Calcare nell’acqua del rubinetto: ecco cosa significa e perché si può bere

Il calcare nell’acqua è dovuto alla presenza di sali minerali e non “incrosta” il nostro corpo. Ne parliamo con Barbara Lovisetto, responsabile Laboratorio Prove di Etra
A volte i lettori ci scrivono perché si preoccupano quando vedono residui di calcare nelle pentole o incrostazioni su lavelli ed elettrodomestici.
Ma questi segnali indicano davvero un problema per la salute? In realtà no: si tratta semplicemente della durezza dell’acqua, cioè della presenza naturale di sali minerali come calcio e magnesio.
Approfondiamo il tema con Barbara Lovisetto, responsabile Laboratorio Prove di Etra, una multiutility di proprietà pubblica che serve i Comuni del Bacino del Brenta (Veneto).
Il calcare nell’acqua è un problema per la salute?
Contrariamente a quanto si pensa, la presenza di sali minerali nell’acqua non è dannosa per l’organismo. Il corpo umano non funziona come un elettrodomestico: le incrostazioni si formano quando l’acqua viene riscaldata, ma questo fenomeno non avviene nel nostro organismo.
Anzi, acque contenenti calcio e magnesio contribuiscono al benessere fisiologico e alla prevenzione di diverse patologie. Calcio e magnesio sono elementi essenziali per l’organismo umano, coinvolti in processi biologici importanti.
Da cosa dipende la durezza dell’acqua?
La quantità di sali minerali dipende dal tipo di terreno attraversato dall’acqua durante il suo percorso naturale. Se l’acqua attraversa rocce calcaree, per esempio, sarà più ricca di calcio e magnesio.
Per questo la durezza dell’acqua può variare anche molto tra territori diversi: alcune acque sono più leggere, altre più ricche di sali.
Ci sono limiti di legge?
La normativa italiana sull’acqua destinata al consumo umano (D.Lgs. 18/2023) non stabilisce un limite massimo di durezza, ma solo un valore minimo nel caso di acque trattate.
Questo perché la presenza di sali minerali non rappresenta un rischio sanitario.
Perché allora il calcare crea problemi?
Il calcare è un problema dal punto di vista tecnologico, non sanitario. Può infatti creare depositi negli elettrodomestici o nei sanitari quando l’acqua viene riscaldata.
Per questo caldaie, lavatrici, lavastoviglie o ferri da stiro possono richiedere attenzioni particolari o sistemi di trattamento specifici.
In questi casi è sempre il produttore dell’apparecchio che deve indicare se sono necessari accorgimenti tecnici per l’acqua in ingresso.
Come gestire correttamente l’acqua del rubinetto?
Per un utilizzo sicuro e corretto dell’acqua domestica è utile seguire alcune buone pratiche:
- far scorrere l’acqua per qualche minuto prima di berla o usarla per cucinare, se è rimasta ferma nelle tubature per lunghi periodi
- pulire e disinfettare regolarmente bottiglie e borracce per evitare contaminazioni
- controllare periodicamente l’impianto idrico domestico, verificando eventuali perdite o deterioramenti
- igienizzare periodicamente filtri, rompigetto e soffioni delle docce, soprattutto quelli poco utilizzati
Quando serve davvero un trattamento domestico?
L’acqua potabile risponde a tutti i requisiti di idoneità per il consumo umano, non è pertanto necessario installare dispositivi per trattare l’acqua potabile.
Tuttavia, alcuni utenti scelgono sistemi di filtrazione per migliorare il gusto dell’acqua. In questi casi è fondamentale eseguire una manutenzione accurata degli apparecchi per evitare contaminazioni.
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