La capacità di accumulo è sempre più importante nella transizione energetica

La transizione energetica si misura sempre meno in megawatt installati e sempre più in capacità di gestire l’energia nel tempo. Il nodo non è solo generare elettricità pulita, ma riuscire a immagazzinarla e utilizzarla quando serve davvero. Ed è qui che entrano in gioco i sistemi di accumulo, ancora più centrali nelle strategie dei grandi operatori energetici.
Lo sa bene anche Enel, tra le maggiori utility a livello globale, che nel piano strategico 2026-2028, ha previsto investimenti complessivi per cinquantatré miliardi di euro, con un aumento di dieci miliardi rispetto alla precedente pianificazione. In particolare, circa venti miliardi di euro saranno dedicati allo sviluppo delle energie rinnovabili, con l’obiettivo di aggiungere quindici gigawatt di nuova capacità installata tra progetti greenfield e brownfield. Il piano del gruppo guidato da Flavio Cattaneo prevede che oltre il settantacinque per cento di questa nuova potenza sarà costituita da eolico e tecnologie programmabili, tra cui proprio i sistemi di accumulo Bess, indispensabili per gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili.
I Battery Energy Storage Systems (Bess), infatti, rappresentano uno degli strumenti più promettenti per accompagnare la decarbonizzazione. Si tratta di sistemi di batterie capaci di accumulare l’energia prodotta da fonti rinnovabili – come sole e vento – e rilasciarla nei momenti di maggiore domanda. In questo modo si supera uno dei principali limiti delle energie “green”: la loro non programmabilità. Quando la produzione è abbondante, l’energia viene immagazzinata; quando la rete ne ha bisogno, viene restituita rapidamente.
Dal punto di vista tecnico, un impianto Bess è composto da moduli di batterie elettrochimiche che immagazzinano energia e la rilasciano secondo specifiche esigenze operative. In pratica funzionano come un grande “power bank” della rete elettrica. Rispetto ad altri sistemi di accumulo – idroelettrici, meccanici o termici – le batterie offrono vantaggi significativi: tempi di risposta molto rapidi, efficienza elevata e soprattutto modularità. Nuovi blocchi possono essere aggiunti progressivamente, aumentando la capacità del sistema.
Lo storage energetico svolge un ruolo chiave anche per la stabilità del sistema elettrico. Le batterie permettono infatti di ridurre il ricorso ai combustibili fossili nei momenti di picco della domanda e contribuiscono alla sicurezza della rete, limitando il rischio di blackout. Inoltre, supportano strumenti di mercato come il Capacity Market, che garantisce la disponibilità di capacità di generazione sufficiente anche nei momenti di maggiore consumo.
Le applicazioni di questa tecnologia si stanno rapidamente ampliando. Nei grandi impianti eolici e fotovoltaici, le batterie consentono di accumulare l’energia prodotta e immetterla in rete nei momenti più opportuni, migliorando l’efficienza complessiva degli impianti. Ma i sistemi di accumulo si diffondono anche tra i cosiddetti prosumer – famiglie o imprese che producono energia da pannelli solari – permettendo di aumentare l’autoconsumo e garantire una maggiore autonomia energetica.

Nel mondo industriale, invece, le batterie aiutano a gestire i picchi di consumo e a ridurre i prelievi nei momenti in cui l’elettricità è più costosa. Allo stesso tempo possono contribuire alla stabilità della rete attraverso meccanismi di demand response, cioè la modulazione della domanda energetica in risposta alle condizioni del sistema. Non a caso lo storage è considerato un elemento essenziale anche per lo sviluppo di microgrid e smart grid, sistemi energetici locali più flessibili e intelligenti.
Il contesto europeo conferma la crescente centralità dello storage. Secondo il rapporto European Battery Markets Attractiveness Report di Aurora Energy Research, Germania, Regno Unito e Italia sono oggi i mercati più promettenti per lo sviluppo delle batterie nel continente. L’Italia concentra già circa un quinto della capacità operativa totale di grandi batterie nell’Unione europea, con 1,9 gigawatt installati e un aumento del quaranta per cento tra gennaio e ottobre 2025.
Le prospettive di crescita restano significative. Sono infatti in costruzione, autorizzati o annunciati progetti per circa dieci gigawatt di nuova capacità di accumulo nel Paese. Alcuni analisti, come il think tank energetico Ember, hanno ipotizzato che l’Italia possa diventare una sorta di “California d’Europa” per lo storage energetico, richiamando l’esperienza dello Stato americano dove la capacità di accumulo è cresciuta rapidamente negli ultimi anni fino a coprire una quota rilevante dei picchi serali di domanda.
All’interno di questo scenario, Enel ha recentemente superato a livello globale i tre gigawatt di potenza installata in sistemi Bess. Il portafoglio del gruppo comprende circa 1,5 gigawatt negli Stati Uniti, circa 1,7 gigawatt in Italia – gestiti in gran parte dalla società Enel Libra Flexsys – e circa 0,2 gigawatt in Cile. Una distribuzione che riflette la scala internazionale delle attività e il ruolo crescente delle batterie nelle strategie energetiche del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo.

La crescita è destinata a proseguire. Nell’ambito della prima asta del Mercato di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico (Macse), svolta a settembre 2025, Enel si è aggiudicata contratti per una capacità complessiva di 6,7 gigawattora. Questo permetterà la realizzazione di sei nuovi impianti di accumulo nel Sud Italia e nelle isole, per una potenza complessiva di circa 1,1 gigawatt.
Accanto ai progetti su larga scala, il gruppo sta sperimentando anche soluzioni innovative che combinano lo storage con altri sistemi energetici. Un esempio è il progetto Pioneer, realizzato insieme ad Aeroporti di Roma presso lo scalo di Fiumicino. Si tratta del più grande sistema italiano di accumulo basato su batterie provenienti da veicoli elettrici a fine vita: oltre settecento pacchi batteria riutilizzati per immagazzinare l’energia prodotta dalla solar farm dell’aeroporto.
L’impianto, con una capacità di dieci megawattora, consente di accumulare energia solare e utilizzarla nei momenti di maggiore domanda, contribuendo a ridurre i consumi di combustibili fossili e le emissioni di CO₂. Il progetto utilizza un sistema avanzato di gestione energetica basato su cloud, algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning, in grado di ottimizzare i cicli di carica e scarica delle batterie e monitorare in tempo reale il funzionamento dell’impianto.
Un’altra sperimentazione riguarda il progetto BESS4Hydro, che integra per la prima volta una batteria al litio in un impianto idroelettrico a bacino. Presso la centrale dei Dossi, in provincia di Bergamo, una batteria da quattro megawatt funzionerà come un secondo bacino virtuale, aumentando la flessibilità operativa dell’impianto. La combinazione tra storage e idroelettrico permette infatti di migliorare la gestione dei picchi della rete e ridurre l’usura delle turbine, prolungandone la vita utile.
L’entrata in esercizio dell’impianto è prevista per la primavera del 2026. Il progetto dimostra come l’integrazione tra tecnologie diverse possa migliorare l’efficienza complessiva del sistema elettrico, favorendo una maggiore produzione di energia pulita e riducendo la dipendenza da fonti fossili.
Nel panorama della transizione energetica, le batterie stanno quindi passando rapidamente dallo status di tecnologia emergente a quello di infrastruttura strategica. Più che una promessa per il futuro, lo storage energetico rappresenta ormai uno degli strumenti necessari per costruire un sistema elettrico più flessibile, resiliente e a basse emissioni. Ed è proprio nella capacità di integrare queste tecnologie su larga scala che si giocherà una parte importante della trasformazione energetica dei prossimi anni.
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