Dior: il debutto Couture di Jonathan Anderson
Il debutto di Jonathan Anderson nella couture di Dior ha inizio con la vertigine poetica di un contrasto formidabile, quello tra la sacralità di due ciclamini legati da nastri di seta nera e la prosaica dolcezza di un sacchetto di dolci di Tesco. Il dono che John Galliano ha portato a Jonathan Anderson come benedizione per l’esordio da direttore creativo della maison. Da quei fiori definiti «i più belli mai visti» e ora replicati a testa in giù dal soffitto come in un rito di essiccazione che ferma il tempo.

Dior Haute Couture P/E 2026.
Non una retrospettiva nostalgica ma un cabinet de curiosités “vivo” dove il designer costruisce una grammatica delle forme che trasforma il micro in macro e viceversa, in un gioco di proporzioni dove fiori di seta realistici sbocciano su top a palloncino velati di retina e strati di mousseline e organza sfilacciata si sovrappongono fino a sembrare piume.
C’è una tensione continua tra naturale e artificiale visibile nel dialogo con le opere della ceramista Magdalene Odundo, le cui linee antropomorfe e ondulate informano tagli strutturati che drappeggiano il corpo con una fluidità liquida, mentre tessuti del XVIII secolo vengono strappati alla storia per farsi patchwork moderni.
Tutto concorre a un processo culturale che investe anche gli accessori, dalle scarpe che citano gli archivi di Roger Vivier con punte quadrate e tacchi trompe-l’œil fino a una Lady Dior reinventata in lacca colorata e pietre ornamentali come un fossile prezioso. Un discorso coerente che non si esaurisce in passerella ma prosegue nella mostra “Grammaire des Formes” al Museo Rodin. Perché come ricorda Anderson la natura non offre conclusioni ma solo evoluzioni e la moda è un sapere ancestrale che per sopravvivere deve essere praticato nel presente.
Anderson definisce una strategia di sopravvivenza culturale, perché il cuore teorico della sfilata risiede in quel «La créer, c’est la protéger», un concetto che al Museo Rodin trascende il vestito per farsi manifesto di un’eternità effimera, nata tra un fiore regalato, un pacco di biscotti da supermercato e la memoria del futuro.
In alto. Il post pubblicato sul profilo Instagram di Jonathan Anderson il 23 gennaio: «L’anno scorso, poco prima della mia prima sfilata donna per Dior, le prime persone a cui ho voluto mostrare la collezione sono state John Galliano e Alexis Roche. John è venuto con grande gentilezza portando due mazzetti di ciclamini legati con nastri di seta neri e una borsa di torte e dolci di Tesco per il team. Erano i fiori più belli che avessi mai visto, così ho preso questo come punto di partenza, in modo che tutti potessero ricevere lo stesso mazzetto di fiori che avevo ricevuto io. Grazie John per essere così straordinario».
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