Mensa scolastica come parte integrante del progetto educativo: proposte per trasformare il servizio in opportunità educativa

Gen 31, 2026 - 10:00
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Mensa scolastica come parte integrante del progetto educativo: proposte per trasformare il servizio in opportunità educativa

Il tempo prolungato nella scuola primaria non è una semplice estensione dell’orario scolastico, è una forma concreta di equità educativa e sociale: ampliare la giornata dei bambini in classe significa offrire più tempo per approfondire contenuti, consolidare competenze, sperimentare rituali di socialità e garantire l’accesso quotidiano a un pasto completo e bilanciato. In Italia questo diritto non è garantito ovunque allo stesso modo. Secondo analisi nazionali, solo il 40 % circa dei bambini usufruisce del tempo pieno, con differenze geografiche marcate: in province della Sicilia l’accesso scende sotto il 10 %, mentre in città come Firenze supera il 90 %, ed è nettamente più diffuso nelle regioni del Nord e del Centro rispetto al Mezzogiorno. Paradossalmente, anche a Napoli il tempo prolungato è concentrato principalmente nei quartieri più agiati: nelle zone più fragili e periferiche l’offerta rimane scarsa o del tutto assente.

In una situazione già così poco equa, la refezione scolastica diventa una ulteriore spina nel fianco del sistema: pur essendo il fulcro del tempo prolungato e talvolta la sola opportunità di accesso a pasti equilibrati, il servizio non sempre funziona come dovrebbe. L’iter è presto detto: il Comune predispone i menu stagionali sulla base delle tabelle dietetiche e delle linee guida nutrizionali elaborate dall’ASL, le ditte appaltatrici cucinano e servono i pasti nelle scuole. Nella pratica, però, i menu, pur formalmente corretti dal punto di vista nutrizionale, risultano troppo spesso cucinati in modo poco appetibile e con pessima resa qualitativa, con porzioni scarse e abbinamenti che non prevedono una reale possibilità di compensazione tra una portata e l’altra. Il problema non è – e non può essere ridotto – ai gusti dei bambini, e non vuole prendere in considerazione le posizioni estreme di chi mangia sempre tutto e di chi rifiuta qualunque cosa a prescindere. Qui si pone l’evidenza su una questione strutturale, perché quando il menu non è pensato per accompagnare i bambini in un percorso di educazione alimentare progressivo e realistico, il risultato è prevedibile: una parte significativa del cibo viene sistematicamente scartata. Lo spreco alimentare è la norma e il vero elefante nella stanza, con un costo economico per il Comune e per le famiglie, ma anche con un costo ambientale e simbolico enorme.

Offrire un servizio non basta. Serve un monitoraggio efficiente e un pensiero più ampio. Di fronte a questo scenario, continuare a intervenire solo a valle, con piccoli aggiustamenti o segnalazioni episodiche, non è sufficiente. Serve un cambio di paradigma che riconosca la mensa come parte integrante del progetto educativo del tempo prolungato e non come un semplice servizio accessorio. Un cambiamento che chiama in causa, in primo luogo, il ruolo dell’amministrazione comunale, non solo nella gestione degli appalti, ma nella costruzione di una visione complessiva del servizio refezione, capace di tenere insieme competenze tecniche, bisogni educativi e pratiche quotidiane delle scuole. Una visione che non può che essere condivisa e partecipata, se si considera che oggi i dati sul consumo reale dei pasti e sullo spreco non vengono prodotti in modo sistematico. Proprio questa assenza rende difficile qualunque intervento strutturale. È necessario promuovere progetti di educazione e consapevolezza alimentare che coinvolgano attivamente le scuole e gli alunni, prevedendo anche pratiche semplici di automonitoraggio del pasto, pienamente integrabili nei percorsi di educazione civica.

Questa metodologia non solo permetterebbe di raccogliere dati affidabili, ma renderebbe i bambini veri protagonisti di un cambiamento culturale, rafforzando il loro senso di partecipazione attiva e favorendo lo sviluppo di competenze fondamentali per la cittadinanza, come il rispetto per le risorse comuni, la sostenibilità ambientale e l’impegno verso il benessere della comunità. In questo quadro, le commissioni mensa dovrebbero essere sostenute e valorizzate, non lasciate alla buona volontà dei singoli istituti, ma riconosciute come spazi di raccordo tra famiglie, scuole e amministrazione, inserite in un coordinamento cittadino capace di raccogliere evidenze, restituirle e orientare le scelte future. Solo così la mensa scolastica può smettere di essere una criticità cronica del tempo prolungato e diventare ciò che dovrebbe essere: un luogo di apprendimento, responsabilità e partecipazione, capace di rafforzare il senso stesso del tempo pieno come strumento di equità educativa.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia