Fallito il rimorchio libico della “Arctic Metagaz”, la gasiera in attesa di affondare o incagliarsi tra Malta e Sicilia

Aprile 4, 2026 - 21:00
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Fallito il rimorchio libico della “Arctic Metagaz”, la gasiera in attesa di affondare o incagliarsi tra Malta e Sicilia

Tra un tentativo maldestro e uno mal riuscito, il relitto della gasiera “Arctic Metagaz”, la nave russa di 277 metri di lunghezza per 43 di larghezza – unità gemella del rigassificatore di Piombino (Italis) – colpita da un ordigno esplosivo rimasto ancora senza alcuna rivendicazione la notte del 3 marzo scorso, risulta essere ancora in mezzo al mare, in balia del vento e delle correnti, e sembra in attesa si compia il suo inesorabile destino: affondare in qualche zona nel Mediterraneo centrale oppure andare ad incagliarsi-insabbiarsi in qualche tratto di costa tra le isole maltesi e la Sicilia sudorientale.

Per verità di cronaca, ricordiamo che l’Autorità libica per i porti e i trasporti marittimi ha tentato già nei giorni scorsi di effettuare alcuni tentativi di rimorchiare il relitto ma, sfortunatamente, senza alcun serio risultato operativo, fino a quando il peggioramento delle condizioni metereologiche marine non ha fatto desistere la stessa Autorità dal proseguire nel tentativo rimorchio.

Sarebbe fin troppo facile aprire aspre critiche coi libici che si sono rivelati incapaci di portare a segno quell’impresa tecnicamente assai difficile ma che, intuitivamente, possiamo affermare che avrebbe richiesto ben altre competenze di cui i libici non dispongono.

Un mea culpa peraltro assai appropriato, considerando che siamo alla vigilia di Pasqua andrebbe fatto, puntando l’indice accusatorio verso le istituzioni internazionali e comunitarie, rimaste inerti per un mese ad osservare ma senza reagire, aspettando forse che il relitto affondasse o andasse ad incagliarsi in qualche remota zona della costa africana, lontana dal cuore e dagli interessi dell’Unione europea, i cui otto Paesi mediterranei sono tutti aderenti alla Convenzione di Barcellona e perciò stesso associati al Rempec – struttura di emergenza antinquinamento marino avente sede a Valletta –, che non dispone di fondi per sostenere i costi dell’intervento.

Dopo un lungo assordante silenzio dell’Unione europea, un segnale positivo è arrivato due giorni fa dalla Dg Echo, che ha costituito un team di esperti, alla cui testa è stato posto un Ufficiale della Guardia costiera italiana, distaccato presso la Protezione civile al quale però, purtroppo, non è stato impartita alcuna direttiva specifica su come intervenire e, soprattutto, su quali risorse attingere.

Senza voler apparire in alcun modo fenomeni ma, restando persone che hanno a cuore l’ambiente marino e che dispongono di una minima infarinatura tecnica sul settore dell’antinquinamento marino, ci sentiamo in dovere di consigliare alle istituzioni comunitarie, che hanno il dovere-potere di rispondere all’opinione pubblica dei loro Paesi e, mai come in questo caso, anche a una larga e consistente parte dell’opinione pubblica dell’intera Ue: cosa aspettate a intervenire coi mezzi nautici adatti, dato che l’attuale capacità tecnica consentirebbe di reperibili in Italia e in altri Paesi membri dell’Unione?

Stiamo tutti aspettando, in trepidante attesa, possa insorgere uno scatto d’orgoglio tra i leader della Commissione europea e, se necessario, anche tra i responsabili del Consiglio: trovare i fondi necessari a sostenere l’intervento, ad horas, senza più nessun rinvio; fate muovere oggi stesso, viglia di Pasqua, i rimorchiatori adatti a poter intervenire sul quel relitto: non si può più rinviare.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia