricoverati di età pari o superiore a 55 anni. Complessivamente sono stati inclusi oltre 700 pazienti.

L’obiettivo primario dello studio è misurare la reale diffusione dell’insufficienza respiratoria negli anziani ospedalizzati, identificarne le principali cause e confrontare le caratteristiche cliniche e la prognosi dei pazienti con ipossiemia rispetto a quelli senza insufficienza respiratoria.

L’indagine non si è limitata a una fotografia puntuale della prevalenza. I pazienti arruolati saranno infatti seguiti fino a 90 giorni dalla dimissione, consentendo di valutare l’associazione tra ipossiemia e mortalità intraospedaliera, durata del ricovero, modalità di dimissione e mortalità a breve termine.

Anche nelle forme lievi, l’ipossiemia è riconosciuta come fattore di rischio indipendente per esiti clinici sfavorevoli. La sua presenza può riflettere un equilibrio fisiologico compromesso e una minore riserva funzionale, elementi che nella popolazione anziana si traducono in maggiore fragilità e rischio di complicanze.

Il coordinatore dello studio, Filippo Luca Fimognari, ha evidenziato che l’insufficienza respiratoria risulta estremamente frequente negli anziani ricoverati, ma spesso non viene riconosciuta come problema centrale, soprattutto quando non si manifesta in forma grave.

L’obiettivo dichiarato è fornire basi scientifiche solide per una gestione più tempestiva e appropriata della condizione, ancorando le scelte cliniche a dati epidemiologici nazionali.

Verso un inquadramento sistemico della sindrome

L’iniziativa si inserisce in un contesto demografico caratterizzato dall’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e dall’aumento dei ricoveri per patologie croniche e multimorbidità.

In tale scenario, riconoscere l’insufficienza respiratoria come sindrome geriatrica implica un cambio di paradigma: non più semplice complicanza accessoria, ma indicatore clinico trasversale capace di orientare percorsi diagnostico-terapeutici e modelli organizzativi.

Per Sigot, lo studio dell’insufficienza respiratoria negli anziani ospedalizzati rappresenta un passaggio necessario per migliorare la qualità delle cure, ridurre le complicanze e rafforzare la preparazione del sistema sanitario rispetto alle sfide poste dall’invecchiamento.

L’ipossiemia, in questa prospettiva, assume la dimensione di problema di sanità pubblica che richiede maggiore consapevolezza, formazione e integrazione tra reparti.

I dati raccolti durante Hypoxia Day sono attualmente in fase di analisi e saranno diffusi nei prossimi mesi. L’intenzione della Sigot è tradurre le evidenze in raccomandazioni cliniche e organizzative, con particolare attenzione alla gestione dell’anziano fragile nei reparti per acuti.

L’identificazione precoce dell’ipossiemia, la standardizzazione dei criteri diagnostici e l’adozione di protocolli condivisi potrebbero contribuire a ridurre la variabilità assistenziale e a migliorare gli esiti.

Parallelamente, l’integrazione tra Geriatria, Medicina interna e altri ambiti specialistici appare cruciale per affrontare una condizione che attraversa diverse aree cliniche.

Crediti immagine: Depositphotos

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