Bonaccini e Moratti per la ceramica: servono deroghe all’ETS per il settore
Bruxelles – Non sospensione generalizzata al sistema di scambio di quote di emissioni (ETS) dell’Unione Europea, ma deroghe al settore della ceramica per aiutare il comparto a non delocalizzare la sua produzione. L’appello è trasversale non solo a livello politico, ma anche territoriale. A muoverlo, sono gli eurodeputati del PD, Stefano Bonaccini, e di Forza Italia, Letizia Moratti, ma anche la Regione Emilia Romagna e la Comunitat Valenciana che, insieme a Confindustria Ceramica e ASCER (Associazione spagnola dei produttori di piastrelle per pareti e pavimenti) – che rappresentano distretti ceramici responsabili di quasi l’80 per cento della produzione europea di piastrelle in ceramica – hanno formulato una dichiarazione congiunta dal titolo ‘Per il futuro della ceramica europea: riformare le politiche dell’UE e rafforzare la ricerca industriale‘. Il documento illustra una serie di proposte indirizzate alle Istituzioni europee “per sostenere la decarbonizzazione dell’industria ceramica, garantendone al contempo la competitività globale”.
L’ex presidente dell’Emilia-Romagna ricorda che la Regione che ha guidato per dieci anni (dal novembre 2014 a luglio 2024, ndr) “ha una produzione ceramica che pari al 90 per cento dell’intera produzione italiana ed è tra le principali in Europa”. A ciò si aggiunge che “è un settore che ha investito tanto, in questi venti anni”, nella transizione e che “ha addirittura dimezzato l’emissione di CO2, come nessun’altra area di produzione ceramica al mondo”. Un risultato che, per il presidente del PD, “è giusto che sia avvenuto” e che “prosegua in futuro” perché “dobbiamo tutti contribuire alla riduzione di inquinamento che produce cambiamenti climatici devastanti per arrivare in futuro alla completa decarbonizzazione”.
Allo stesso tempo, però, “abbiamo detto che in un momento così drammatico per quello che sta accadendo nel mondo, con vecchie e nuove guerre che si aggiungono o si alternano, abbiamo necessità di dare una mano a questo settore“, quello della ceramica, “che rischia di vedere una parte delle produzioni spostarsi per ragioni di sostenibilità economica in altre parti del mondo dove quelle regole giuste europee non esistono”. Il pericolo è duplice: “Perdere posti di lavoro in Emilia-Romagna” e, spostando la produzione extra UE, “andare ad aumentare le emissioni di CO2 in Paesi in cui quelle regole non esistono e, quindi, non si lavora come si lavora qui”. Per questo motivo, “noi non siamo per la sospensione degli ETS, siamo invece per deroghe date a settori come quello ceramico che hanno necessità” di supporto anche perché si tratta di comparti che “hanno raggiunto il massimo di quello che avrebbero potuto fare” e “non ci sono ancora innovazione tecnologica adeguata per aiutarli ulteriormente”.
A fargli eco l’esponente di Forza Italia, Moratti. “Quando sono stati stabiliti i principi che riguardano l’ETS – giusti per il processo di decarbonizzazione -, il mondo era veramente diverso”, osserva. “Adesso, in un’emergenza che vede non solo i prezzi del gas e del petrolio, ma anche i prezzi dell’urea, la difficoltà del commercio a causa della chiusura dello stretto” di Hormuz, e “difficoltà che permarranno anche qualora – ci auguriamo – la guerra dovesse finire rapidamente, l’Europa deve intervenire con misure emergenziali”, precisa. Quindi, “la nostra richiesta a sostegno di un settore che impiega 120 mila occupati è quella di sospendere gli ETS, congelare le quote gratuite, stabilire dei criteri per la definizione della tassa da pagare che siano specifici per il settore della ceramica, alzare la soglia rispetto alla quale le piccole e medie imprese devono pagare, in modo da non delocalizzare il nostro settore della ceramica”.
In vista della revisione dell’ETS entro l’estate, dal settore e da due esponenti dei partiti essenziali della maggioranza UE – il Partito popolare europeo (PPE) e i Socialisti e democratici (S&D) – arrivano dunque queste richieste. “Mi auguro che la Commissione le prenda seriamente in considerazione per permettere a un settore così importante di non delocalizzare”, commenta ancora Moratti. “Peraltro, questo è un settore che contribuisce per uno 0,9 per cento alle emissioni di carbonio e, quindi, se dovesse delocalizzare non solo rappresenterebbe una perdita di posti di lavoro in Italia e in Europa, ma – dato che gli altri Paesi non hanno processi di decarbonizzazione come abbiamo noi -, delocalizzando non contribuirebbe positivamente alla decarbonizzazione del pianeta”, conclude.
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