Marcello Lo Giudice: dove scienza e arte si incontrano nel neoinformale internazionale

Febbraio 23, 2026 - 11:30
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Marcello Lo Giudice: dove scienza e arte si incontrano nel neoinformale internazionale

Contenuto tratto dal numero di febbraio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

“Cerco di pensare e rappresentare il pianeta come era il primo giorno dopo la Creazione”. Questa affermazione di Marcello Lo Giudice racchiude l’essenza di un percorso artistico singolare, in cui la formazione scientifica e la vocazione pittorica si fondono in una visione potente e originale.

Definito “pittore tellurico” dal critico francese Pierre Restany, Lo Giudice è oggi uno degli artisti di punta del neoinformale a livello internazionale, protagonista di un dialogo serrato tra estetica e impegno civile.

Chi è Marcello Lo Giudice

Il suo è un itinerario che è nato dalla terra, letteralmente. Siciliano, laureato in geologia all’Università di Bologna, Lo Giudice ha portato nella sua arte una conoscenza intima della materia terrestre, delle stratificazioni millenarie, dei processi che hanno plasmato il pianeta. Ma è a Venezia, all’Accademia di Belle Arti, che questa sensibilità geologica ha incontrato la grande tradizione pittorica italiana, sotto la guida di maestri come Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso e Virgilio Guidi.

“Credo di essere un pittore tra due secoli, sono sempre stato un solitario nel mio lavoro”, afferma, rivendicando un’autonomia creativa che lo ha tenuto distante dalle mode e dai gruppi. “Dagli anni ’90 ho avuto periodi felici, ma anche periodi di distruzione di tutto ciò che facevo. Ho sempre inteso la pittura con sofferenza umana, ma anche energia creativa”.

La produzione

Questa tensione tra costruzione e distruzione, tra materia ed energia, attraversa tutta la sua produzione. Fin dagli esordi, Lo Giudice si è imposto sulla scena internazionale con mostre a Montreal, Stoccolma, Barcellona, Colonia. Il 2011 ha segnato un momento cruciale, con l’invito alla 54esima Biennale di Venezia, seguito da esposizioni a New York (2017 e 2019), al Museo di Stato Russo di San Pietroburgo e al Maxxi di Roma. Nel 2021, Palazzo Reale a Milano ha ospitato Sun and Ocean Paintings, un dialogo di luce e materia che ha sintetizzato il suo percorso.

Al centro della sua ricerca ci sono i ‘paradisi’ della serie Eden: paesaggi geologici carichi di purezza cromatica ed energia luminosa che evocano la Terra primordiale, quella di miliardi di anni fa con le sue irrefrenabili forze. Un esempio: l’olio su tela del 2024 Eden vulcano, attualmente esposto a Palazzo Vecchio Firenze.

“Con la mia arte cerco di rappresentare il visibile, ma anche l’invisibile, oltre l’orizzonte”, spiega Lo Giudice. “I miei colori sono i colori dell’universo, di galassie lontane e di musiche spaziali.”

Non è solo una ricerca formale. L’artista rivendica per la pittura una doppia funzione: “La mia pittura non è solo estetica e bellezza, ma anche funzione morale ed educativa. Io penso che l’arte, con capolavori come la Cappella Sistina, infonda in chi la guarda un benessere e un sentimento di bontà verso la vita e verso il prossimo”.

L’eredità nella storia dell’arte

Un’eredità che, per Lo Giudice, ha radici profonde nella storia dell’arte: “Gli artisti, i pittori, con le loro opere sono specchio della società in cui vivono. Come non citare la Guernica di Picasso. La distruzione della guerra mondiale nel bombardamento di un villaggio spagnolo, presentati con i morti e i feriti che gridano di dolore e al centro una luce, simbolo della pace che verrà”.

Il legame con l’ambiente naturale non è solo tema pittorico, ma impegno concreto. Lo Giudice ha sostenuto le riserve naturali di Vendicari e Aci Trezza. Nel 2008 ha organizzato con altri sette artisti un’asta da Christie’s a Londra, raccogliendo oltre 500mila euro per la difesa della biodiversità del Mediterraneo. “Con la mia pittura cerco di scuotere le coscienze a favore dell’ambiente e perché le persone si battano per la salvezza del pianeta”, dichiara.

La coerenza tra visione artistica e impegno civile si riflette anche nella sua idea di formazione: “Penso che un pittore debba lavorare in completa solitudine, ma deve frequentare i musei e visitare le città artistiche del mondo”. Una solitudine che non è isolamento, ma ricerca di profondità, confronto continuo con i maestri del passato.

Il successo internazionale

Il successo di Lo Giudice ha trovato riscontro anche nelle quotazioni: le sue opere battute recentemente hanno registrato fino al 400% sulla base d’asta. Un dato significativo è che i lavori disponibili sul mercato sono sempre meno: i collezionisti — tra i quali il principe Alberto di Monaco, uno dei suoi più entusiasti ammiratori — tendono ad accaparrarsele e a non cederle, segno di grande fiducia nel valore dell’artista. Ogni 100 euro investiti nel 2005 nelle opere di Lo Giudice oggi ne valgono 280.

Ma per l’artista, l’arte resta prima di tutto un linguaggio dell’anima e della coscienza. Un linguaggio che, partendo dalla memoria geologica del pianeta, guarda al futuro con la forza silenziosa ma potente della pittura, capace di trasformare la materia in visione e la visione in impegno.

 

L’articolo Marcello Lo Giudice: dove scienza e arte si incontrano nel neoinformale internazionale è tratto da Forbes Italia.

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