Referendum e il voto nel Genovesato: nel “centri del lusso” stravince il Si, Valle Stura bastione del No

Mar 24, 2026 - 13:00
 0
Referendum e il voto nel Genovesato: nel “centri del lusso” stravince il Si, Valle Stura bastione del No
voto referendum città metropolitana

Genova. L’analisi del voto referendario nella provincia di Genova, depurata dal peso del capoluogo, restituisce l’immagine di un territorio eterogeneo e a tratti spaccato in due. Se, infatti, si scorpora il dato del capoluogo dall’analisi complessiva, emerge un’area metropolitana molto più equilibrata e incerta. Escludendo i 273mila voti validi espressi nel comune di Genova (dove il No ha dominato con il 64,02%), la restante provincia ha fatto registrare un risultato quasi in pareggio: il No si è attestato al 52,19% contro un solido 47,81% del Si. Questo scarto ridotto (appena 4,38 punti percentuali) racconta di una “provincia profonda” che ha vita a parte rispetto alla città: mentre l’area urbana bocciava sonoramente il quesito, i 66 comuni del Genovesato si sono spaccati a metà, riflettendo una frammentazione tra le istanze dei centri costieri e le aspettative di rilancio delle valli e dei borghi d’élite.

I poli opposti di questa consultazione sono rappresentati da realtà demograficamente piccole ma simbolicamente forti. Sul fronte del Si, i cinque comuni con la percentuale più alta sono stati Portofino (72,06%), seguito da Santo Stefano d’Aveto (70,02%), Fascia (70,00%), Gorreto (68,00%) e Coreglia Ligure (67,39%). Al contrario, il “muro” del No ha trovato i suoi campioni in Mele (68,41%), Sant’Olcese (68,29%), Propata (68,00%), Rossiglione (65,83%) e Mignanego (65,17%).

Tigullio spaccato in due

Il Tigullio si è confermato l’area più complessa da interpretare, mostrando una spaccatura tra comuni limitrofi. Limitrofi a livello geografico, ma distanti a livello sociale: Santa Margherita Ligure (55,42% Si) e Rapallo (51,57% Si) si sono schierate con il fronte del cambiamento, insieme alla piccola Zoagli (52,80% Si), oltre al caso a parte di Portofino. Tuttavia, procedendo verso levante, lo scenario cambia radicalmente: Chiavari (53,09% No) e Lavagna (54,26% No) hanno rigettato il quesito, un orientamento confermato in modo ancora più netto a Sestri Levante, dove il No ha raggiunto il 57,39%. Dati che si specchiano con i più recenti risultati delle amministrative, ad eccezione di Rapallo, dove il “quasi pareggio” getta qualche ombra sulla “resilienza” del centrodestra, storicamente in vantaggio.

Entroterra e vallate: il No vince e convince

Nelle vallate genovesi il voto ha visto una risultato più netto. La Valle Stura ha espresso il dissenso più compatto, con Rossiglione, Campo Ligure e Masone tutti sopra il 60% di No, in quella che appare come una vera “resistenza” delle aree a storica trazione manifatturiera. Simile l’andamento in Valle Scrivia, dove centri come Busalla e Casella hanno scelto il No con margini netti.

Una controtendenza significativa si registra invece in Val Fontanabuona: qui il Si ha prevalso in comuni come Cicagna (53,11% SI) e Moconesi (53,74% Si), comuni entrambi al momento guidati da sindaci di centrodestra e che sono in prima linea per il progetto del Tunnel della Fontanabuona, il famigerato collegamento autostradale con l’A12 forse sbloccatosi in questi anni e che potrebbe – se realizzato – cambiare il volto della vallata.

Rondanina, il pareggio

Caso unico il Comune di Rondanina, che ha fatto segnare un pareggio: 50% dei voti per il Si, e 50% dei voti per il No. Un risultato però che si “pesa” con il fatto che a votare sono andati 26 elettori su 51 registrati, con una affluenza leggermente sopra il 50%.

Il “fattore reddito”: il “lusso” vota Si

L’incrocio tra i dati elettorali e il reddito pro capite rivela una correlazione significativa, seppur con vistose eccezioni territoriali. Il comune più ricco d’Italia, Portofino, con i suoi oltre 90.000 euro di reddito medio, ha guidato il fronte del Si (72,06%), confermando una tendenza che si riflette in buona parte del Tigullio occidentale: a Santa Margherita Ligure, dove il reddito medio sfiora i 26.000 euro, il Si ha vinto con un solido 55,42%. In queste “enclave” di benessere, il quesito referendario sembra essere stato recepito come una garanzia di stabilità o un volano per l’economia turistica di alto profilo.

Tuttavia, scendendo lungo la scala del reddito, il quadro si complica. Nei poli urbani del Tigullio orientale come Chiavari e Lavagna (redditi tra i 22.000 e i 23.500 euro), dove l’economia vive di un mix di turismo, terziario, artigianato e agricoltura, la popolazione, considerabile per reddito “classe media” ha preferito il NO, mentre valli Stura e Scrivia, dove i redditi medi scendono sotto i 21.000 euro e il tessuto economico-sociale è incentrato sulla piccola media industria, artigianato e “pendolarismo” il NO ha dilagato superando spesso il 60%.

A rompere definitivamente la rigida correlazione tra portafoglio e urna sono però le alte vallate e la Val Fontanabuona. Il caso di Santo Stefano d’Aveto è emblematico: nonostante un reddito medio tra i più bassi della provincia (sotto i 18.000 euro), il comune montano ha votato massicciamente Si (70,02%). In questo contesto, così come a Cicagna o Moconesi, la variabile economica è stata superata dalla “variabile territorio” che ha ridistribuito le preferenze, legandole probabilmente alle aspettative locali rispetto al colore della politica.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News