Biennale Arte, caso Russia. Giuli: “Si dimetta rappresentante MiC” ma lei rifiuta
Resta alta la tensione nella Biennale di Venezia dopo l’annuncio della presenza del padiglione russo alla prossima Biennale Arte, in programma dal 9 maggio al 22 novembre prossimi. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli – che aveva espresso a nome del governo la contrarietà sulla partecipazione russa – ha chiesto formalmente le dimissioni di Tamara Gregoretti da rappresentante del MiC all’interno del consiglio di amministrazione della Biennale, essendo “venuto meno il rapporto di fiducia”. Gregoretti, afferma il Collegio Romano, “non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”. Pronta è arrivata la replica di Gregoretti che si dice “serena”, aggiungendo di non aver “intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono”.
La Ue minaccia di sospendere i finanziamenti
Sulla vicenda si sono accesi i fari dell’Unione europea, con i ministri della Cultura di 20 Paesi comunitari che in una lettera hanno parlato di “segnale profondamente inquietante”, derivante dal “concedere alla Russia una prestigiosa piattaforma culturale internazionale”. La Commissione Ue, da parte sua, ha minacciato di sospendere, o interrompere, il suo finanziamento alla Biennale. Per Bruxelles “la cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione. Questi valori attualmente non vengono rispettati nella Russia di oggi. Per questo motivo condanniamo la decisione. Ora, la Commissione sostiene la Fondazione Biennale. Abbiamo un programma in corso con un finanziamento di 2 milioni di euro che sosterrà i produttori cinematografici, le tecnologie immersive e la formazione. Questo progetto è in corso e, in caso di violazione dell’accordo, come avviene con qualsiasi accordo di sovvenzione, la Commissione lo risolve o lo sospenderà”. Ogni volta che “si stipula un accordo di sovvenzione, i beneficiari devono rispettare diverse disposizioni stabilite nel singolo accordo – ha sottolineato un portavoce della Commissione – Quali sono queste disposizioni? Ci sono standard etici che devono essere rispettati, valori dell’Ue, norme dell’Ue. Quindi, ciò che potrebbe potenzialmente accadere è che esaminiamo questo accordo di sovvenzione e verifichiamo che tutto sia rispettato. In caso di violazione, la Commissione sospende o risolve il contratto”.
Mollicone: “Presenza ci metterebbe in difficoltà”
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha spiegato che “sarebbe un bel segnale invitare anche i dissidenti russi alla Biennale di Venezia. Sulla cultura bisogna fare attenzione. Un conto sono gli oligarchi un altro conto è il popolo russo. Non è che bruciamo Dostoevskij, Tolstoj, Gorky perché erano russi”. Si dice d’accordo con il vicepremier il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, secondo cui “la presenza di un padiglione russo alla Biennale è una cosa sbagliata che ci mette in difficoltà, come dimostra la lettera di condanna firmata da 22 Paesi Ue. Auspico un ripensamento. Siamo di fronte a un paradosso. Un padiglione di proprietà russa gestito da russi che fa arte libera? È un’iperbole. Spero vivamente che ci sia una riflessione”. Ma per l’altro vicepremier, Matteo Salvini, “la cultura – così come lo sport – esprime un messaggio universale di unione. Così come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso. Per questo a maggio sarò felice di tornare nella splendida Biennale di Venezia”.
M5s: “L’arte non si censura”
L’opposizione, da parte sua, passa all’attacco: per il capogruppo del Pd in commissione Cultura, Irene Manzi “il ministro Giuli continua a non indicare una seria politica culturale per il Paese, mentre Mollicone sembra più impegnato a ritagliarsi un protagonismo personale che a garantire il necessario rispetto delle istituzioni culturali. In questo quadro, anche l’atteggiamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni appare segnato da un’evidente ostilità verso tutto ciò che riguarda il mondo della cultura. Questo caos mette seriamente in difficoltà e rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nobile e prestigiosa come la Biennale di Venezia, che appare a tutti gli effetti commissariata da FdI”. Esprimono sostegno a Buttafuoco (pur dicendosi distanti dalle sue posizioni politiche) gli esponenti del M5s nella stessa commissione Cultura. “Il suo progetto di ‘Biennale della tregua’ incontra quello che deve essere il ruolo dell’arte e della cultura: promuovere il dialogo sempre. Ci uniamo a pensatori liberi come Marcello Veneziani che anche da destra ha il coraggio delle proprie idee difendendo la scelta di Buttafuoco. L’arte non si censura”, affermano
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