Stretching Circularity: verso un elastan compatibile con il riciclo tessile

Aprile 1, 2026 - 15:30
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Stretching Circularity: verso un elastan compatibile con il riciclo tessile
elastan

La diffusione dell’elastan nei tessili rappresenta una criticità strutturale per la circolarità del settore moda. Il progetto Stretching Circularity punta a validare alternative bio-based e riciclate, colmando il divario tra innovazione tecnologica e applicazione industriale

Nel sistema moda contemporaneo, l’elastan rappresenta una componente tanto discreta quanto pervasiva. Presente in circa l’80% dei capi di abbigliamento, viene utilizzato in percentuali contenute – generalmente tra l’1% e il 5% nei tessuti naturali – ma può raggiungere quote significativamente più elevate nei materiali sintetici.

Questa diffusione capillare risponde a esigenze consolidate di vestibilità, resistenza e comfort, caratteristiche ormai imprescindibili nei processi produttivi industriali.

Nonostante i vantaggi prestazionali, l’elastan presenta criticità ambientali rilevanti. Trattandosi di una fibra di origine fossile, contribuisce alle emissioni climalteranti e al consumo di risorse non rinnovabili.

A ciò si aggiunge una problematica tecnica meno evidente ma altrettanto significativa: anche basse concentrazioni di elastan compromettono i processi di riciclo meccanico e chimico dei tessuti.

Ne deriva che una quota consistente di materiali misti venga oggi destinata al downcycling o allo smaltimento, con perdita di valore e incremento degli impatti ambientali.

Stretching Circularity: un approccio sistemico

In questo contesto si inserisce l’iniziativa promossa da Fashion for Good, denominata Stretching Circularity. Il progetto si propone di affrontare una delle principali barriere tecniche alla circolarità tessile, ossia la difficoltà di integrare fibre elastiche in sistemi di recupero efficienti.

L’approccio adottato si fonda su una duplice linea di intervento: da un lato, la sperimentazione di elastan di nuova generazione ottenuto da materie prime alternative, incluse fonti bio-based; dall’altro, lo sviluppo di soluzioni di elastan rigenerato attraverso tecnologie emergenti di riciclo.

Elemento distintivo dell’iniziativa è l’adozione di un modello di validazione su scala pilota. I materiali sviluppati vengono testati attraverso la realizzazione di capi dimostratori, tra cui t-shirt tecniche con il 10% di elastan e versioni non tecniche con percentuali inferiori.

Questo approccio consente di valutare simultaneamente le prestazioni funzionali, l’impatto ambientale, la sostenibilità economica e la scalabilità industriale delle soluzioni proposte, superando la tradizionale distanza tra laboratorio e produzione.

Il progetto si avvale della partecipazione di attori rilevanti lungo l’intera catena del valore. Tra questi figurano Levi Strauss & Co, On, Paradise Textiles e Reformation, affiancati dal contributo consulenziale di Ralph Lauren Corporation e dal supporto di organizzazioni come Ellen MacArthur Foundation.

Tale configurazione consente di condividere competenze, identificare criticità e generare dati comparabili, fondamentali per orientare le decisioni strategiche del settore.

Dati, standard e riduzione del rischio

Uno degli obiettivi centrali di Stretching Circularity è la produzione di evidenze empiriche affidabili, in grado di supportare l’adozione industriale di elastan a basso impatto.

La disponibilità di dati comparabili su riciclabilità e performance rappresenta infatti un prerequisito essenziale per ridurre il rischio percepito da parte dei brand e favorire investimenti su larga scala. In questo senso, il progetto si configura come un’infrastruttura conoscitiva oltre che tecnologica.

La sfida posta dall’elastan evidenzia come anche componenti marginali, in termini quantitativi, possano incidere profondamente sulla sostenibilità complessiva di un prodotto.

L’iniziativa di Fashion for Good mira a trasformare un elemento oggi considerato contaminante in una risorsa compatibile con modelli circolari. Un passaggio che richiama, in fondo, una logica industriale già nota: innovare senza tradire la funzionalità, adattando progressivamente materiali e processi a nuovi standard produttivi.

Crediti immagine: Depositphotos

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Aurora MagniAurora Magni: una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | Linkedin

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia