Da domani stop alla riscossione dei dazi dichiarati illegali: Trump insiste a volerli imporre e crolla nei sondaggi anche tra i repubblicani

Febbraio 23, 2026 - 14:30
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Da domani stop alla riscossione dei dazi dichiarati illegali: Trump insiste a volerli imporre e crolla nei sondaggi anche tra i repubblicani

L’agenzia statunitense per la protezione delle dogane e delle frontiere (U.S. Customs and Border Protection) ha dichiarato che interromperà alle ore 00:01 locali di martedì (le 6.01 italiane) la riscossione dei dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) dichiarati illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. La sospensione della riscossione dei dazi Ieepa coincide con l’imposizione da parte di Trump di un nuovo dazio globale del 15%, in base a una diversa autorità legale, in sostituzione di quelli annullati dalla Corte Suprema venerdì.

L’agenzia dogane Usa non ha fornito informazioni sui possibili rimborsi per gli importatori, e ha sottolineato che la sospensione non incide su altri dazi imposti da Trump, compresi quelli previsti dalla Sezione 232 dello Statuto sulla Sicurezza Nazionale e dalla Sezione 301 dello Statuto sulle Pratiche Commerciali Sleali.

Trump
Da domani stop alla riscossione dei dazi dichiarati illegali dalla Corte Suprema: Trump insiste a volerli imporre e crolla nei sondaggi, scettici anche i repubblicani (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Trump bocciato dal 60% degli americani sui dazi

La fine della riscossione dei dazi arriva in coincidenza con il primo discorso sullo Stato dell’Unione del secondo mandato di Donald Trump, un momento che doveva essere una celebrazione dei suoi successi. Invece martedì sera il presidente si presenterà al Congresso in picchiata nei sondaggi, con il 60% degli americani che lo boccia anche, e soprattutto, sui temi a lui più cari: dazi, inflazione e immigrazione.

Chiuso nel fortino della Casa Bianca per l’intero fine settimana, Trump ha lavorato al suo discorso, rivedendolo e limandolo. Si è concesso una pausa solo per seguire l’attesa partita di hockey fra Stati Uniti e il “nemico”Canada, valsa l’oro agli americani. “Che partita!”, ha commentato sul suo social Truth, celebrando quello che molto probabilmente è stato l’unico raggio di sole di un weekend tutto in salita.

La ferita sui dazi brucia: lo stop della Corte Suprema mette in pericolo l’intera agenda economica della Casa Bianca e sottrae a Trump una importante leva a livello internazionale, indebolendo di fatto anche la sua politica estera. Il presidente ne è consapevole anche se ostenta sicurezza, cercando di trasmettere agli americani l’immagine di un presidente in controllo e in posizione sempre di forza.

A poco più di un anno dalla sua elezione, però, gli elettori lo guardando con crescente scetticismo. Secondo un sondaggio di Washington Post-Abc-Ipsos, il 60% non lo approva: per ritrovare un’indice di gradimento così basso bisogna riandare al giorno dell’attacco al Congresso il 6 gennaio 2021. La bocciatura è pesante soprattutto sui temi che gli stanno più a cuore, quelli che gli hanno consentito di tornare alla Casa Bianca.

Sul fronte dell’inflazione Trump colleziona il suo punteggio più basso: solo il 32% lo approva, complici anche i dazi che hanno fatto salire i prezzi. Sull’economia in generale a promuoverlo è solo il 41%, e non va meglio sull’immigrazione dopo gli incidenti di Minneapolis. Sei americani su 10 si oppongono alle tattiche usate dall’Ice e alle operazioni per la detenzione e la deportazione di migranti.

Il 56% degli elettori è poi convinto che Trump non sia impegnato a proteggere i diritti e le libertà degli americani, mentre un 54% si oppone all’uso della forza militare per forzare cambiamenti in Paesi stranieri. Un dato quest’ultimo particolarmente significativo, visto l’imponente schieramento di forze americane in Medio Oriente per un possibile attacco all’Iran.

Ad attendere Trump alla prova del discorso sullo Stato dell’Unione sono soprattutto i repubblicani. La loro speranza è che il presidente ritrovi il tocco magico e torni a far breccia nei cuori degli elettorali, anche quelli del mondo Maga (con i rapporti incrinati dal caso Epstein), in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Per i conservatori la partita non è facile e il primo banco di prova sarà il Texas, dove sono in corso primarie dure per decidere chi si candiderà al posto del senatore repubblicano uscente John Cornyn. Fra le fila democratiche si battono Jasmine Crockett e James Talarico, ma la vera battaglia è fra i conservatori, e il timore diffuso è che possa vincere Ken Paxton, l’attuale controverso procuratore dello Stato che non piace molto neanche al suo partito. “Se vincerà, i democratici avranno chance che altrimenti non avrebbero avuto”, hanno messo in guardia alcuni strateghi repubblicani. L’allarme non sembra ancora essere arrivato alla Casa Bianca, dove Trump continua a ripetere che i repubblicani vinceranno alle elezioni. Ma per tradizione il partito del presidente in carica esce spesso sconfitto delle midterm: lo spettro dell’anatra zoppa è dietro l’angolo.

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