Le comunità energetiche sono per ora più un sogno che una realtà: il report della Corte dei conti Ue

La Corte dei conti dell'Unione europea ha diffuso una “relazione speciale” dedicata alle comunità energetiche rinnovabili che mostra tutta la distanza tra le ambizioni di partenza e la realtà attuale che si registra in Europa. Una frase per tutte dà il polso della situazione: «La Corte conclude che è improbabile che l’Ue raggiunga l’obiettivo di avere almeno una comunità energetica basata su fonti rinnovabili in ogni comune con più di 10 000 abitanti entro il 2025 dato che, nel gennaio 2025, era arrivata solo al 27% di tale obiettivo».
I giudici segnalano che sono stati soprattutto ostacoli tecnici e giuridici a rallentare l’adozione di sistemi di produzione e consumo autonomi basati su rinnovabili. Secondo gli auditor, il numero di comunità energetiche e il loro contributo alla produzione di energia rinnovabile nell'Ue «non sono realmente decollati», nonostante il quadro politico le consideri uno strumento chiave per il raggiungimento degli obiettivi su clima ed energia.
Nel rapporto si ricorda che nella valutazione d’impatto della Red II del 2016 la Commissione affermava che nell’Ue, entro il 2030, le comunità energetiche sarebbero potute arrivare a detenere più di 50 GW di energia eolica e più di 50 GW di energia solare, pari rispettivamente al 17 % e al 21 % della capacità installata. Ma si tratta di proiezioni «sovrastimate» alla luce dei risultati finora osservati, secondo la Corte dei conti.
Tra i principali ostacoli, gli auditor segnalano innanzitutto la scarsa chiarezza degli orientamenti e delle definizioni europee su cosa sia esattamente una comunità energetica, come debba essere costituita, in che modo l’energia prodotta possa essere condivisa tra i membri e come l’eventuale surplus possa essere venduto. Questa vaghezza giuridica, si legge nella relazione, scoraggia la partecipazione dei cittadini e rallenta la nascita di nuove iniziative, con un impatto particolarmente forte nei condomini, dove vive circa la metà della popolazione europea, per i quali la creazione di un’ulteriore entità giuridica rispetto all'associazione dei proprietari viene percepita come un aggravio di burocrazia.
Il rapporto della Corte dei conti richiama i ritardi o i rifiuti nella connessione dei nuovi impianti alla rete elettrica, spesso dovuti a congestioni infrastrutturali, come il secondo fattore fondamentale che rallenta lo sviluppo delle comunità energetiche. Perché il modello possa esprimere il proprio potenziale, l’ente raccomanda di definire regole più chiare, rafforzare gli incentivi per i cittadini e in particolare per le famiglie vulnerabili, e predisporre strumenti di supporto più efficaci per lo sviluppo di soluzioni di accumulo e di gestione intelligente dell'energia a livello locale.
Gli auditor sottolineano anche che le curve di produzione e consumo non coincidono, con il fotovoltaico che genera il massimo a mezzogiorno e i picchi di domanda domestica concentrati al mattino presto e alla sera, e questo squilibrio, sottolinea la Corte, richiederebbe una maggiore integrazione tra progetti rinnovabili e servizi di flessibilità, in particolare sistemi di accumulo.
Secondo la relazione, tuttavia, la Commissione Ue «non considera ancora prioritario» il sostegno specifico all’accumulo di energia per le comunità energetiche, perdendo così un’occasione per ridurre la pressione sulla rete, aumentare l’auto-consumo locale e favorire la diffusione di questi progetti.
Le parole del membro della Corte Joao Leao sintetizzano il giudizio critico espresso nella relazione: mentre l’Ue accelera sugli obiettivi climatici ed energetici, le comunità energetiche restano un’idea allettante, un ideale teorico ma difficile da attuare nella pratica, finché non saranno rimossi gli ostacoli giuridici e tecnici che ne frenano l’implementazione sul territorio. Gli auditor invitano la Commissione a monitorare meglio i risultati rispetto agli obiettivi fissati e a fornire agli Stati membri indicazioni più operative per facilitare l’ingresso di cittadini, enti locali e piccole imprese nella transizione energetica.
Si legge nel paragrafo intitolato “Constatazioni e raccomandazioni della Corte”: «Persino considerando il buon esempio fornito, in alcuni degli Stati membri selezionati ai fini del presente audit, dalle cooperative energetiche ben sviluppate, la Corte ha stimato che, entro il 2030, le comunità energetiche potrebbero arrivare a detenere il 4 % della capacità di produzione di energia solare ed eolica, ossia meno del 21 % e 17 % indicati dalla Commissione nella valutazione d’impatto della Red II. Inoltre, i governi non hanno creato tutte le condizioni necessarie per sostenere lo sviluppo delle comunità, in particolare non hanno affrontato gli aspetti normativi irrisolti e i ritardi delle connessioni alla rete, spesso causati dalla congestione della rete nelle ore di punta, a cui lo stoccaggio di energia potrebbe fornire soluzioni».
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