Non impietositevi per il balbettio dei nostri trumpiani, durerà poco

Le esecuzioni compiute dal servizio anti-immigrazione di Donald Trump a Minneapolis sono così sconvolgenti perché sono avvenute in pieno giorno, in mezzo alla strada, davanti a decine di persone e di telefonini con videocamera accesa, ma soprattutto perché a essere ammazzati in quel modo erano pacifici cittadini americani (bianchi, per di più). Quelle esecuzioni sono così sconvolgenti per il senso di impunità che il modo in cui sono avvenute e la loro stessa rapida successione trasmettono, impunità peraltro confermata e ribadita dai vertici della Casa Bianca, dal presidente in persona e con ancora maggior foga dal suo degno vice, J.D. Vance. Ma proprio per questo quelle esecuzioni hanno un enorme valore politico, non solo negli Stati Uniti. Perché svelano finalmente cosa succede davvero quando si mettono in pratica le parole d’ordine dell’estrema destra – non ai migranti, non agli zingari, non ai comunisti, per riprendere le categorie di una fortunata cantilena – ma ai comunissimi cittadini. Per questo sono così imbarazzanti anche per la nostra destra, per i tanti sofisticati e meno sofisticati spiegatori e minimizzatori del trumpismo, e per tutti quelli che hanno provato fino a ieri a sostenere che fra Trump e Biden non vi fosse nessuna sostanziale differenza, anzi che per noi europei fosse addirittura preferibile una presidenza Trump.
Temo si tratti però di un imbarazzo passeggero. Non appena si sarà capita definitivamente la direzione del vento, tutti gli imboscati usciranno dai loro nascondigli, i perplessi di oggi ritroveranno le certezze di ieri, e ogni cosa tornerà al suo posto. Per questo è importante insistere adesso, e chiedere a tutti chiarezza: politici e giornalisti, populisti di destra e populisti di sinistra. Senza cadere nel solito gioco delle tre carte di chi prima fa apertamente campagna per Trump, partecipa allo stesso movimento politico internazionale, proclama e promuove le stesse battaglie e gli stessi valori, e poi vorrebbe nascondersi dietro l’alibi dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti e la necessità di mantenere buoni rapporti con la Casa Bianca.
Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo tema.
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