La manifestazione dei radicali davanti al Parlamento della Moldova

Ieri siamo arrivati a Odesa, lasciandoci alle spalle la Moldova e i nostri giorni a Chișinău che ci hanno chiarito una cosa: anche il Paese di Maia Sandu ha scelto l’Europa, non solo nelle urne, ma anche nel sentimento d’appartenenza. Eppure, il viaggio d’adesione della Moldova, è stato costantemente ostacolato dalle ingerenze russe. Sabato 21 febbraio a Chișinău abbiamo manifestato davanti al Parlamento della Repubblica di Moldova, con noi ci sono stati anche i giovani di Jef Moldova, per sostenere con convinzione il percorso europeo del Paese. Non un gesto simbolico, ma un atto politico chiaro: la scelta europea della Moldova riguarda l’intero continente.
Il 20 ottobre 2024 la Moldova ha modificato la propria Costituzione attraverso un referendum che ha inserito ufficialmente l’adesione all’Unione Europea come obiettivo nazionale. Una vittoria di misura, è vero, ma dal valore enorme: in un contesto di fortissime pressioni esterne, il popolo moldavo ha scelto l’Europa. Una scelta che parla di Stato di diritto, libertà, democrazia.
A Chișinău le bandiere europee sventolano accanto a quelle nazionali sulle sedi delle istituzioni. Non è solo un’immagine: è la rappresentazione visibile di un orientamento politico e culturale profondo. La Moldova non chiede protezione paternalistica, ma riconoscimento e accompagnamento nel percorso già intrapreso.
Accanto a noi, appunto, i giovani della Jef Moldova. Una generazione che guarda all’Unione europea non come a un’astrazione burocratica, ma come a uno spazio di opportunità concrete: mobilità, studio, lavoro, diritti, sicurezza. Vogliono restare nel loro Paese, ma in un Paese europeo. Questa è una differenza sostanziale, ed è una differenza che deve aiutare anche noi italiani a difendere la democrazia e l’Unione europea da chi la vuole distruggere.
Il contesto, tuttavia, è tutt’altro che semplice. La Moldova è uno degli Stati più esposti alla guerra ibrida e alle interferenze russe. Nel 2023 il Parlamento ha promosso la creazione del Centro per la Comunicazione Strategica e la Lotta alla Disinformazione (StratCom), proprio per rafforzare la resilienza democratica contro campagne di propaganda, manipolazione informativa e destabilizzazione.
La pressione russa è costante, soprattutto nelle fasce sociali più fragili. La strategia è nota: distribuzione di pacchi alimentari, promesse di sostegno economico, pagamenti per orientare il voto verso partiti filorussi, sfruttamento delle difficoltà economiche per costruire consenso geopolitico. È una forma di influenza che agisce sulle vulnerabilità, non sulle idee. Equiparabile all’atteggiamento delle mafie.
Eppure, nonostante tutto, la volontà europea resta viva. È questo che colpisce di più: la determinazione di un Paese piccolo ma consapevole, che difende la propria libertà con strumenti democratici.
Noi, dall’Italia, abbiamo molto da imparare. Dovremmo guardare alla Moldova non come a una periferia da sostenere con condiscendenza, ma come a un laboratorio di resistenza democratica. In un momento in cui l’Europa rischia talvolta di dare per scontate le proprie libertà, qui si comprende cosa significhi davvero scegliere l’Unione europea. La Moldova ha scelto l’Europa. Ora l’Europa deve essere all’altezza della scelta moldava.
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