Questo è il profumo di un giardino sottomarino. By Hermès

Mar 24, 2026 - 16:01
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Questo è il profumo di un giardino sottomarino. By Hermès

METTI DI AVERE le idee chiare, fin da bambina, su quale sia il posto più bello al mondo: la Polinesia. Metti che, una volta adulta, qualcuno che ti vuole bene ti ci porti. Se sei Christine Nagel e il tuo lavoro – chez Hermès – è quello di inventare fragranze, non puoi far altro che dedicarne una al luogo dei tuoi sogni. E non una qualunque, ma un profumo Hermès destinato a prendere posto in una collezione che è un invito olfattivo al viaggio: i Parfums-Jardins della Casa francese.

Il 2026 è l’anno dei profumi vintage

C’è proprio una “semplice” escursione dietro la nascita di Un Jardin sous la Mer (questo il nome dell’eau), come racconta in questa intervista la stessa Nagel. «Quando a Tahiti mi hanno parlato di un giardino di pesci e coralli a 50 centimetri sotto il mare, ho preso la maschera e mi sono tuffata: il mio naso non sentiva nulla, ma, appena riemersa, ho pensato solo a come dare un odore a quella meraviglia». Ne è nato un profumo dall’anima (e dal pack) blu, perché, aggiunge Nagel, «in Polinesia tutto è blu. Lo è il mare, lo è il cielo. Anche gli uccelli sono blu: il riverbero ne tinge le piume bianche».

Intervista a Christine Nagel: colei che ha creato il profumo Hermès dedicato a un giardino in fondo al mare

Ritratto di Christine Nagel – Foto Lee Whittaker

La domanda è inevitabile: come si dà un odore a qualcosa che per noi odore non ha?
Esercitando l’immaginazione. Come fa un pittore che non ha a disposizione il viola e lo crea con il rosso e il blu. È straordinario concepire ciò che non esiste.

È attratta dai luoghi nascosti. Ricordo il suo Jardin sur la Lagune, dedicato a una Venezia segreta.
Quando mi imbatto in posti sorprendenti, do loro un aroma. Non so cantare, non disegno bene, creare sillage è la sola cosa che so fare. È il mio modo di condividere le emozioni.

Veniamo al profumo che ha inventato per quel posto sotto il mare.
Ho lavorato a un accordo minerale, cosa non semplice, perché per ottenere un risultato frizzante si usano sia ingredienti naturali che di sintesi. Ma Sous la Mer ha soprattutto un odore “attraente”, leggero, che deriva dalle materie prime della Polinesia.

Anne Brugni

Quali in particolare?
L’incredibile fiore di tiaré. Poi c’è la piccola noce di Tamanu, più dolce rispetto alle varietà più conosciute. In quanto alla vaniglia, di solito in profumeria si usa quella del Madagascar, ma trovo quella di Tahiti più sensuale. Certo, è più cara, ma è questa la fortuna di lavorare per Hermès: poter “sentire”, cercare, scegliere e studiare le materie prime, anche le più rare e straordinarie.

Courtesy Press Office

Un esempio di questi “studi”?
Immagini un miele prodotto dal fiore di tiaré, è particolare. Ebbene, io ho avuto la fortuna di analizzarlo per scoprire i segreti che lo rendono così goloso.

Il profumo Barénia è nato da una sua idea di creare il primo chypre di Hermès. Questo Jardin si inserisce invece in una famiglia. Ha condizionato il suo lavoro?
La collezione dei Jardins ha un fil rouge, la narrazione di un giardino reale o immaginario, ma per il resto la libertà è tota- le. Hermès non mi ha chiesto di creare un jus per questa linea, sono io che a Tahiti ho avuto l’idea. La cosa incredibile è che, quando ho presentato Un Jardin sous la Mer a Pierre-Alexis Dumas (direttore artistico della Maison, ndr ), mi sono sentita rispondere che il tema del 2026 della Casa sarebbe stato “L’appel du large”, il richiamo del mare…

Anne Brugni

Se dovesse fare un confronto con i Jardins firmati da Ellena, il Naso che l ’ha preceduta, direbbe…
Ho sempre rispettato la profumeria delicata di Ellena, così, arrivata in Hermès, ho chiesto perché avessero scelto per proseguirne il lavoro proprio me, per metà italiana e… un po’ esuberante. Mi è stato risposto che Hermès Parfums è un albero che trae forza dalle sue radici: i profumieri sono i rami e il loro ruolo è di fare foglie ogni anno. Ellena un ramo, io un altro. La mia produzione, più tattile, è un’altra sfaccettatura della Casa.

L’AI aiuta i maître parfumeur?
È uno strumento. Le faccio un esempio. Amo lo sclarene, una materia che sa di metallo: all’AI ho chiesto a che cosa non fosse stato mai abbinato per cercare strade inesplorate. Detto questo, l’emozione e gli esseri umani mi interessano di più.

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Redazione Redazione Eventi e News