Rinnovo CCNL Enti Locali 2022-2024, doccia fredda in busta paga: aumenti minimi

Febbraio 16, 2026 - 13:30
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Rinnovo CCNL Enti Locali 2022-2024, doccia fredda in busta paga: aumenti minimi

lentepubblica.it

Altro che svolta sugli stipendi: la firma definitiva sul rinnovo del contratto delle Funzioni Locali 2022-2024, attesa nelle prossime settimane, rischia di tradursi in incrementi ben più contenuti di quanto molti si aspettassero.


La sottoscrizione del nuovo CCNL è attesa a breve, per la precisione il prossimo 23 febbraio, dopo la certificazione della Corte dei conti sulle pre intese.

Ciò nonostante le cifre lorde annunciate non coincidono con quanto effettivamente finirà sul conto corrente di lavoratrici e lavoratori di Comuni, Province ed enti territoriali.

Il punto centrale è semplice: tra inflazione, anticipi già erogati e tassazione, l’aumento reale si assottiglia fino a diventare, in diversi casi, poco più di qualche decina di euro al mese.

Questo è quanto denunciato dalla FP CGIL Lombardia, che ha messo online “Operazione Verità”, uno strumento pensato per consentire a lavoratrici e lavoratori del comparto di verificare in anticipo quale sarà l’aumento effettivo sullo stipendio dopo la firma definitiva del contratto collettivo nazionale.

Un contratto giudicato insufficiente

Secondo la CGIL, il rinnovo non è in grado di compensare l’erosione del potere d’acquisto subita negli ultimi anni dai dipendenti degli enti locali. A sottolinearlo è il segretario della categoria lombarda, Dino Pusceddu, che definisce l’intesa “un contratto povero”, incapace di rispondere in modo adeguato alla crescita del costo della vita.

Il nodo centrale, spiega il dirigente sindacale, riguarda la mancanza di risorse aggiuntive nella legge di bilancio. Le proposte di modifica avanzate dal sindacato ai parlamentari, finalizzate a rafforzare il fondo destinato al rinnovo, non sono state accolte. Una decisione che ha natura politica e che ha inciso in modo determinante sull’esito finale della trattativa.

Proprio per questo motivo la CGIL non ha firmato l’ipotesi di contratto, scegliendo di avviare una consultazione tra il personale coinvolto.

Inflazione al 16,5%: il divario tra rincari e aumenti

Il triennio coperto dal nuovo contratto è stato segnato da un incremento dei prezzi che ha raggiunto il 16,5%. Un dato che, per il sindacato, avrebbe richiesto uno sforzo economico ben più consistente per evitare una perdita netta di reddito.

Se fossero stati stanziati fondi adeguati, sostiene Pusceddu, gli stipendi avrebbero potuto registrare incrementi attorno al 14,35%, accompagnati da un rafforzamento delle risorse destinate a produttività e indennità. Invece, secondo la valutazione del sindacato, tali misure non si sono concretizzate.

Il risultato, afferma il sindacato, è uno scostamento significativo tra l’aumento nominale previsto dal contratto e l’effettivo recupero del potere d’acquisto.

Un esempio concreto: cosa resta davvero in tasca

Il sindacato del comparto enti locali ha pertanto effettuato simulazioni basate su profili professionali specifici. Prendiamo il caso di un dipendente inquadrato nella categoria D3.

L’incremento lordo indicato è pari a 144 euro mensili. Tuttavia, di questa cifra, 85 euro sono già stati corrisposti nel tempo attraverso la maggiorazione dell’Indennità di Vacanza Contrattuale (Ivc), una voce introdotta per attenuare gli effetti del ritardo nei rinnovi. Altri 25 euro vengono assorbiti dalla tassazione.

Alla fine, l’aumento netto effettivamente percepito si aggira intorno ai 33 euro al mese.

Se l’inflazione fosse stata recuperata integralmente, la crescita retributiva per questo profilo avrebbe dovuto attestarsi attorno ai 317 euro. Il differenziale, quindi, supera i 170 euro mensili. Una distanza che, secondo il sindacato, si ripropone in misura analoga per gli altri livelli di inquadramento. Qui è possibile effettuare simulazioni in base al proprio profilo.

Il peso degli arretrati

La questione non riguarda soltanto gli aumenti futuri, ma anche gli arretrati relativi agli anni già trascorsi. Sempre nel caso preso ad esempio, la perdita accumulata nel periodo coperto dal contratto viene stimata in circa 14.000 euro, mentre la somma riconosciuta ammonta a poco più di 1.100 euro lordi.

Si tratta di una forbice che, nella lettura del sindacato, rende evidente il divario tra le aspettative legate al rinnovo e il risultato finale.

Un altro aspetto sottolineato riguarda il carattere strutturale delle risorse mancanti: ciò che non viene stanziato oggi, sostiene il sindacato, non potrà essere recuperato in futuro. Il mancato adeguamento consolida infatti una base salariale più bassa, sulla quale si costruiranno anche i prossimi rinnovi contrattuali.

Carriere ferme e nessuna nuova area di qualificazione

Le criticità evidenziate non si limitano alla dimensione economica. Secondo la FP CGIL Lombardia, il contratto non introduce risorse per le progressioni verticali, lasciando bloccate le possibilità di avanzamento professionale.

Inoltre, non sarebbe stata istituita un’area dedicata alle elevate qualificazioni, elemento che avrebbe potuto valorizzare competenze e responsabilità crescenti all’interno degli enti locali. La mancanza di strumenti di sviluppo di carriera viene letta come un ulteriore segnale di debolezza dell’impianto complessivo.

Il sindacato richiama anche una realtà che definisce “vergognosa”: la presenza di lavoratrici e lavoratori impegnati in servizi essenziali con retribuzioni inferiori ai mille euro netti mensili. Una condizione che, a suo avviso, stride con l’importanza delle funzioni svolte per le comunità.

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