Carceri minorili, da Intesa Sanpaolo e Caritas un progetto per il reinserimento

Gen 22, 2026 - 10:00
 0
Carceri minorili, da Intesa Sanpaolo e Caritas un progetto per il reinserimento

La Cittadella della Carità di Caritas Roma ha ospitato ieri l’evento “Aiutare chi Aiuta – edizione 2025-2026”, che mette in luce i frutti della collaborazione tra Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’iniziativa “Aiutare chi Aiuta: un sostegno alle nuove fragilità”, avviata nel 2020 per sostenere con interventi concreti chi opera a favore delle persone più vulnerabili.
Sono stati illustrati i risultati di “Giustizia con Misericordia”, attuato attraverso 54 progetti promossi dalle Caritas diocesane in 16 regioni italiane che ha prodotto risultati significativi nel sostegno alle persone detenute e alle loro famiglie raggiungendo complessivamente 14.188 beneficiari. In questi anni, sono stati 6.423 i detenuti ascoltati direttamente in carcere durante il progetto; 137 persone sottoposte a misure penali alternative accolte in comunità grazie alla disponibilità di strutture dedicate; 737 detenuti beneficiari di permessi premio che hanno potuto trascorrere periodi con i propri cari, grazie alla presenza di strutture di accoglienza esterna al carcere; 202 i bambini, figli di persone detenute, che hanno potuto riabbracciare il genitore durante i permessi premio, grazie all’ospitalità offerta all’intera famiglia nelle strutture Caritas. Il programma promuove il reinserimento sociale dei detenuti anche attraverso percorsi di formazione e opportunità lavorative, con l’obiettivo di restituire dignità, autonomia e un futuro migliore a chi vive la realtà carceraria, coinvolgendo famiglie, comunità e istituzioni.
Nel corso dell’evento è stato anche presentato “JOBEL”, il nuovo progetto nazionale promosso da Caritas Italiana con il sostegno di Intesa Sanpaolo e rivolto specificamente al sistema penale minorile. Jobel sarà operativo nel biennio 2025-2026 e coinvolgerà 16 territori in cui sono presenti IPM, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale, educativo e lavorativo di minori e giovani attualmente sottoposti a provvedimenti penali. Il progetto nasce dalla sinergia tra Caritas Italiana, le Caritas diocesane locali e i cappellani degli istituti penali minorili, e prevede percorsi strutturati di formazione professionale, sostegno allo studio, orientamento al lavoro e altre iniziative di inclusione. Grazie a Jobel, la rete Caritas potrà offrire ai giovani coinvolti nuove opportunità di crescita e riscatto, nella prospettiva di una piena reintegrazione nella comunità una volta concluso il periodo detentivo. Un lavoro che chiama in causa anche scuole, parrocchie e territori, attraverso azioni di sensibilizzazione e animazione comunitaria, per costruire risposte preventive e inclusive.
«La collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Caritas Italiana dimostra quanto il lavoro in rete, fondato sulla fiducia e sul dialogo tra soggetti privati, terzo settore e istituzioni sia decisivo per intervenire in modo incisivo a contrasto delle diseguaglianze e rafforzare le comunità» dichiara Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo.
«Nonostante le difficoltà strutturali del sistema penale italiano, queste esperienze ci mostrano che esiste una speranza concreta di cambiamento, che è possibile immaginare e percorre sentieri ancora inesplorati di accompagnamento delle persone detenute che producono risultati concreti», afferma don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana. «Grazie a interventi come quelli realizzati con Intesa Sanpaolo stiamo vedendo risultati reali. Lavorando insieme, istituzioni e società civile possono offrire percorsi di reinserimento efficaci e dignitosi a chi ha sbagliato, dimostrando che la giustizia può davvero camminare di pari passo con la misericordia».
Tra le personalità intervenute ieri anche il professore Mauro Palma, presidente del Centro di ricerca European Penological Center dell’Università Roma Tre, già garante nazionale dei detenuti. «Non ogni illecito è un reato», Palma. Nelle carceri ci sono «1.400 persone che scontano una pena inferiore a un anno: queste persone evidentemente non hanno commesso reati particolari», una persona «che è in carcere per una pena così breve» non potrà essere inserita in alcun percorso rieducativo, poiché «il carcere non ce la fa», aumentando così il «rischio di recidiva».

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia