I grandi alberi testimoni del tempo dell’Isola d’Elba

Mar 10, 2026 - 15:30
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I grandi alberi testimoni del tempo dell’Isola d’Elba

Ad una certa età è inevitabile salutare questi amici silenziosi che per secoli ci hanno osservati, accogliendo oltre a noi tutte le forme di vita e regalandoci bellezza, refrigerio e preziose fragranze. Ci sono situazioni nelle quali si può intervenire (su base scientifica) per salvare il salvabile, come si potrebbe fare a Lacona con il pinone e altre dove è proprio l'approccio umano e politico sbagliato ad indebolire e porre in situazione critica le presenze arboree e in particolare quelle storiche. Questo è il caso del pino di Monserrato,vero e proprio custode di una comunità per generazioni, danneggiato dai mezzi parcheggiati per decenni che ne hanno decretato il deperimento, a cui sono state prestate cure tardive visto che l’albero era già morto, completamente secco. Eppure si dice vivo e vegeto…
È questo anche il caso del platano monumentale di Rio, posto come è noto davanti al Palazzo del Burò (gli ex uffici delle miniere). Fin dal 2021 questo monumento verde era stato oggetto di un richiesta al Comune per l'inserimento nell'albo regionale degli Alberi Monumentali. Questo ai sensi della legge n. 10/2013 che, oltre a formulare una definizione giuridica univoca di albero monumentale (a livello nazionale), stabilisce per ogni Comune, l’obbligo di censire sul proprio territorio gli alberi che presentano le caratteristiche di "monumentalità" attraverso il coordinamento delle Regioni e del Corpo forestale dello Stato.
L’11 settembre 2023 sono iniziati i lavori di sgombero, pulizia, assistenza, indagine, presso il Palazzo del Governatore delle miniere a Rio Marina.
Di fronte all’entrata principale si trova un platano di 220 anni circa, di notevoli dimensioni e in ottimo stato di salute. Questo è uno tra i pochi alberi della Libertà sopravvissuti.
Durante la Rivoluzione francese i repubblicani piantarono il primo albero della libertà nel 1790, a Parigi. Gli alberi della libertà vennero successivamente messi a dimora in ogni municipio di Francia e anche in Svizzera e in Italia, dove ormai ne esistono solo pochissimi esemplari, come raccontato da Stefano Mancuso nel suo libro “La pianta del mondo” ed. Laterza 2020.
Visto il trattamento di taglio inutile e dannoso subito dall'esemplare riese, i cittadini promotori dubitano che la richiesta sia mai stata presa in considerazione, nonostante una perizia tecnica affidata ad un serio professionista, che ne certificava la buona salute e che non ha certo prescritto questo danneggiamento. È qui appena il caso di ricordare che le capitozzature 'falliche' di questo tipo, (abolite da decenni in Europa), indeboliscono oltre modo la pianta nello sforzo vegetativo immane di ripristinare l' architettura naturale, esponendola alle malattie fungine lungo i numerosi tagli senza rispetto dei collari. Siamo anche molto preoccupati della tutela dell’apparato radicale del platano visto gli imminenti lavori edili senza il controllo di un tecnico arboricoltore.
Al fine di garantire la massima tutela agli esemplari monumentali, la legge ne vieta l’abbattimento nonché le modifiche dei relativi apparati. Per il danneggiamento e gli abbattimenti non autorizzati la norma, salvo che i fatti non costituiscano reato, prevede sanzioni amministrative comprese tra i 5.000 e i 100.000 €.
A tutt’oggi, nonostante ripetute richieste sullo stato della pratica amministrativa conseguente alla segnalazione, indirizzate al Sindaco del Comune di Rio e all’Assessore all’ambiente, non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
Questo importante monumento storico, che potrebbe essere valorizzato ai fini di un turismo culturale che già mostra grande interesse per il limitrofo Museo minerario, andava assolutamente preservato nella sua integrità.
Un patrimonio di tutti per generazioni è a rischio.
È singolare infatti constatare che per i nostri comuni sembra essere un problema, anziché una risorsa, avere sul proprio territorio questi patriarchi, giacché anche il comune di Capoliveri nel 2023 si è “dimenticato” come successo a Rio di trasmettere in regione Toscana la scheda con la segnalazione del Pino monumentale di Lacona inviata da Legambiente.
Le attuali amministrazioni possono e dovrebbero, ai sensi di legge, porre rimedio prontamente.
L’albero si configura come uno degli esemplari di Pinus pinea più antichi in Italia, presumibilmente ben oltre i 200 anni di età. La sua dimensione, con oltre 30 metri di diametro della chioma, lo rende unico sul territorio dell’isola e meriterebbe non solo lo status di Albero monumentale, ma anche le cure necessarie alla sua sopravvivenza. Per ragioni legate al sito dove è radicato ha subito gravi danni in passato e attualmente versa in una condizione che deve essere attenzionata dalle autorità competenti per evitare il rischio per le persone e la perdita di un altro patriarca. Questo sia per i vecchi cavi da cablaggio installati e mai più monitorati che si stanno includendo danneggiando l’albero, sia per la situazione dell’apparato radicale dove ancora oggi parcheggiano le auto con gravissimi danni. La stagione estiva si avvicina e per i più vecchi abitanti dell’Elba è un brutto momento, come per i più giovani, che non avranno forse la fortuna di emozionarsi di fronte a questi monumenti della natura, dei quali ci dobbiamo prendere cura.

Marco Rinaldi - Supervisor E.A.C. / Alberi Maestri
Lisa Ardita - Legambiente Arcipelago Toscano
Leonardo Preziosi - Italia Nostra sezione Arcipelago Toscano

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