“Gira la vite”: come il vino italiano può rispondere alla crisi climatica

Febbraio 23, 2026 - 19:30
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“Gira la vite”: come il vino italiano può rispondere alla crisi climatica

Terreni sempre più “poveri”, eventi estremi e attacchi di insetti alieni: ma le soluzioni ci sono. Ne abbiamo discusso mercoledì 18 febbraio a MyPlant&Garden, durante il convegno “Gira la vite: la crisi climatica incide sul vino a cominciare dai vigneti”

La crisi climatica, che non è più un’ipotesi di scenario, bensì un quadro strutturale sta incidendo in maniera inequivocabile anche sulla viticoltura italiana, entrata stabilmente nell’era dell’adattamento climatico.

Non si tratta più di mitigare effetti sporadici, ma di gestire una nuova normalità fatta di eventi estremi, stress idrico, proliferazione di parassiti e instabilità produttiva.

Ne abbiamo discusso a MyPlant&Garden 2026, durante il convegno Gira la vite: la crisi climatica incide sul vino a cominciare dai vigneti.

Vite e clima: 376 eventi estremi e un settore che deve reinventarsi

Il dato che apre il confronto è netto: nel 2025 in Italia si sono registrati 376 eventi climatici estremi come rilevato da Legambiente/Unipol.

Un numero che, secondo il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, si traduce in una proiezione preoccupante: come esposto dalla nostra direttrice e moderatrice dell’evento, M.Cristina Ceresa, “senza interventi di mitigazione e adattamento, il settore agroalimentare italiano potrebbe subire perdite fino a 12,5 miliardi di euro annui entro il 2050“.

E il comparto vitivinicolo, fiore all’occhiello dell’agrifood tricolore, è indubbiamente tra i settori più esposti, tantè che il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di norme volto a rafforzare la capacità di adattamento dei produttori e a intercettare nuove opportunità di mercato.

Si parla di cofinanziamenti per aiutare gli agricoltori ad adattarsi più rapidamente ai cambiamenti climatici.

Il suolo al centro della strategia europea

Se la vite è la parte visibile, è il suolo la vera infrastruttura nascosta da difendere anche con quello che la nostra linea editoriale intravede nell’unione delle competenze (leggi anche mai smettere di formarsi).

Per questo Ceresa ha ricordato come stia partendo un master presso il Cineas Consorzio Universitario fondato dal Politecnico di Milano che, in collaborazione con Ansacodi, ha ideato il corso specialistico Agririsk Management, destinato a chi opera nel settore e necessita di una visione completa e aggiornata delle dinamiche di rischio in agricoltura.

Microbioma, prevenzione e medicina di precisione per le piante

Al suolo, e in particolare al suo microbioma, Caterina La Porta, docente di Patologia Generale dell’Università degli Studi di Milano e coordinatrice direttivo del Centro per la complessità e i biosistemi, dedica da tempo attenzione e ricerche con i progetti Grade e Nemesis, focalizzati sulla salute del terreno e sulla prevenzione delle patologie vegetali.

Grade può prefigurarsi come “una strategia preventiva basata su miscele di metaboliti microbici e composti naturali, senza impatto sulla biodiversità e con sostanze approvate a livello Ue“.

È oggetto di brevetto internazionale e applicabile a diverse colture, inclusa la vite. Il progetto è risultato tra i vincitori dell’iniziativa Seed4Innovation dell’Università degli Studi di Milano, assicurandosi un investimento di 40mila euro.

Nemesis è invece un progetto di ricerca Horizon Europe, che lavora per contrastare la desertificazione e il degrado del suolo nell’area Mediterranea.

Il paradigma illustrato da La Porta è chiaro: “applicare al vigneto logiche di agricoltura di precisione, fino a una vera e propria medicina di precisione vegetale, con analisi dei microrganismi, inferenza metabolica e monitoraggio avanzati“.

Ecosistemi alpini e adattamento territoriale

Restando nel campo della ricerca, il progetto il progetto Respond (Interreg Alpine Space), illustrato da Sebastian Candiago, post-doc, professorship of Ecological Services (Pes) presso l’Università di Bayreuth.

Qui si affronta il tema nelle regioni viticole alpine, dove la vulnerabilità climatica è particolarmente marcata. L’approccio è quello dell’Ecosystem based adaptation: soluzioni verdi, incremento della biodiversità, gestione agroecologica e co-progettazione con gli stakeholder locali.

I primi risultati e le prime mappature indicano che l’aumento della complessità ecologica può rafforzare l’adattabilità dei vigneti senza comprometterne l’identità produttiva.

Ingegneria e tecnologia per la viticoltura del futuro

In tema di adattabilità, pare che la vite non abbia alcun problema a crescere in vaso e neppure in centro città. Succede al Politecnico di Torino, dove ha preso forma Campus Grapes, progetto sviluppato dall’ateneo insieme alle startup PlantZcare e Citiculture, quest’ultima fondata dal viticoltore Luca Balbiano.

Una vigna urbana, ma soprattutto un laboratorio a cielo aperto. Come ha sottolineato Danilo Demarchi, docente del Dipartimento di Elettronica e Comunicazioni e fondatore delle Ieee Transactions on AgriFood Electronics, si tratta di “ingegneria applicata alla viticoltura“.

Tra robot che percorrono filari improvvisati, sensori wearable capaci di monitorare in tempo reale lo stato fisiologico delle piante e applicazioni di biochar per sequestrare CO2 migliorando al contempo la fertilità del suolo, il progetto si presenta come un concentrato di innovazione.

Un’iniziativa che unisce rigenerazione urbana, ricerca e sperimentazione didattica, in perfetta chiave climate smart. La prima vendemmia? “Ci sarà da aspettare ancora un po’” Ma intanto le barbatelle crescono sotto stretta osservazione.

Energia e competitività: il nodo dei costi

Tornando alla viticoltura, nel senso più canonico del termine, è indubbio come il cambiamento climatico incida sui costi energetici.

Marco Brunatto, head of sales B2b E.On Italia, ha evidenziato come “nel settore vitivinicolo l’energia alimenta irrigazione, monitoraggi, refrigerazione e vinificazione. La stabilità energetica diventa quindi un fattore competitivo“.

A tal proposito, particolarmente interessante è il bando Parco Agrisolare 2026, che prevede installazioni fotovoltaiche su coperture esistenti, con vincolo di autoconsumo e priorità per aziende agricole e cooperative, nonché ovviamente per le Comunità energetiche rinnovabili.

Ridurre la dipendenza dai mercati energetici non è solo una scelta ambientale, ma una leva di pianificazione finanziaria e di pianificazione Esg“.

Insetti, stress idrico e nuove dinamiche biologiche

Cambiamento climatico che non incide solo, purtroppo, sui costi energetici. Come evidenziato da Stefano Amadeo, dottore agronomo, Ad di Vitenova, il cambiamento climatico sta modificando le dinamiche entomologiche nei vigneti.

L’aumento delle temperature favorisce più generazioni annue di alcuni insetti dannosi, anticipa i voli e prolunga l’attività stagionale, con una pressione crescente sui grappoli a fine ciclo. Non è solo un problema di quantità.

È un tema di qualità delle rese, di equilibrio zuccherino e di sostenibilità economica. Le ondate di calore possono aumentare il grado alcolico potenziale, mentre le bombe d’acqua e le grandinate compromettono interi raccolti.

Parallelamente, lo stress idrico rende centrale la gestione della sostanza organica nel suolo per migliorare la capacità di trattenere acqua. Chi passa le giornate tra i filari lo sa. E corre ad adottare soluzioni, come quelle anticipate da Amadeo, in un ottica anche biologica.

Genetica, vitigni antichi e nuove selezioni

Come proteggersi? Una soluzione potrebbe essere la genetica. Cinzia Montemurro, professore associato di genetica (Disspa)dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, ha evidenziato come il recupero e la caratterizzazione molecolare di vitigni antichi consenta di individuare varietà più resistenti a siccità e patogeni.

Parallelamente, programmi di breeding stanno sviluppando nuove combinazioni resistenti alle malattie e adatte alle mutate condizioni climatiche. La ricerca si sta concentrando in particolare su ciò che accade alla pianta in condizioni di stress idrico, per selezionare risposte fisiologiche più efficaci.

Insomma, la ricerca non abbassa la guardia per aiutare un settore che è alle strette tra crisi climatica e cambi di abitudini alimentari. Il valore di un singolo bicchiere di buon vino ha a che fare con tutto questo.

L'articolo “Gira la vite”: come il vino italiano può rispondere alla crisi climatica è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

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