Via “Senza fissa dimora”: così l’indirizzo fittizio tradisce gli homeless
Per la serie: quando la toppa è peggio del buco. Quando il rimedio, in buona sostanza, fa più danni di quanti ne risolva. Succede in almeno un Comune su dieci che ha istituito la cosiddetta “via fittizia”, la via convenzionale che è presente solo sulla carta ma che consente alle persone senza dimora di ottenere l’iscrizione all’anagrafe, la residenza e quindi la carta di identità.
L’indispensabile carta d’identità
Lo strumento indispensabile, cioè, per accedere ai diritti civili come il voto o soprattutto ai benefici sociali come l’assegno di inclusione o le varie forme di sostegno del welfare locale, dalla casa popolare ai buoni per l’acquisto di alimenti. Senza carta di identità non si va da nessuna parte, infatti.
Peccato che non pochi municipi, pur animati dalle migliori intenzioni, abbiano scelto di intitolare Via senza fissa dimora la strada che non esiste territorialmente.
Una scelta inopportuna, se non infausta, che rischia di svelare la condizione precaria di chi finisce per ritrovarsi sul documento quell’indirizzo virtuale, come visto si tratta solo di una finzione giuridica, ma pesante come un macigno, la via fittizia appunto. Basterebbe invece un pizzico di fantasia come nel caso di Gallipoli che l’ha chiamata Via della Poesia, Ragusa Via di Gelsomina o Todi Via giardini di marzo.
Gli indirizzi che tradiscono gli invisibili
Quante sono le vie istituite ad hoc per dare un recapito alle persone senza dimora? Ma soprattutto che nome hanno? E perché?
VITA ha provato a saperne di più sfogliando la sezione del sito della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora – Fio.Psd che pubblica e aggiorna costantemente l’elenco delle vie fittizie.
Una lista parziale e non ufficiale (non è semplice peraltro verificare presso i siti istituzionali comunali) ma preziosa: al momento censisce 264 Comuni. Val la pena sottolineare, a tal proposito, che il più delle volte le persone senza dimora si trasferiscono nelle grandi città perché lì trovano dormitori e servizi sociali attrezzati per rispondere ai loro bisogni. Motivo che contribuisce a spiegare perché il numero ridotto delle vie fittizie.
Un indirizzo che ostacola l’uscita dalla marginalità
Ebbene, sono 21 i municipi, quasi il 10%, che hanno optato per la denominazione Via Senza fissa dimora. Si va dai capoluoghi di provincia Trento, Campobasso, Trani e Enna a cittadine come Città di Castello, Montagnana, Sarzana, Bisceglie, Lucera. Altre invece hanno puntato su indirizzi simili: Via Sconosciuta (Bra), Via Introvabili (Omegna), Via del Viandante (Manduria), Via degli Apolidi (Partinico). Nomi che tradiscono la realtà e che possono ostacolare, anziché agevolare, l’uscita dalla marginalità.
E se cambiassimo linguaggio?
«Proviamo a immaginare una persona che va a chiedere un posto di lavoro con una carta di identità su cui è scritto Via Senzatetto», fa notare Antonio Mumolo, presidente di Avvocato di strada, storica associazione di tutela legale degli ultimi. Certo, anche l’indirizzo “Casa comunale”, scelto da almeno il 50% dei municipi con la via fittizia, può lasciare intuire qualcosa ma non spiattella la realtà come “Via Senza dimora”.
«Servirebbe da un lato promuovere sempre un linguaggio eticamente corretto e non stigmatizzante, dall’altro individuare degli specifici referenti negli uffici anagrafici che si occupino di facilitare il riconoscimento della residenza in collaborazione con gli enti di Terzo settore e con i servizi sociali. Spesso invece gli uffici anagrafici, magari pensando di seguire una procedura standard, scelgono Via del senza dimora», osserva Caterina Cortese, responsabile dell’Area ricerca e dell’Osservatorio fio.Psd. Un mix di superficialità e di attitudine al burocratese, insomma, dietro quei nomi “spia”. Sulla stessa linea d’onda l’avvocato Mumolo secondo il quale bisognerebbe sensibilizzare i Comuni coinvolgendo l’Associazione nazionale dei comuni italiani-Anci.
Ma c’è chi ha cambiato il nome alla via fittizia
Per fortuna il vento comincia a cambiare. Il Piano Nazionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2021-2023, peraltro, ha posto al centro proprio il tema della residenza: gli ambiti sociali devono dotarsi di un Servizio di supporto e di accompagnamento all’iscrizione anagrafica per le persone senza dimora. Il punto, ma nessuno lo ammetterà mai, è che talvolta i Comuni temono che l’istituzione della via fittizia inneschi l’effetto “calamita” richiamando altri invisibili e penalizzi la spesa sociale cittadina.
Non mancano, tuttavia, i municipi che sono ritornati sui loro passi. Bologna, ricorda il numero uno di Avvocato di strada, dopo un primo periodo in cui aveva istituito Via Senza tetto, ha dedicato la via fittizia a Mariano Tuccella, l’uomo picchiato selvaggiamente da tre ragazzi mentre dormiva in strada nel capoluogo emiliano e morto nel 2007 dopo alcuni mesi di coma. Bassano del Grappa, altro caso, ha messo da parte la precedente dicitura Via Senza dimora e ha dato alla via immaginaria lo stesso nome della città. Un semplice passaggio burocratico che però può fare la differenza. Basta volerlo.
In apertura photo by Viktor Talashuk on Unsplash
L'articolo Via “Senza fissa dimora”: così l’indirizzo fittizio tradisce gli homeless proviene da Vita.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




