La società civile si mobilita per difendere il lupo, sono oltre 1.600 gli esemplari morti in 5 anni

Quello del lupo è uno dei volti più celebri della biodiversità italiana, nonché un buon esempio di conservazione riuscita; dalla Lista rossa sulle specie a rischio estinzione elaborata dalla Iucn nel 2022, il lupo (Canis lupus) emerge infatti come specie “quasi minacciata” (NT - near threatened), a fronte della precedente classificazione come specie “vulnerabile” (VU) adottata un decennio prima. Ma la situazione rischia adesso di peggiorare di nuovo.
Eppure a marzo il Parlamento italiano ha approvato con inconsueta rapidità la legge di delegazione europea riguardante la Direttiva Habitat e il declassamento di protezione per il lupo, da specie “rigorosamente protetta” a specie “semplicemente” protetta. Una scelta che peraltro mal si concilia con la legge quadro sulla caccia (157/92), dato che questo testo prevede infatti che la prima specie “particolarmente protetta, anche sotto il profilo sanzionatorio” sia proprio quella del lupo; per sciogliere l’impasse, probabilmente il Governo agirà d’imperio con un apposito decreto.
In questo modo le Regioni potranno chiedere deroghe più facili per abbattimenti mirati degli esemplari, ad esempio in caso vengano segnalati danni agli allevamenti, comportamenti aggressivi nei confronti dell’uomo, frequentazioni assidue di centri abitati. È vero che sarà sempre necessario un parere tecnico da parte dell’Ispra prima di lasciare campo libero ai fucili. Ma, denunciano le associazioni ambientaliste e animaliste, il declassamento metterà nuovamente a rischio il mantenimento delle popolazioni della specie – che lungo lo Stivale conta poco più di 3mila esemplari – in uno stato di conservazione soddisfacente.
Per questo il Wwf ha deciso di inviare una lettera alla presidente Meloni e al ministro Pichetto: dato che l’Ue non obbliga l’Italia a ridurre lo stato di protezione, ogni allentamento sarebbe una scelta politica nazionale. Il Governo ha l’opportunità di scegliere la strada della scienza, non quella degli abbattimenti, soluzione inefficace per ridurre il conflitto con la zootecnia.
«In Italia vive una sottospecie unica, il Canis lupus italicus, di elevato valore conservazionistico: una specificità che impone un approccio nazionale differenziato – afferma il presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio – Il recepimento della direttiva europea comporterebbe l’esclusione del lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette ai sensi della legge 157/1992, con una significativa riduzione delle sanzioni per gli abbattimenti illegali. In un contesto già segnato da diffuso bracconaggio e limitata efficacia dei controlli, tale modifica rischierebbe di incentivare comportamenti scorretti e crudeli».
Numerosi studi, ricorda il Wwf, dimostrano che gli abbattimenti non riducono i conflitti con le attività zootecniche nel medio-lungo termine, mentre le misure di prevenzione, se adeguatamente sostenute e applicate con continuità, sono realmente efficaci. I rari episodi che riguardano lupi confidenti o rischi per la sicurezza pubblica sono gestibili nell’attuale quadro legislativo, mentre strumenti tecnici e normativi per gestire casi particolarmente problematici esistono già oggi.
Il problema è che in Italia manca ancora un Piano nazionale aggiornato per la conservazione e la gestione del lupo, indispensabile per garantire una gestione coordinata tra Regioni, un concreto sostegno agli allevatori e un equilibrio tra tutela della biodiversità e attività umane.
In questo contesto, le ong Green impact, Federazione pro natura, Animal aid Italia, Attivisti gruppo randagio e Alleanza antispecista ricordano i dati messi in fila dall’organizzazione Io non ho paura del lupo, in cui si mostra che sono 1.639 i lupi morti rinvenuti in Italia nel quinquennio 2019–2023, con un andamento in crescita che passa dai 210 casi del 2019 ai 449 del 2023, equivalenti a più di un lupo morto al giorno; nel 70% dei casi, il decesso è responsabilità umana.
«Il lupo in Italia è già sottoposto a una mortalità allarmante e incontrollata e, dovuta quasi esclusivamente a cause antropiche», argomentano le 5 ong. Il tema sarà oggetto di approfondimento domani 2 aprile presso il Senato della Repubblica, durante l'evento promosso dalla senatrice Naturale, evidenziando le priorità di tutela della fauna selvatica italiana.
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