Australian Open: Sinner si arrende a un Djokovic eterno

Gen 31, 2026 - 20:00
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Australian Open: Sinner si arrende a un Djokovic eterno

Nole è infinito, Jannik è umano. Il sogno di Jannik Sinner di conquistare il tris consecutivo all’Australian Open si ferma in semifinale, al termine di una sfida monumentale contro Novak Djokovic.

Dopo 4 ore e 9 minuti di tennis durissimo, è stato il serbo a prevalere con il punteggio di 3-6 6-3 4-6 6-4 6-4, guadagnandosi la finale contro Carlos Alcaraz.

È stata l’undicesima sfida tra l’allievo e il maestro, e questa volta l’esperienza ha fatto la differenza. A 38 anni, Djokovic ha dimostrato ancora una volta di non avere alcuna intenzione di arrendersi al tempo: numero 4 del mondo, e ritorno in una finale Slam a un anno e mezzo di distanza dall’ultima volta, Wimbledon 2024, proprio contro lo spagnolo che ritroverà domenica a Melbourne.

Sinner è partito meglio, vincendo il primo set con autorità e dando l’impressione di poter indirizzare la partita. Ma col passare dei minuti il match si è trasformato in una battaglia di nervi, resistenza e gestione dei momenti chiave.

Djokovic ha impostato una gara tattica, variando, rallentando, costringendo spesso l’azzurro a forzare. Nonostante un rendimento eccellente al servizio (26 ace e il 75% di prime in campo) ben 42 errori non forzati pesano, soprattutto nei momenti decisivi del quarto e del quinto set, nella sconfitta dell’altoatesino.

Il serbo, che era apparso allo stremo nel terzo parziale, ha trovato energie insospettabili nel quarto e nel quinto set. Tra conati di vomito, una pastiglia presa durante il cambio di campo e un pubblico insolitamente schierato dalla sua parte, Djokovic è cresciuto alla distanza e negli ultimi due set è apparso persino più brillante del suo avversario, 14 anni più giovane. È l’ennesima dimostrazione di una carriera fuori dal tempo.

A fine match, Djokovic ha parlato di una partita “surreale”, rendendo onore a Sinner: a suo dire lo ha spinto al limite, come solo i grandi sanno fare.

Jannik, dal canto suo, ha accettato la sconfitta con lucidità: “Nole è stato migliore di me, la prendo come una lezione”.

L’amarezza per non poter difendere il titolo è evidente, ma restano i segnali di una crescita continua e di una rivalità che continuerà a segnare il tennis mondiale.

Per la prima volta dopo tre Slam consecutivi, la finale non sarà tra i primi due del ranking. Sarà invece Djokovic-Alcaraz, l’eterna sfida tra generazioni, mentre Sinner esce a testa alta da Melbourne, consapevole di essere ormai stabilmente nel ristretto club dei protagonisti assoluti.

A proposito di protagonisti assoluti del presente e del futuro, non si può non pensare a Musetti, che aveva dominato Djokovic solo qualche giorno fa, per poi essere sconfitto solo dalla sfortuna (infortunio e ritiro sul 2 a 0).

Se lo stato di forma di Djokovic è quello visto contro Sinner, l’impresa di Musetti vale ancora di più, perché l’azzurro aveva annichilito il serbo lasciandogli solo le briciole.

Chissà che nella lotta al vertice delle nuove generazioni, tra i due litiganti “predestinati”, non si inserisca a pieno titolo il terzo incomodo, pronto a godere…

Un altro italiano, perché il tennis, a queste latitudini, sta godendo un momento aureo senza precedenti.

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Redazione Redazione Eventi e News