Armarsi di leggende, per sopravvivere al caos guerra

Aprile 10, 2026 - 07:30
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Armarsi di leggende, per sopravvivere al caos guerra

Nell’autunno del 1938, dopo che gli accordi di Monaco avevano scongiurato la guerra imminente, un amico e collega psicoanalista, il dottor Rudolph Loewenstein, mi raccontò il seguente aneddoto, di cui garantiva l’autenticità. Lo riporto testualmente: 1. “Nel settembre 1938, un giovane che aspettava di essere mobilitato da un giorno all’altro accompagna in auto la sua fidanzata da alcuni parenti a Laval. Si ferma poco fuori Parigi per fare benzina. Una coppia di una certa età gli chiede dove sta andando e lo prega di dare un passaggio alla signora diretta anche lei a Laval, mentre il signore tornava a Parigi per essere mobilitato il giorno seguente. Durante il viaggio, la fidanzata piange e parla della loro separazione. La signora straniera li rassicura e dice alla fidanzata di non piangere. – Di sicuro non sarà mobilitato perché non ci sarà la guerra, Hitler morirà entro sei mesi. Lo ripete più volte. Arrivati a Laval, prima di congedarsi dal giovane, gli chiede se ha intenzione di tornare a Parigi e quando. Il giovane autista risponde che tornerà a Parigi immediatamente. La signora gli consiglia di non partire subito, perché, se partisse quella notte, si sarebbe ritrovato un cadavere nell’auto. Ancora una volta i giovani la guardano come se fosse completamente pazza e la salutano senza chiederle il nome o l’indirizzo. I genitori del giovane a Laval lo pregano, prima del suo ritorno a Parigi, di portare con sé un loro conoscente che a sua volta si aspetta di essere mobilitato a breve. Lui acconsente. Durante il viaggio, il passeggero dichiara di avere sonno, si sdraia sul sedile posteriore e si addormenta. Arrivati a Parigi, l’auto si ferma all’indirizzo del passeggero, il conducente cerca di svegliarlo, apre la portiera e trova il giovane morto. Chi è quella donna?” 

Un anno dopo, nell’autunno del 1939, quando Hitler, contrariamente alla previsione, era vissuto abbastanza a lungo da scatenare la guerra, un altro aneddoto, questa volta riportato da un massaggiatore dell’Hamman a mio marito, mi tornò in mente, accompagnato dalle stesse garanzie di autenticità. Secondo il massaggiatore, l’evento sarebbe accaduto al cognato di un altro dei suoi clienti abituali, di cui precisò persino il numero di telefono. Riporto questo testo alla lettera, così come l’ho sentito al telefono direttamente dal massaggiatore: 2. “Un signore è mobilitato. Va in auto con sua moglie e sua figlia a Versailles. È tardi, dice a sua moglie: non avrò benzina per fare la salita. Due o trecento metri prima di arrivare in cima alla collina di Saint-Cloud, finisce la benzina. Scende, guarda a destra e a sinistra, ma non vede nessuno. Sotto gli alberi, però, vede degli zingari. Li chiama per chiedere aiuto a spingere l’auto in cima alla salita. Lo zingaro però gli dice: – Questa sera tornerà a casa con un cadavere nella sua auto. L’uomo fa il pieno di benzina. Sulla via del ritorno, prima di rientrare a Parigi, un poliziotto lo ferma e gli chiede di portare un ferito all’ospedale. Ma prima di arrivare all’ospedale, il ferito muore nell’auto. Il signore aveva però detto allo zingaro: – Dato che è un profeta, potrebbe dirmi quando finirà la guerra? – In autunno, aveva risposto lui, dopo grandi eventi.” 

In entrambi i casi, da buona razionalista, inizialmente rimasi colpita dall’inverosimiglianza della storia e mi presi un po’ gioco della credulità dei miei informatori, credulità peraltro diseguale e accentuata in modo diverso nel massaggiatore. Ma noi psicoanalisti siamo troppo abituati a prendere sul serio le produzioni dell’immaginazione umana, anche quelle apparentemente più folli, perché non fossi colpita dalla somiglianza tra due versioni analoghe: un evento ardentemente desiderato la cui realizzazione sembra garantita ogni volta dalla morte, altrettanto prematura, di un uomo. Hitler, il temibile nemico, dovrebbe perire: morirà, così come il passeggero dell’auto è già morto. La guerra scatenata da Hitler dovrebbe finire: finirà, così come nell’auto un ferito soccorso per strada è già morto, ancor prima di arrivare a destinazione. Venni a sapere che diverse versioni dello stesso tema erano circolate e continuavano ancora a circolare in tutta la Francia e persino all’estero, elevando la storia del cadavere nell’auto alla dignità collettiva di un mito. Cercherò innanzitutto di individuarne la tendenza, il significato, sulle due versioni sopra citate, le più tipiche, riservandomi di menzionare più avanti le altre versioni che ho potuto raccogliere in seguito.

Si intravede un nesso causale che deve essere più profondo della semplice veridicità di una previsione che ne garantisce un’altra. Perché, in entrambi i casi, viene data per certa la morte di un uomo? Qualsiasi altro evento avrebbe potuto essere sufficiente: un cane investito sulla strada, un albero abbattuto dall’auto, un guasto irreparabile all’auto, o anche un evento imprevisto e fortunato appreso all’arrivo: una grossa vincita, per esempio, alla Lotteria Nazionale. Ci rendiamo conto immediatamente che i primi tre eventi, proprio per la loro banalità, sarebbero sembrati meno adatti a garantire una felicità così grande, immensa, come la morte di Hitler o la fine vittoriosa della guerra da lui scatenata. Quanto alla vincita alla Lotteria Nazionale, sembra addirittura meno adeguata: due colpi di fortuna così ravvicinati sarebbero davvero eccessivi! La morte del passeggero occasionale, la morte di un uomo, sembra una garanzia ben più potente: il verdetto del Destino appare così perentorio. Se l’anima contemporanea è colpita dalla predizione fausta così garantita dalla morte e ci crede, e se il mito sembra germogliare un po’ ovunque, è perché la guerra con le sue pene Miti di guerra 30 e i suoi pericoli ha dovuto risvegliare in fondo a noi una delle credenze più arcaiche dell’umanità, senza dubbio in questo caso la fede nella necessità, per ottenere un grande bene, di un sacrificio.

Miti di guerra, cover

Tratto da “Miti di guerra. Catastrofi, sogni, profezie”, di Marie Bonaparte, Mimesis, 2026, 19€, 220 pagine

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