Accoglienza e socialità, così opera la Mensa Solidale di Canegrate e Parabiago
I volontari della MensaSi chiama semplicemente Mensa Solidale (anche se è intitolata a Ermanno Donati, medico di Parabiago molto attivo nel sociale), il servizio di ristorazione per i cittadini più bisognosi dei Comuni di Canegrate e Parabiago che l’Arcivescovo incontrerà giovedì 22 gennaio, nel corso della sua visita pastorale al Decanato Villoresi. Un nome immediato e diretto, dunque, dietro al quale si cela però un tratto essenziale per tutte le imprese di bene.
La Mensa, arrivata ai dieci anni di servizio, funziona infatti grazie alla collaborazione tra soggetti diversi, che hanno saputo fin da subito unire le forze guardando primariamente al beneficio delle persone in difficoltà. L’opera nasce dalla sezione “Parabiago host” dei Lions (una delle organizzazioni filantropiche più diffuse al mondo), che aveva intuito la necessità di una risposta al bisogno in questa zona dell’Alto milanese. L’idea ha trovato subito dei finanziatori, «perché quando un progetto è tangibile, ha sostanza, il territorio lo affianca», evidenzia Angelo Colombo, attuale presidente del gruppo Lions.
Rete virtuosa
Ma una mensa ha certamente bisogno di spazi e di energie. Da subito, quindi, sono stati coinvolti tanto la Caritas decanale (allora guidata da don Giuseppe Beretta), quanto gli enti locali. Ne è nata una collaborazione virtuosa, in cui il Comune di Canegrate mette a disposizione gli spazi in comodato d’uso e copre le spese dei pasti insieme al Comune di Parabiago, i Lions proseguono nel sostegno economico all’iniziativa attraverso attività di raccolta fondi, e la Caritas decanale gestisce la Mensa dal punto di vista operativo, formando e coordinando i volontari che si avvicendano su cinque giorni alla settimana.
Tra i 20 e i 25 gli ospiti giornalieri della Mensa, che nel corso degli anni è stata aperta anche alle famiglie con bambini. Ma gli ospiti più numerosi – fa il punto Daniele Pace, diacono e responsabile della Caritas a Parabiago -, sono uomini attorno ai 55 anni. Fondamentale, naturalmente, è anche il sostegno relazionale, che gli ospiti possono trovare anche in un breve scambio di battute con i volontari. «Stiamo quindi cercando di creare una maggiore scambio tra volontari e assistenti sociali – spiega Pace -, perché ci siamo resi conto che anche un semplice riscontro da parte dei volontari può essere d’aiuto nel valutare i piccoli progressi delle persone assistite, nel loro percorso verso una maggiore autonomia».
Favorire libertà e autonomia
Il ruolo dei volontari, in effetti, è fondamentale fin dai Centri di ascolto, che, affiancandosi al canale più istituzionale dei Servizi sociali, hanno anch’essi la facoltà di indirizzare alcune delle persone assistite alla Mensa. Dinamiche, queste, che portano i volontari a mettersi ulteriormente in gioco, ciascuno naturalmente secondo le proprie disponibilità e possibilità, anche andando oltre il livello più immediato del servizio ai tavoli. Volontari che «hanno storie, caratteri, e anche motivazioni e provenienze diverse – sottolinea il diacono – È bello che si crei una disponibilità comune a partire dalla risposta a un bisogno».
Caritas e Lions, che collaborano anche nel sensibilizzare gli imprenditori sul fondo diocesano “Diamo Lavoro”, sono ora impegnati per affiancare alla mensa una Bottega della Solidarietà, sul modello degli Empori Caritas: anche questo, evidenzia Pace, è un modello di aiuto concreto, «apprezzato perché favorisce in modo tangibile la libertà e l’autonomia delle persone che aiutiamo».
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