La crisi climatica è la grande assente sulla narrazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina

Questa domenica si chiuderanno le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ma durante (e prima) i Giochi è stata una rarità tra i media mainstream sentir anche solo nominare la crisi climatica, che pure condiziona in modo determinante la possibilità di svolgere competizioni su neve e ghiaccio, dato che gli anni più caldi mai registrati nella storia sono stati tutti negli ultimi 11. Un dato che continuerà a peggiorare se l’umanità non saprà mettere un freno alle emissioni di gas serra – legate all’impiego di combustibili fossili, come gas e petrolio – che guidano il riscaldamento globale in corso.
L’ultimo rapporto commissionato da Greenpeace Italia all’Osservatorio di Pavia, che ha riguardato i principali TG nazionali delle reti Rai, Mediaset e La7 andati in onda nella fascia prime-time e i contenuti pubblici delle pagine Facebook dei principali media e giornalisti italiani nei tre mesi antecedenti l’inizio dei Giochi, evidenzia che soltanto il 3% dei servizi dei TG (uno su 188) e il 4% dei post Facebook hanno focalizzato l’attenzione sull’impatto ambientale dell’evento, mentre il tema della crisi climatica è stato trattato appena dallo 0,5% dei servizi televisivi e dallo 0,1% dei contenuti social (tre post su oltre duemila). Del tutto assente il problema della sponsorizzazione delle Olimpiadi da parte di aziende del petrolio e del gas come Eni, fra i maggiori responsabili della crisi climatica.
«La crisi climatica dovrebbe essere un argomento di primo piano perché mette a rischio il futuro stesso degli sport invernali: secondo uno studio commissionato dal Comitato Olimpico Internazionale, infatti, entro il 2080 oltre la metà delle località idonee a ospitare i Giochi Olimpici Invernali non potrà più farlo a causa del riscaldamento globale, alimentato dalle aziende dei combustibili fossili come Eni», dichiara Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Se gli impatti climatici vengono ignorati e la sostenibilità resta uno slogan, di fatto si favoriscono operazioni di greenwashing dannose per il pianeta e anche per la credibilità degli stessi Giochi Olimpici e Paralimpici».
Proprio su questo tema, Greenpeace Italia ha lanciato una campagna per chiedere al Comitato Olimpico Internazionale di interrompere tutte le sponsorizzazioni e partnership con le aziende del gas e del petrolio, per salvaguardare i Giochi Olimpici presenti e futuri.
Oltre un anno e mezzo fa, anche il segretario generale dell’Onu António Guterres si è soffermato ampiamente sul greenwashing alimentato dalle industrie dei combustibili fossili grazie a vaste campagne pubblicitarie: «Esorto ogni Paese a vietare la pubblicità delle aziende produttrici di combustibili fossili, e invito i media a smettere di farla». In Italia al momento c’è solo un’avanguardia di testate che aderisce a questi principi, quelle aderenti – greenreport compresa – alla coalizione Stampa libera per il clima promossa da Greenpeace.
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