Sicilia, sentinella del cambiamento climatico nel Mediterraneo

Dieci anni fa, il 15 dicembre 2015, i rappresentanti di 196 Paesi si riunirono a Parigi in occasione della COP21, firmando il celebre Accordo che avrebbe dovuto limitare l’aumento della temperatura globale entro 1.5 °C rispetto all’era preindustriale. Un obiettivo ambizioso, che oggi sappiamo non essere stato raggiunto nei tempi previsti (vedi anche Accordo di Parigi: dieci anni dopo, a che punto siamo? ).
A dieci anni da questo storico Accordo, la Sicilia si è trasformata in un vero e proprio laboratorio naturale per lo studio del riscaldamento globale. È per questa sua natura di osservatorio privilegiato che i giornalisti del quotidiano francese Le Monde si sono affidati ai ricercatori dell’INGV per realizzare un reportage sul campo. Matthieu Goar e la fotografa Adrienne Surprenant, dopo avere viaggiato in tutti i continenti per mostrare con i loro servizi i danni del cambiamento climatico, cercavano una zona del Mediterraneo che fosse l’emblema tra le aree europee maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico. Il tour scientifico organizzato ha permesso loro di vedere come gli scienziati dell’INGV svolgano studi teorici e applicati, osservando costantemente le trasformazioni fisiche del nostro pianeta, tra passato, presente e futuro.
Un’isola nel cambiamento climatico: i dati IPCC e la realtà locale
Il quadro globale descritto dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è inequivocabile: l’aumento della CO2 atmosferica, gas serra di origine antropica responsabile del riscaldamento globale, è passato dalle 280 ppm dell’era pre-industriale alle oltre 420 ppm di oggi, portando le temperature globali a livelli senza precedenti nella storia recente del pianeta.
In questo contesto, il Mediterraneo rappresenta un hotspot climatico, cioè un’area in cui il riscaldamento procede a una velocità superiore di circa il 20% rispetto alla media globale. Anche l’Europa si sta riscaldando a un ritmo più rapido, con aumenti di 2–3 °C rispetto ai valori storici.
In questo scenario, la Sicilia assume un ruolo da “sentinella”: qui le anomalie termiche, l’estremizzazione dei fenomeni meteorologici e l’erosione costiera indotta dall’aumento del livello marino, anticipano ciò che potrebbe accadere nel resto del continente.
Lungo gli oltre mille chilometri percorsi in cinque giorni alla fine di agosto tra Catania e Agrigento, i dati scientifici hanno trovato immediata conferma visiva di quanto sta accadendo. Presso la Riserva di Vendicari, l’innalzamento del livello del mare non è più una proiezione statistica: le antiche cave greco-romane sono sommerse da circa un metro d’acqua, il mare avanza e la costa è in erosione. «U mari sa manciò», “se l’è mangiata il mare”, ha raccontato un pescatore riferendosi a una spiaggia della vicina baia, scomparsa in poco tempo dopo secoli di esistenza. Un’espressione semplice che racchiude una trasformazione profonda.
Gli studi indicano che entro la fine di questo secolo il livello marino nel Mediterraneo potrebbe aumentare anche di oltre un metro, ridisegnando completamente la linea di costa siciliana, minacciando ecosistemi fragili, infrastrutture costiere e siti archeologici unici.
Eventi estremi e la “tropicalizzazione” del Mediterraneo
L’aumento della temperatura media, culminato nel record europeo di 48.8 °C registrato l’11 agosto 2021 a Floridia, in provincia di Siracusa, non causa solo disagio termico a uomini ed animali, ma altera profondamente gli equilibri energetici tra oceano e atmosfera.
I dati del programma Copernicus e i recenti studi confermano la progressiva intensificazione degli eventi meteorologici estremi in Sicilia: piogge violente, temporali improvvisi, mareggiate sempre più energetiche. In queste condizioni, il mare accumula calore (con picchi di 30°C in estate) e diventa un enorme serbatoio di energia favorire la formazione di Medicane (Mediterranean tropical-like cyclones).
Questi sistemi, pur avendo dimensioni inferiori rispetto agli uragani tropicali, possono generare venti superiori ai 100 km/h, precipitazioni intense e mareggiate in grado di produrre danni rilevanti a infrastrutture e territori. Le coste della Sicilia orientale hanno già sperimentato gli effetti di eventi come Apollo nel 2021, Helios nel 2023 e Qendresa nel 2014. Episodi localizzati, come la tromba marina che il 10 agosto 2024 ha causato l’affondamento del superyacht Bayesian al largo di Palermo, ricordando come anche eventi localizzati possano avere impatti significativi.
Alcuni studi suggeriscono che l’intensità media dei Medicans potrebbe aumentare di intensità fino al 15–20% entro il 2100, con una possibile estensione verso nord delle aree interessate e una maggiore incidenza proprio sulla Sicilia.
In un Mediterraneo più caldo, anche gli equilibri biologici stanno cambiando drasticamente. La diffusione del granchio blu (Callinectes sapidus) a Vendicari non è un episodio isolato, ma rientra in un processo di “tropicalizzazione” in cui specie non autoctone provenienti dal Mar Rosso o dall’Atlantico trovano condizioni favorevoli, entrando in competizione con la fauna locale e incidendo sulle attività di pesca tradizionali.
L’adattamento: la scienza dell’INGV tra monitoraggio e ascolto del territorio
Il ruolo dell’INGV è produrre conoscenza per trasformare i complessi dati scientifici in informazioni pratiche per la società per aumentare la consapevolezza della popolazione dei cambiamenti in atto e intraprendere azioni di adattamento. Durante il viaggio, è stato possibile osservare come la risposta alla siccità estrema risieda talvolta nel dialogo tra ricerca e territorio. Ad esempio, nella Valle dei Templi, la scarsità d’acqua è diventata una sfida quotidiana a causa della riduzione significativa dei livelli delle falde acquifere. Tuttavia, alcune risposte possono arrivare dal recupero del sapere attraverso l’uso di tecniche di irrigazione tradizionali e la piantumazione di varietà arboree locali più resistenti che permettono di risparmiare fino al 30% di acqua, garantendo la coltivazione e lo sfruttamento di mandorleti e agrumeti in un suolo sempre più arido.
Conclusione
Il cambiamento climatico in Sicilia è una realtà che stiamo osservando e misurando giorno dopo giorno. Il nostro compito di ricercatori è quello di trasferire ai decisori politici e alla popolazione le conoscenze scientifiche per affrontare con consapevolezza gli effetti del cambiamento climatico, ascoltando chi vive quotidianamente il territorio. La collaborazione con la stampa internazionale, nata dalla proposta di itinerario scientifico, ha confermato l’importanza della ricerca INGV non solo per la comunità accademica, ma per presentare dati e risultati a chi ha il compito di narrare al mondo la complessità delle sfide che ci attendono. Solo unendo rigore scientifico e consapevolezza potremo cercare di mitigare gli impatti di un futuro che è già qui.
Mentre stiamo scrivendo questo articolo, tra il 18 e il 22 gennaio 2026 le coste della Sicilia vengono colpite da un nuovo evento estremo di intensità particolarmente elevata: la tempesta Harry. Venti oltre i 100 km/h e onde alte fino a 16 metri, mostrano come l’intensità di questi eventi stia superando le capacità di resilienza delle nostre infrastrutture costiere, colpendo porti, abitazioni e zone di alto valore ambientale. I danni sono ancora difficilmente calcolabili, ma non ci sono vittime, grazie all’allerta meteo inviato dai centri meteorologici e dalla Protezione Civile.
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