Meloni ora vuole la separazione delle carriere con Trump e Bibi

Aprile 1, 2026 - 16:30
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Meloni ora vuole la separazione delle carriere con Trump e Bibi

Avevate capito male: il referendum del 22 e 23 marzo non era sulla giustizia, ma sulla politica estera, e a quanto pare, almeno per come sembra vederla Giorgia Meloni, ha vinto il Sì alla separazione delle carriere: della sua, s’intende, da quelle di Donald Trump e Benjamin Netanyahu.

L’elenco delle prese di posizione in cui si è manifestato il cambio di atteggiamento nei loro confronti, ad appena una settimana dal voto, è già lungo: prima le dichiarazioni di inusuale durezza contro il governo israeliano, sia sull’incidente che ha riguardato il cardinale Pizzaballa sia sulla questione della pena di morte, poi il caso della base di Sigonella rifiutata agli americani, reso ancora più grottesco dalla sequela di precisazioni, smentite e controsmentite rimbalzate tra ministero della Difesa, Palazzo Chigi e Pentagono.

Naturalmente per ognuno di questi episodi ci sono ragioni particolari ed elementi di contesto che possono essere invocati per precisare, delimitare e ridimensionare la portata della svolta. Ma è difficile credere alla maggioranza quando si ostina a negare la correlazione tra questa sfilza improvvisa di prese di distanza e il risultato del referendum.

È noto a tutti come l’analisi del voto e i successivi sondaggi abbiano portato immediatamente a collegare la sconfitta referendaria con l’impopolarità di Trump, dei suoi dazi e della sua guerra in Iran, senza dimenticare il voto dei giovani e il peso che ha avuto, per loro in particolare, la guerra di Gaza.

Quella del governo appare insomma come una scelta compiuta a freddo, a maggior ragione se si considera plausibile l’ipotesi, avanzata dai giornali, secondo cui fino a ieri Palazzo Chigi avrebbe chiuso un occhio davanti a casi analoghi, e adesso, tutto a un tratto, avrebbe deciso invece di aprirli entrambi, per far rispettare gli accordi nel modo più scrupoloso. Il che spiegherebbe anche il perché del singolare comportamento dell’aviazione americana, che si sarebbe limitata a comunicare le proprie intenzioni quando gli aerei erano già in volo.

Quanto alle successive rassicurazioni e smentite del Pentagono, e ai retroscena secondo cui Meloni avrebbe ottenuto prima una sorta di via libera da Washington, non farebbero che aggiungere un ulteriore tocco di ridicolo a un quadro ormai ben conosciuto, riducendo il tutto a una piccola sceneggiata propagandistica.

Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo tema

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Redazione Redazione Eventi e News