Ecosistema Stampi al Sud: sfide, opportunità e strategie

Tra dinamiche produttive locali, potenzialità di crescita e qualche criticità, il mercato meridionale è pronto a consolidare la propria posizione a livello globale, grazie all’approccio specialistico e alla customizzazione.
“Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me” cantava Rino Gaetano nella sua“Ad esempio a me piace il Sud”. Eppure, non bisogna essere per forza calabrese o pugliese per apprezzare la bellezza del Meridione. Così come per valutare i grandi progressi fatti negli ultimi due decenni e gli obiettivi raggiunti, da un punto di vista produttivo.
L’Italia si è allineata, e l’ecosistema imprenditoriale delle regioni meridionali appare pienamente operativo, sebbene per certi versi sia differente da quello del Nord – fattispecie che, comunque, non ne compromette la qualità.
In occasione del MECPSE Bari – la fiera specializzata per l’industria manifatturiera – abbiamo riflettuto sul mercato degli stampisti che operano nel Mezzogiorno.
Resto al Sud (di nome e di fatto)
L’Italia è bella, con le sue mille sfaccettature e differenze. A parità qualitativa di produzione, le aziende delle regioni meridionali sono diverse dalle consorelle settentrionali: è un dato di fatto.
Per una serie di motivazioni, le imprese meridionali lavorano con un numero inferiore di produzioni. Non grandi lotti ma maggiore specializzazione. Questo fa sì che, da un punto di vista quantitativo, possa registrarsi una differenza, che però non incide sulla bontà del prodotto finale.
Inoltre, si innesca uno strano gioco tra domanda e offerta. Quest’ultima è ridotta perché la prima è contenuta, così da non determinare un’eccessiva crescita dei prezzi.
L’effetto finale è che, spesso, i costi riescono ad essere più bassi, con un vantaggio competitivo a fronte di una lavorazione complessa e specialistica.
D’altra parte, le imprese non possono garantire una produzione di massa, in considerazione della struttura fisica “limitata” e del numero degli addetti inferiore alle venti unità. Ma la qualità resta immutata, indipendentemente dalla latitudine.
C’è poi un altro mito da sfatare (che forse somiglia più a un pregiudizio): i salari al Sud sono più bassi. Non è così (nella maggior parte dei casi). Oggi, dalle indagini statistiche si registra un allineamento, a livello nazionale, con una forbice differenziale che potrebbe attestarsi sul 6%, ma non oltre.
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