La follia di Trump avrà almeno un effetto collaterale positivo

Febbraio 23, 2026 - 20:30
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La follia di Trump avrà almeno un effetto collaterale positivo

L’incipit perfetto per questo articolo – e direi anche per qualsiasi articolo riguardante i dazi di Donald Trump, la sentenza della Corte Suprema e la successiva reazione del presidente americano – lo ha già scritto Simon Nixon sulla sua newsletter, dunque non c’è ragione per affannarmi a cercarne un altro io: «Come per quasi tutto ciò che riguarda l’amministrazione Trump, il verdetto è stato uno shock ma non una sorpresa». Tanto meno la notizia è stata una sorpresa qui in Italia, dove i fatti hanno questa speciale equanimità: confermano sempre i pregiudizi di tutti (qui però sto plagiando me stesso, del resto è lunedì, chi si sia svegliato pieno di voglia di lavorare scagli la prima pietra). Da noi, un minuto dopo la sentenza, c’era già chi la indicava come la prova provata del fatto che la democrazia americana fosse in gran forma, e dunque non ci fosse motivo di gridare al fascismo per le mattane di Trump, e c’era pure chi la indicava come prova provata del fatto che l’Europa avesse fatto benissimo a non reagire in modo proporzionato ai dazi americani, scatenando un’escalation commerciale, visto che ora tutto si era risolto meravigliosamente da sé.

Per quanto riguarda i primi, suggerirei loro di domandare un parere sullo stato della democrazia americana ai famigliari di Renee Good e Alex Pretti, cittadini statunitensi ammazzati in mezzo alla strada dalle squadracce di Trump. Ma anche di riflettere sul fatto che la pretesa che i dazi fossero motivati da preoccupazioni del presidente per la sicurezza nazionale «è stata smentita dalla sua recente affermazione di avere aumentato i dazi sulla Svizzera dal 30% al 39% semplicemente perché non gli piaceva il tono adottato dal suo primo ministro (sic) al telefono» (anche questo atroce dettaglio, che mi era sfuggito, l’ho tratto dalla newsletter di Nixon).

Per quanto riguarda i secondi, suggerirei di verificare la bontà della linea dell’appeasement commerciale direttamente con la sua principale sostenitrice in Europa, vale a dire Giorgia Meloni, che non dubito risponderà con un misto di imprecazioni e scongiuri. Ma se non ce ne fosse il tempo o l’occasione, si può leggere l’articolo di Federico Fubini sul Corriere della sera in cui è spiegato perché siamo davanti a «un ulteriore inasprimento contro l’Europa dei termini già sfavorevoli dell’accordo commerciale di luglio». E anche l’articolo di Chrystia Freeland, ex vice primo ministro del Canada, sul Financial Times, secondo cui «la sentenza della Corte Suprema offre una rara opportunità per correggere un errore storico» (in breve, quello di incoraggiare Trump sulla strada dei dazi con la propria acquiescenza, finendo così per spuntare la stessa reazione dei mercati, fondata sull’assunto che il resto del mondo avrebbe risposto in modo adeguato). Del resto l’Unione europea è così contenta del risultato che sta discutendo di come reagire, senza escludere le misure più estreme, vale a dire il famoso strumento anticoercizione (per gli amici «bazooka») invocato da tempo dalla Francia e ovviamente caldamente sconsigliato da Palazzo Chigi.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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