Verso Lazio-Genoa, De Rossi: “Se pensassimo di essere salvi saremmo stupidi, con Amorim abbiamo scelto il talento”

Gen 29, 2026 - 21:30
 0
Verso Lazio-Genoa, De Rossi: “Se pensassimo di essere salvi saremmo stupidi, con Amorim abbiamo scelto il talento”
Genoa, la presentazione di Daniele De Rossi e Diego Lopez

Roma. Vigilia di Lazio – Genoa, in programma venerdì sera, con i rossoblù già da qualche giorno nella Capitale per consentire la rizollatura del prato del Signorini.

Daniele De Rossi in conferenza conferma che la settimana si è svolta in un clima positivo, in cui l’umore è stato alto dopo la rimonta contro il Bologna, ma il focus è sempre sulla salvezza: “È anni luce lontana, ancora. Quando eravamo in basso, un po’ più in basso, facevo l’esempio delle venti partite, le ventidue partite che mancavano, alla mezz’ora di Genoa-Verona eravamo 1-0, eravamo ultimi in classifica. Non ho mai smesso di dire ai ragazzi che in poche partite sarebbe potuto cambiare tutto. Adesso, se pensassero che è finita, che siamo salvi, che abbiamo raggiunto quello che dobbiamo raggiungere, saremmo e sarebbero degli stupidi e mediocri. Non lo sono, sono sicuro che non lo siano, ma come siamo arrivati in questa posizione, che ci fa stare un pochino più tranquilli, in tre o quattro partite è un attimo a tornare giù. Questo lo ricordo a mò di mantra ogni giorno. I ragazzi mi sembrano veramente consapevoli di che potenziale abbiano, di quanto loro vogliono raggiungere la salvezza il più presto possibile, quindi non smetteranno di essere concentrati come sono stati in questa settimana, che è un pochino diversa. Non siamo a casa nostra, siamo in una struttura però eccellente, che ci ha accolto bene, sia l’albergo sia il centro sportivo, abbiamo avuto la possibilità di fare tutto quello di cui avevamo bisogno, addirittura ieri c’è stato un mezzo acquazzone, siamo riusciti a cambiare l’orario dell’allenamento e siamo riusciti a portare a casa anche l’allenamento in un orario diverso, quindi siamo convinti di aver fatto il lavoro di cui avevamo bisogno, all’interno del quale c’è stato anche un po’ di tempo libero per i ragazzi, perché ne avevano bisogno. Qualche giocatore nuovo è riuscito a passare un po’ di tempo in più con i compagni, quindi la reputo una settimana molto positiva”.

La scelta di questo momento non è casuale: “Noi avevamo la possibilità di fare questa rizollatura prima della partita di Parma o prima della partita con la Lazio. Per la partita di Parma avremmo dovuto cercare un centro sportivo o a Brescia o addirittura a Coverciano e invece in questa con la Lazio abbiamo optato per lo stesso albergo della partita con la Roma e questa struttura che ci ha aiutato tantissimo. Abbiamo scelto anche questa perché era quella più lontana all’interno del mese di gennaio e potevamo immaginare di aver già avuto qualche arrivo dall’esterno, giocatore nuovo e quindi godere di questi giorni insieme anche per farli inserire meglio nel gruppo. Il gruppo l’ho visto affiatato, hanno avuto la loro libertà perché non mi piace portare cinque giorni la squadra in ritiro chiusa dentro l’albergo. Quindi quando ci allenavamo, al pomeriggio potevamo fare una passeggiata, siamo vicino al centro, quindi era giusto che si godessero anche l’aria aperta perché non era punitivo, non era un ritiro per ritrovare la concentrazione, ma era semplicemente per ritrovare un campo migliore a Pegli quando torneremo e anche per unirci fra di noi come gruppo squadra“.

Il Genoa torna a Roma dopo la trasferta che fu un vero tonfo contro la sponda giallorossa. Per De Rossi è stata la partita peggiore fatta dalla sua squadra da quando allena: “Penso che già nella trasferta di Milano potevamo incappare negli stessi errori, affrontavamo una squadra molto forte, una squadra in salute, e siamo stati invece bravi a portarla a casa sia come risultato finale sia come prestazione. Ogni tanto dimentichiamo sia il livello della Roma, che ha vinto un po’ contro tutti, sia i primi quindici minuti nei quali avevamo fatto una partita corretta. È tutta esperienza, è conoscenza di se stessi e anche degli avversari. Conoscenza dello stadio, dove giocano grandi giocatori, grandi squadre, la Lazio è una di queste, al di là del momento che non è proprio il migliore che abbiano vissuto. Dobbiamo essere consapevoli che una squadra del genere, un allenatore del genere, possono ribaltare la situazione proprio come ha fatto la Roma in pochi minuti. Dobbiamo essere concentrati e dobbiamo tenere a mente quelli che siamo stati quando non siamo entrati in campo senza commettere gli errori che abbiamo commesso a Roma. Quando li abbiamo commessi siamo stati puniti in maniera molto pesante”.

Lo stadio, stavolta, non sarà pieno sia per l’assenza dei tifosi rossoblù per l’ennesimo divieto nei confronti dei residenti in Liguria, sia per la protesta dei tifosi della Lazio contro Lotito. Anche quello può essere pericoloso? Pensare di trovare un terreno più facile e poi trovarsi di nuovo con una squadra che vuole uscire dal momento difficile? “È un grandissimo peccato giocare in uno stadio vuoto, che sia la Roma, che sia la Lazio o che sia un’altra squadra è sempre un peccato. È un peccato vedere che i nostri tifosi non possono venire in trasferta, pensavo fossero finite le giornate di squalifica, di punizione. Invece ne è spuntata fuori un’altra, è sempre una sconfitta di qualcuno che decide di non poter portare quelli che poi sono i protagonisti principali in uno stadio ed è un peccato non avere, anche se per scelta loro, i tifosi della Lazio, perché noi facciamo questo lavoro per vivere atmosfere di calcio vero, non stadi mezzi vuoti. Non so quanta gente ci sarà, a noi deve interessare il giusto, dobbiamo fare la nostra partita di calcio. È ovvio che se pensiamo che la Lazio sarà debole perché non ha i propri tifosi sbagliamo, magari in un momento in cui le cose non vanno proprio bene, magari non avere i tifosi che ti contestano, che portano un po’ di negatività se le cose iniziano a andare male, può essere anche uno scarico di pressione, di pesantezza sulle schiene dei giocatori della Lazio, può essere uno svantaggio come può essere un vantaggio, di sicuro un dispiacere perché non vedremo il solito colore del calcio italiano”.

Per un cuore giallorosso come De Rossi si tratta ancora di un derby? “Sono molto concentrato su quello che è l’aspetto calcistico, ritorno nello stadio che appunto mi ha visto giocare e nella città che mi ha visto giocare per tutta la mia vita, abito a cinque minuti dallo stadio, quindi ci sarà un piccolo sapore di casa. Stavolta la squadra che affronteremo è la squadra che è stata per me la rivale principale per tutta la vita, ma vestendo una maglia diversa da quella di Roma non lo vivo come un derby, ma lo vivo come una partita importantissima per la nostra salvezza e quindi sono molto concentrato su questo. So che magari con lo stadio pieno avrei avuto un’accoglienza diversa, ma per come sono fatto io quando parlo di emozioni, anche tra virgolette agrodolci, quando c’è un’accoglienza ostile io mi caricavo di più quando giocavo fuori casa. Quindi nonostante non ci siano divieti, ma è veramente una scelta loro, mi mancherà anche l’accoglienza spigolosa dei tifosi laziali, quella che mi hanno sempre regalato. Per me è parte del calcio, è parte delle emozioni, è parte della vita di questo lavoro, di come l’ho sempre fatto io. Nella mia conferenza stampa d’addio al calcio ho parlato di questo, ho parlato di quanto mi sarebbero mancati non solo l’Olimpico e la Roma, ma i vari stadi che mi aspettavano pronti a fischiarmi perché mi odiavano calcisticamente e mi vedevano come un rivale importante e un rivale odiato.
Penso pure che quelli del Genoa mi vedessero così fino a qualche mese fa. Non ci trovo niente di male, mi sarebbe piaciuto giocare questa partita in uno stadio pieno, nonostante magari mi avrebbero dedicato qualche coro, però sono molto concentrato sul calcio e su quello che è poi la partita”.

Le prossime due partite, poi, per De Rossi saranno un confronto con due allenatori che stima molto: “Incontrerò Sarri e Antonio Conte, che per me sono degli allenatori più forti che l’Italia ha partorito calcisticamente negli ultimi 30-40 anni, più vincenti, più forti, più difficili da affrontare, particolari, ho un buon rapporto con entrambi. Maurizio Sarri l’ultima volta che l’ho incontrato era a Figline per Figline – Ostiamare. Stavolta ci rincontreremo in Serie A. L’amore per il calcio ci porta in vari posti, ma non cambia la passione e l’interesse che abbiamo per questo sport. Mi fa piacere rincontrarci in Serie A, anche se fu bello riabbracciarlo in un campo di Serie D”.

Di sicuro dalla partita di Bologna è arrivata la rivincita di Junior Messias, che ha mostrato di che pasta è fatto: “Gli avevo parlato anche prima che facesse questo exploit, perché è uno di quelli che sa di dover centellinare il minutaggio, ma è uno che quando entra, è entrato a Udine, a Parma, domenica con il Bologna, a Parma forse meno bene, ma le altre due partite ci ha portato 4 punti in totale. Quindi è un giocatore diverso da tutti, è un giocatore che se stesse bene probabilmente uscirebbe dal campo 10 minuti a partita, invece che entrare negli ultimi 20-30 minuti. È un giocatore che noi dobbiamo gestire, lo sa pure lui. Si sta mettendo a completa disposizione, cercando di allenarsi il più possibile. Sappiamo che dobbiamo tenere il bilancino a metà tra allenarlo per giocare minuti in più, ma senza allenarlo troppo e rischiare che si faccia male. Penso che andando avanti col tempo, trovando una stabilità, lui tornerà ad essere un giocatore abile e arruolabile per più tempo e per più partite consecutivamente. Adesso siamo ancora in quella fase in cui dobbiamo parlarci, dobbiamo chiederci, dobbiamo sentire come sta. La mia idea sarebbe quella di farlo partire dall’inizio domani. Dobbiamo capire come sta, dobbiamo capire se dal primo minuto lui possa avere dei contraccolpi, se siamo già convinti di avere un cambio assicurato perché così sarebbe e se invece a partita in corso, magari con le distanze un po’ più larghe, con gli avversari un po’ più stanchi, lui possa essere ancora più eficace come è stato contro il Bologna”.

Sulla possibile formazione, dopo il mea culpa per il primo tempo col Bologna, De Rossi dice: “Faccio sempre una strategia pre-gara che si riferisce a quello che penso che incontreremo in campo, con le posizioni che potremo utilizzare per andare ad attaccare gli spazi dell’avversario. Quindi se trovassimo una squadra che gioca in maniera molto simile al Bologna, non sarei preoccupato a rischiare una squadra simile, magari facendo degli aggiustamenti, magari facendo degli accorgimenti che possono permetterci di fare una partita migliore, fermo restando che anche quella con Bologna va analizzata bene, ci sono state delle cose che non sono andate bene, ma non è che siamo stati massacrati per i primi 60 minuti. Perché poi mi piace dire la verità in conferenza e voi lo sapete, nel post-gara, ma poi dopo leggo delle ricostruzioni che secondo me non sono corrette. Il Bologna non ci ha massacrato per 60 minuti. La Lazio gioca in maniera abbastanza diversa dal Bologna, è una squadra che difende in maniera molto più di reparto che sull’individuo, quindi potrebbe essere che cambieremo delle cose in funzione di questo, non in funzione del fatto che il primo tempo di Bologna non abbiamo trovato gli spazi che volevamo, anche se dopo 7-8 minuti avevamo trovato due occasioni in cui potevamo mandare il nostro attaccante da solo, a tu per tu col portiere, e abbiamo magari sbagliato la misura del passaggio, che è una cosa che può succedere, ma diciamo che l’avevamo preparata così”.

Di sicuro Tommaso Baldanzi non sarà della partita: “Ricomincia la fase di riatletizzazione e riabilitazione, perché ha avuto un piccolo infortunio a Roma, nel suo ultimo allenamento a Trigoria, una sorta di recidiva, anche se non è stata proprio un’altra lesione, ma un piccolo riacutizzarsi del suo problema. Non so quanti giorni serviranno ancora, anche perché il dottore ci dà una data, ma lui dice che si sente bene e vuole rientrare. Sicuramente l’atmosfera del Ferraris non ha aiutato a dargli la giusta cautela: vorrebbe giocare già domani, ma ovviamente non è ancora in grado e lo valuteremo di settimana in settimana, senza andare a rischiare. Le partite che mancano sono tante, lui ne giocherà tante, e non dobbiamo andare a commettere errori stupidi solo per la voglia di riaverlo in campo”.

Invece l’altro nuovo acquisto Bijlow si è subito fatto trovare pronto: “Anche se ha fatto pochi allenamenti, l’ho visto subito al centro della porta, al centro della squadra, si è preso le sue responsabilità, è uscito quando doveva uscire, ci ha dato una mano, anche con i piedi non ha mai avuto paura, non gli è scottata la palla in mezzo ai piedi. Sono contento della prestazione che ha fatto e sono contento anche dell’atteggiamento che ha lui nei confronti di questa nuova esperienza. Cerca di studiare italiano, cerca di imparare qualche parola chiave per guidare la difesa, lo vedo che parla ai compagni, scherza coi compagni, si sta integrando molto bene. Ovviamente non gioca da tanto tempo, non gioca due partite di seguito da non so quanto, quindi dobbiamo anche gestire i carichi di lavoro settimanali, però sono soddisfatto”.

È arrivato Amorim e il retroscena è che Diego Lopez è andato di persona in Portogallo per chiudere l’affare. De Rossi è entusiasta del giocatore: “Diego è un direttore molto moderno dal punto di vista della ricerca del giocatore, della ricerca, dell’analisi dei dati, della vicinanza all’allenatore, condividiamo veramente tanto, ma poi a volte fa questi exploit alla Sabatini che aveva il doppio orologio con i due fusi orari. Ha preso ed è andato a convincere giocatore, società, procuratore, perché abbiamo visto qualcosa di particolarmente interessante in Alex Amorim. È un ragazzo molto giovane, la reputo un’operazione intelligente, abbiamo guardato tantissimi profili, alcuni non erano raggiungibili, alcuni non ci hanno convinto, penso che questa sia una sfida un po’ più ambiziosa. Si potevano prendere tanti giocatori che erano usciti da altre squadre in Serie A, che magari sarebbero arrivati qui, avrebbero indossato la maglia Genoa, avrebbero già avuto tutto chiaro in mente di dove si trovavano, di quello che avrebbero potuto fare nel calcio italiano, secondo me invece va premiato il talento, va ricercata la grandezza, è un ragazzo molto giovane, si deve adattare al nostro calcio, alle nostre richieste, ma se penso a un giocatore che mi piacerebbe allenare, penso a lui, se penso a un giocatore che penso che il Genoa possa far fruttare nei prossimi anni, rivendere o farlo diventare una bandiera di questa squadra, penso a lui per le sue qualità incredibili, di giocare sempre a testa alta, di giocare sempre in avanti, di condurre palla. Ci è piaciuto questo, volevo un centroampista che fosse un po’ diverso dagli altri, sia per dinamismo sia per tecnica, sia per geometrie, e penso che potrebbe rivelarsi un grande acquisto”.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News