Gap, vendite a 15,4 mld $ nel 2025 (+2%). Ma i dazi pesano sui margini

Mar 10, 2026 - 07:00
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Gap, vendite a 15,4 mld $ nel 2025 (+2%). Ma i dazi pesano sui margini
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Gap ha chiuso l’esercizio fiscale 2025 appesantito dalle crescenti pressioni sui costi legate ai dazi sulle importazioni negli Stati Uniti. Il gruppo statunitense che, oltre all’omonimo marchio, controlla anche Old NavyBanana Republic e Athleta, ha registrato nel fiscal year chiusosi il 31 gennaio 2026 ricavi per 15,4 miliardi di dollari (circa 14,2 miliardi di euro), in crescita del 2% a cambi correnti rispetto all’anno precedente, con vendite comparabili in aumento del 3 per cento. Nel quarto trimestre il player ha invece segnato ricavi per 4,2 miliardi di dollari, in crescita sempre del 2% a cambi correnti. La performance, in linea con le attese sul fronte del fatturato ma leggermente sotto le stime per quanto riguarda l’utile per azione, riflette un contesto di consumo ancora selettivo, fa sapere l’azienda nella nota dei conti.

Nel trimestre il margine lordo si è attestato al 38,1%, in flessione di 80 punti base su base annua, penalizzato in particolare dal calo del merchandise margin, sceso di 90 punti base. La società ha indicato tra i principali fattori l’impatto dei dazi, stimato in circa 200 punti base, oltre a dinamiche di costo legate alla supply chain. Le spese operative sono state pari a 1,4 miliardi di dollari, mentre l’utile operativo ha raggiunto 229 milioni con un margine del 5,4 per cento. L’utile netto trimestrale si è attestato a 171 milioni di dollari, con un utile per azione diluito di 0,45 dollari, mancando di un centesimo le aspettative degli analisti.

Sull’intero esercizio fiscale 2025 l’utile operativo ha raggiunto 1,1 miliardi di dollari, con un margine operativo del 7,3%, mentre l’utile netto si è attestato a 816 milioni e l’utile per azione diluito a 2,13 dollari. La società ha generato 1,3 miliardi di dollari di flussi di cassa operativi e 823 milioni di free cash flow. A fine esercizio la posizione di cassa, equivalenti e investimenti a breve termine ha raggiunto i 3 miliardi di dollari, in aumento di 414 milioni rispetto all’anno precedente. Il gruppo ha inoltre restituito agli azionisti 402 milioni di dollari tra dividendi e riacquisti di azioni, e ha annunciato un nuovo programma di buyback da 1 miliardo di dollari.

Dal punto di vista dei canali, l’online continua a rappresentare una leva rilevante: nel quarto trimestre le vendite digitali sono cresciute del 5% e hanno rappresentato il 42% del fatturato totale. Sull’intero anno l’e-commerce ha registrato un incremento del 4% e ha inciso per il 39% sulle vendite complessive del gruppo.

L’analisi per marchio mostra una dinamica eterogenea all’interno del portafoglio. Old Navy, che resta il brand di maggior peso, ha registrato nel quarto trimestre vendite per 2,3 miliardi di dollari, in crescita del 3% a cambi correnti. Su base annua il brand ha generato ricavi per 8,7 miliardi di dollari (+3 per cento).

Il marchio Gap ha invece mostrato una delle dinamiche più vivaci del portafoglio. Nel quarto trimestre le vendite hanno raggiunto 1,1 miliardi di dollari (+8%), mentre sull’intero anno fiscale ha registrato ricavi per 3,5 miliardi di dollari, in aumento del 5 per cento.

Banana Republic ha continuato a beneficiare della strategia di elevazione del prodotto e di un marketing più mirato. Nel quarto trimestre il marchio ha registrato vendite per 549 milioni di dollari, in aumento dell’1 per cento. Su base annua il fatturato ha raggiunto 1,9 miliardi di dollari, in lieve calo dell’1 per cento.

Più complessa la situazione di Athleta, che continua ad attraversare una fase di ristrutturazione. Nel quarto trimestre il marchio ha registrato vendite per 354 milioni di dollari, in calo dell’11 per cento. Su base annua il fatturato si è attestato a 1,2 miliardi di dollari, in diminuzione del 10 per cento. Il brand ha registrato così il quinto trimestre consecutivo di contrazione delle vendite, mentre il gruppo prosegue gli interventi per rilanciarne il posizionamento nel segmento dell’activewear.

Sul fronte dell’outlook, il gruppo ha segnalato che le prospettive restano condizionate dalle tensioni commerciali e dall’incertezza normativa legata ai dazi sulle importazioni negli Stati Uniti. Gap si è unita infatti a una lista crescente di aziende del settore che stanno lanciando segnali di allarme sulle pressioni derivanti dalla politica commerciale statunitense. Durante la conference call successiva alla pubblicazione dei risultati, la chief financial officer Katrina O’Connell ha sottolineato come le variazioni delle tariffe globali nel 2025 abbiano avuto un impatto significativo sulla redditività del gruppo.

La società ha stimato infatti che i dazi sulle importazioni possano generare un impatto di circa 200 punti base sul margine lordo nel trimestre in corso. Circa il 46% dei prodotti Gap proviene infatti da paesi del sud-est asiatico come Vietnam e Indonesia, che sono stati colpiti dalle misure tariffarie introdotte lo scorso anno. L’azienda sta lavorando per diversificare le fonti di approvvigionamento e ha già aumentato i prezzi su alcune categorie, tra cui il denim, nel tentativo di compensare parte dell’impatto dei costi.

L’incertezza normativa è accentuata anche dal fatto che le previsioni della società non includono gli effetti della recente sentenza della Corte Suprema statunitense sui dazi legati all’International Emergency Economic Powers Act del 1977 né eventuali nuovi dazi temporanei introdotti dall’amministrazione statunitense. Secondo Sky Canaves, analista di eMarketer, proprio l’incertezza della politica commerciale americana rappresenta oggi la principale fonte di pressione per l’intero settore dell’abbigliamento, rendendo più difficile per le aziende decidere se assorbire o trasferire ai consumatori i maggiori costi.

Per l’esercizio fiscale 2026 Gap prevede una crescita delle vendite tra il 2% e il 3% a cambi correnti, ma ha indicato un utile annuo rettificato compreso tra 2,20 e 2,35 dollari per azione, un livello in gran parte inferiore alle stime medie degli analisti, pari a circa 2,32 dollari secondo i dati Lseg. L’annuncio ha contribuito a spingere il titolo in calo di circa il 7% nelle contrattazioni after-hours.

Nel frattempo il gruppo continua a investire nel rafforzamento del brand e nella trasformazione operativa. Le spese in conto capitale sono previste intorno ai 650 milioni di dollari per l’intero anno fiscale, in aumento rispetto ai 470 milioni registrati nel 2025, mentre l’azienda prosegue il lavoro di ottimizzazione della supply chain e di sviluppo delle proprie piattaforme digitali per sostenere la crescita nel medio termine.

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Redazione Redazione Eventi e News