Biennale nel caos, Giuli contro consigliera del MiC che ha detto sì alla Russia
“Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto alla rappresentante del MiC nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia”. Lo comunica il ministero della Cultura in una nota. “Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”, si legge ancora.
Gregoretti: “Io serena, non mi dimetto”
“Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono (Dlgs 19/98, articolo 7, comma 2)”. Così Tamara Gregoretti, rappresentante del MiC nel Cda della Biennale di Venezia, dopo la richiesta di dimissioni da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Mollicone (FdI): “Padiglione russo ci metterebbe in difficoltà“
“La presenza di un padiglione russo alla Biennale è una cosa sbagliata che ci mette in difficoltà, come dimostra la lettera di condanna firmata da 22 Paesi Ue. Auspico un ripensamento perché, oltre che con il ministro Giuli, sono d’accordo col ministro Tajani – che afferma che c’è differenza tra oligarchi russi e popolo russo – ma siamo di fronte a un paradosso. Un padiglione di proprietà russa gestito da russi che fa arte libera? È un’iperbole”. Così a LaPresse il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, che sottolinea: “Non ho mai detto che non aprirà, ripeto, ma spero vivamente ci sia una riflessione”.
Tajani: “Invitare dissidenti russi sarebbe bel segnale“
“Credo che sarebbe un bel segnale invitare anche i dissidenti russi alla Biennale di Venezia. Sulla cultura bisogna fare attenzione. Un conto sono gli oligarchi un altro conto è il popolo russo. Non è che bruciamo Dostoevskij, Tolstoj, Gorky perché erano russi”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani , conversando con i giornalisti in Senato dopo il question time.
Salvini: “Tutti devono essere coinvolti”
“La cultura – così come lo sport – esprime un messaggio universale di unione. Così come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso. Per questo a maggio sarò felice di tornare nella splendida Biennale di Venezia”. Così Matteo Salvini.
M5s: “Sostegno a Buttafuoco, no a censura“
“Come noto siamo su posizioni politiche distanti da quelle di Pietrangelo Buttafuoco, ma esprimiamo con convinzione sostegno alla sua azione di direttore della Biennale volta a includere in questa edizione tutti i Paesi, inclusa la Russia. Il suo progetto di ‘Biennale della tregua’ incontra quello che deve essere il ruolo dell’arte e della cultura: promuovere il dialogo sempre. Ci uniamo a pensatori liberi come Marcello Veneziani che anche da destra ha il coraggio delle proprie idee difendendo la scelta di Buttafuoco. L’arte non si censura”. Così gli esponenti M5S in commissione Cultura.
Azione: “Salvini ancora una volta megafono Cremlino“
“Alla Biennale di Venezia rischia di riaprire il padiglione russo. Ventidue Paesi e la Commissione europea hanno scritto al direttore Buttafuoco chiedendo di ripensarci, avvertendolo anche del rischio di una sospensione dei fondi. Mentre la Russia continua a distruggere il patrimonio culturale ucraino, noi le concediamo uno dei palcoscenici artistici più prestigiosi del mondo. E in Italia, chi difende questa scelta? Ovviamente Matteo Salvini, ancora una volta pronto a fare il megafono del Cremlino”. E’ quanto si legge sui social di Azione.
Manzi (Pd): “Con Giuli e Mollicone gestione caotica Cultura“
“Le dichiarazioni del presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, secondo cui è molto probabile che il padiglione russo alla Biennale non aprirà, confermano purtroppo la gestione caotica del sistema culturale italiano e l’assenza di una linea chiara da parte del Governo. Siamo all’asilo Mariuccia”. Lo dichiara in una nota Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera. “Ieri avevamo chiesto al ministro Giuli di chiarire quale fosse l’orientamento del Governo su questa vicenda. Prendiamo atto che a rispondere è stato invece Mollicone: evidentemente c’è stata una sostituzione di ruoli di cui non eravamo stati informati”. “Il ministro Giuli continua a non indicare una seria politica culturale per il Paese, mentre Mollicone sembra più impegnato a ritagliarsi un protagonismo personale che a garantire il necessario rispetto delle istituzioni culturali. In questo quadro, anche l’atteggiamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni appare segnato da un’evidente ostilità verso tutto ciò che riguarda il mondo della cultura”. “Questo caos mette seriamente in difficoltà e rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nobile e prestigiosa come la Biennale di Venezia, che appare a tutti gli effetti commissariata da FdI. Il partito della presidente del Consiglio sta mettendo in scena una guerra di potere tutta interna alla maggioranza, combattuta a colpi di dichiarazioni e manovre per occupare poltrone e ridefinire equilibri. È evidente che le parole di Mollicone finiscono per delegittimare il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Servirebbero invece serietà, rispetto e una visione culturale all’altezza del Paese”.
Magi: “Figuraccia Governo è capolavoro Meloni“
“La figuraccia che il governo sta facendo fare all’Italia e a uno dei suoi fiori all’occhiello, la Biennale di Venezia, rappresenta, per restare in tema, un’opera d’arte, un vero e proprio capolavoro made in Meloni, da ammirare e contemplare, proprio per non fare e non essere come loro. Il presidente della Fondazione La Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, designato dall’ex ministro Sangiuliano, per compiacere Putin apre il padiglione della Russia e rischia di far perdere i fondi europei alla storica manifestazione. Nonostante le rimostranze del ministro Giuli, è evidente che ormai nella maggioranza il sentimento filoputiniano torna a battere nel cuore di molti, a partire dal vicepremier Salvini. La decisione di Buttafuoco non è estemporanea ma segue questo ritorno di fiamma. Meloni non si stupisca e, se l’Italia perderà i fondi europei della Biennale, se la prenda con sé stessa, con i suoi ministri che nominano i filoputiniani e con quegli esponenti della maggioranza che scambierebbero mezzo Putin con due Mattarella”. Lo afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Hallissey (+Eu/RI): “Spazio a dissidenti russi anziché a propaganda“
“Mentre la Russia continua a massacrare civili in Ucraina e si prepara per sostenere il suo vassallo Viktor Orbán, oggi in difficoltà elettorale, il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, sceglie di riaprire il padiglione russo, chiuso fin dall’inizio dell’invasione. Un gesto che, ancora una volta, alimenta la reputazione dell’Italia come ventre molle d’Europa di fronte alla macchina propagandistica del Cremlino. Non si tratta di censura dell’arte, ma di riconoscere l’ovvio: per Mosca la cultura è solo un’altra arma di potere e propaganda. Non a caso ventidue ministri europei della Cultura hanno dovuto ricordare che nessuna vetrina internazionale a un regime che continua a bombardare e uccidere. Se davvero si vuole difendere la libertà dell’arte, la scelta deve essere quella di destinare uno spazio agli artisti russi dissidenti, censurati, perseguitati o costretti all’esilio dal regime di Putin. La scelta, in fondo, è semplice: con gli ucraini che resistono e con i russi che dissentono. Sempre”. Lo dichiara in una nota Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali Italiani.
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