L’UE ha bisogno del nichel russo e non lo sanziona, e il porto di Rotterdam lo vende nel mondo
Bruxelles – Il nichel russo? Niente sanzioni, perché all’Unione europea serve troppo per poterlo mettere al bando. La difficoltà dell’UE nella gestione della guerra russo-ucraina, con la necessità di rispondere alle manovre militari del Cremlino da una parte e l’attenzione a non indebolire troppo la propria economia, viene alla luce sulla questione del nichel. Ad oggi non oggetto di sanzioni, la materia prima viene tranquillamente commercializzata in Europa, con i Paesi Bassi a fare da intermediari.
A denunciare la situazione Tom Berendsen, europarlamentare olandese del PPE, che con tanto di interrogazione chiede alla Commissione di proporre sanzioni in merito. “Diverse aziende del porto di Rotterdam svolgono un ruolo chiave nell’esportazione di nichel russo verso l’Europa e oltre“, lamenta il deputato dei popolari europei. Che ricorda: “I proventi di questo commercio contribuiscono al finanziamento della guerra contro l’Ucraina”. Il risultato è che dopo 19 pacchetti di sanzioni dell’UE contro Mosca più un 20esimo annunciato e in fase di definizione, “una nave che trasporta nichel da Murmansk può attraccare ogni mese a Waalhaven (Rotterdam), che ora funge da hub per il commercio di nichel tra Russia e Cina“. Grazie a questa rotta, continua Berendsen, “circa un terzo della produzione totale arriva in Europa, metà della quale viene trasportata in Cina”.
In questo momento però la Commissione europea non può fare niente, ammette la commissaria per Servizi finanziari, Maria Luìs Albuquerque, nella risposta data a nome dell’interno collegio. Le misure in atto, ricorda riferendosi alle sanzioni fin qui varate, “riflettono un attento equilibrio tra la determinazione dell’UE a incidere sulla capacità della Russia di finanziare la sua guerra di aggressione e a limitare, nella misura del possibile, gli impatti negativi sugli Stati membri e sull’industria, tenendo conto della carenza di alcune materie prime essenziali“.
Il nichel è una materia prima essenziale, di cui l’UE non dispone e di cui ha bisogno per portare avanti la propria agenda verde e competitiva. Il metallo in questione è indispensabile per la produzione di batterie, utili per la mobilità elettrica di nuova generale, ma a livello industriale è utile anche per la produzione di leghe resistenti a calore e corrosione. L’acciaio inossidabile passa per il nichel, tanto per avere un’idea. Ma il nichel è utile anche nel settore della ceramica, come elemento per colori e smalti. Insomma, sanzionare il nichel russo non si può. Il metallo di cui l’UE ha bisogno mette in mostra le debolezze e i limiti di un’Europa povera di materie prime e ancora prigioniera di dipendenze strategiche.
Certo, non è detto che in futuro la Commissione non possa immaginare restrizioni, visto che, ricorda Albuquerque, “le misure restrittive dell’UE vengono riviste regolarmente”. Tuttavia la commissaria non dice neppure implicitamente che l’esecutivo comunitario abbia intenzione di aggiornare le sanzioni contro la Federazione russa per includere anche il nichel.
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