Lettera al Direttore - Progressioni verticali Difesa: un’occasione mancata

Mar 25, 2026 - 09:30
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Lettera al Direttore - Progressioni verticali Difesa: un’occasione mancata

lentepubblica.it

Riceviamo e pubblichiamo il contributo inviato come “lettera al Direttore” alla nostra mail redazionale da parte di Segnalazioni PA. La comunicazione riguarda alcune non conformità in materia di progressioni verticali per il comparto Funzioni Centrali, in particolare per i dipendenti del Ministero della Difesa.


Progressioni verticali nella Difesa: come vanificare un’opportunità storica e trasformarla in un’occasione mancata.

Quando nel CCNL Funzioni Centrali 2019-2021 sono state introdotte le progressioni verticali in deroga, molti dipendenti pubblici hanno pensato che finalmente sarebbe stato possibile realizzare il sogno di vedersi riconoscere le professionalità acquisite dopo anni, spesso decenni, di servizio nella stessa area in cui erano stati assunti.

Nel Ministero della Difesa questa opportunità riguardava potenzialmente una platea molto ampia.

In particolare, nell’Area numericamente più consistente dell’Amministrazione, quella degli Assistenti, interessava circa 14.000 dipendenti, impiegati spesso in mansioni superiori senza però alcun riconoscimento formale.

A distanza di due anni dall’avvio delle procedure, quei sogni di avanzamento dei dipendenti civili della Difesa sono naufragati in un amaro risveglio.

I numeri parlano da soli.

Secondo i dati disponibili, a fronte di circa 14.000 Assistenti, le progressioni verticali messe a disposizione in due anni dall’Amministrazione Difesa sono state circa 280. Una percentuale minima, per non dire offensiva, rispetto alla platea potenzialmente interessata.

Non solo.

Per finanziare queste procedure erano stati accantonati circa 6 milioni di euro. Di queste risorse, a quanto risulta, meno di un terzo è stato effettivamente utilizzato mentre il resto, se non verrà impiegato entro i termini previsti, tornerà semplicemente al Ministero dell’Economia.

In altre parole: risorse disponibili, norme contrattuali operative, lavoratori interessati — ma progressioni realizzate con il contagocce.

Perché?

E le “stranezze” non si fermano ai numeri.

A copletare il quadro, riducendo drasticamente di fatto il già ridicolo numero di 280, nel corso dell’applicazione delle progressioni verticali si sono registrate scelte organizzative da parte dell’Amministrazione Difesa alquanto singolari che hanno finito per ridurre ulteriormente l’impatto della misura.

Tra queste, la decisione di subordinare la sottoscrizione da parte dei vincitori delle progressioni verticali, alla rinuncia alle progressioni orizzontali, come se valorizzazione professionale e riconoscimento economico fossero strumenti alternativi e tra loro incompatibili.

Una contrapposizione che il contratto collettivo non prevedeva e che ha inevitabilmente ridotto il numero effettivo dei passaggi.

Colpisce, in questo contesto, anche il silenzio con cui questa impostazione, del tutto arbitraria da parte dell’Amministrazione, sia stata accolta dalle Organizzazioni Sindacali che, pur vedendo spuntare nel bando delle progressioni orizzontali un criterio mai contrattato né discusso, non hanno sollevato la minima obiezione. Un aut aut così rilevante, che ovviamente avrebbe influenzato la scelta dei lavoratori, avrebbe probabilmente meritato un confronto più ampio e trasparente ed un’alzata di scudi da parte di chi dovrebbe rappresentare gli interessi dei lavoratori.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: una misura pensata per valorizzare le professionalità interne si è tradotta in poche centinaia di progressioni sulla carta e addirittura in poche decine nella realtà.

A questo punto alcune domande sono inevitabili.

Perché una misura prevista dal contratto collettivo e finanziata con risorse dedicate è stata applicata in modo così limitato?

Perché non utilizzare pienamente le risorse disponibili per consentire a un numero maggiore di dipendenti di accedere all’area superiore?

E’ davvero inevitabile che migliaia di lavoratori restino per tutta la vita professionale nell’area di ingresso, nonostante l’esperienza maturata e le competenze acquisite?

Le progressioni verticali in deroga rappresentavano per molti lavoratori un’opportunità storica.

Nel Ministero della Difesa, almeno finora, questa opportunità sembra essersi tradotta in un risultato fallimentare, naufragato nel mare delle scelte di un’Amministrazione che sembra poco interessata alla crescita professionale dei propri Assistenti così come a quella dei propri Funzionari, per i quali non dimentichiamo, la 4^ area prevista già dal CCNL 2019/2021 resta un libro mai scritto.

La vicenda del Ministero della Difesa non è un caso isolato

Tocca infatti un nodo strutturale della Pubblica Amministrazione: il difficile equilibrio tra reclutamento dall’esterno e valorizzazione delle competenze interne.

Perché se è giusto attrarre nuove professionalità, è altrettanto difficile comprendere come si possa rinunciare a valorizzare chi, da anni, garantisce il funzionamento quotidiano delle amministrazioni

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