Meta, ancora bufera sugli smart glasses: video degli utenti analizzati da revisori esterni
Il colosso statunitense torna al centro delle polemiche sulla privacy, questa volta per i suoi smart glasses. Come ricostruito da un’inchiesta dei giornali svedesi Svenska Dagbladet e Göteborgs-Posten, il gigante dell’hi-tech si sarebbe affidato a un’azienda con sede in Kenya per revisionare i video registrati con gli occhiali prodotti insieme a EssilorLuxottica con i marchi Ray-Ban e Oakley (che hanno inciso significativamente sulle vendite del 2025 del gruppo italiano).
Ai dipendenti della società appaltatrice sarebbe stato affidato il compito di esaminare le registrazioni degli utenti, passando in rassegna materiale che in molti casi conteneva anche momenti personali e intimi, come rapporti sessuali o la visione di materiale pornografico – due degli esempi citati nell’inchiesta e ripresi dalla stampa.
Interpellata dalla Bbc, e come si legge sul Il Post, Meta ha confermato che in alcuni casi utilizza lavoratori di aziende esterne per migliorare le prestazioni dei propri prodotti tecnologici e l’esperienza degli utenti, compresi i video registrati con gli smart glasses. Meta afferma tuttavia che i contenuti restano sul dispositivo che li ha registrati, a meno che gli utenti non scelgano di condividerli con l’azienda o con altri. In questi casi, spiega il gruppo, i dati possono essere analizzati da collaboratori esterni dopo un processo di filtraggio pensato per tutelare la privacy delle persone.
Secondo alcuni revisori citati dalla stampa svedese, però, questi filtri non funzionerebbero sempre e talvolta permetterebbero di vedere i volti degli utenti. A destare ulteriore preoccupazione sarebbe anche l’accesso dei revisori alle trascrizioni di alcune conversazioni tra gli utenti e l’intelligenza artificiale degli occhiali, utilizzate per verificare che il sistema risponda correttamente alle domande. I lavoratori avrebbero inoltre raccontato di operare in condizioni molto controllate: non possono utilizzare il telefono sul posto di lavoro e sono costantemente monitorati da telecamere.
Di base gli smart glasses consentono di attivare la telecamera manualmente o tramite comando vocale e segnalano la registrazione con una piccola luce sulla montatura. Oltre a scattare foto e video, integrano microfoni e altoparlanti che permettono di telefonare, ascoltare musica e interagire con l’intelligenza artificiale, ad esempio per inviare messaggi o ricevere la descrizione audio di ciò che la telecamera riprende.
Di fronte alle polemiche, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg (di recente ospite alla sfilata di Prada proprio per quello che la stampa pensa possa essere un imminente accordo sugli smart glasses) ha precisato alla Bbc che la possibilità che alcuni contenuti vengano visionati da revisori esterni è indicata nell’informativa sulla privacy accettata dagli utenti al momento dell’attivazione degli occhiali. L’azienda ha fornito all’emittente un link alle condizioni d’uso dei dispositivi, senza però indicare con precisione il punto in cui si fa riferimento alla revisione da parte di operatori umani.
Non è la prima volta che gli occhiali intelligenti dell’azienda finiscono al centro delle critiche. Secondo quanto ricostruito dalla trasmissione Report e riportato da la Repubblica lo scorso novembre, Meta avrebbe rischiato una maxi sanzione – inizialmente stimata in 44 milioni di euro – per presunte violazioni della normativa sulla privacy legate ai primi smart glasses Ray-Ban Stories. Le contestazioni riguardavano da un lato la scarsa trasparenza verso le persone riprese, poiché la piccola luce a led che segnala la registrazione sarebbe stata facilmente occultabile, e dall’altro il consenso degli utenti, ritenuto insufficiente rispetto alla raccolta e al trattamento dei dati. Secondo il programma condotto dal giornalista Sigfrido Ranucci, la multa sarebbe stata prima ridotta a 12 milioni e poi annullata per scadenza dei termini.
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