Recensione: Ju-On Collection – Il Cofanetto Definitivo dell’Horror Giapponese

Gen 23, 2026 - 07:00
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Recensione: Ju-On Collection – Il Cofanetto Definitivo dell’Horror Giapponese

Grazie a Plaion Pictures e Midnight Factory, ho avuto la fortuna di ricevere e recensire il cofanetto Ju-On Collection, una serie che alcuni di voi ricorderanno nella sua versione americana The Grudge, diretta dallo stesso regista, Takashi Shimizu. Il cofanetto è un vero e proprio tesoro per gli appassionati: contiene Ju-On (2002), Ju-On 2 (2002) e le versioni TV del 2000 (Ju-On parte 1 e parte 2), per un totale di 5 ore di contenuti extra tra interviste e approfondimenti dedicati principalmente ai due film principali.

Ju-On (Rancore) - 2002

L'unico film del cofanetto in 4K Ultra HD, Ju-On si presenta con una particolarità: la traccia italiana popola maggiormente il sonoro con dialoghi di sfondo aggiuntivi che distolgono un po' dall'atmosfera più solitaria e claustrofobica della traccia originale giapponese. Tutti i film sono comunque doppiati in italiano e giapponese, con sottotitoli italiani. La colonna sonora è quasi più una serie di soundscapes realizzati in modo magistrale. Conosciamo subito Rika, la protagonista, e sin dal suo arrivo alla casa di Tokyo - teatro di tutti gli eventi - sembra attraversare la soglia di un mondo parallelo. Il film è molto lento, detta i ritmi di un orrore che si prende il suo tempo e si adatta a formati narrativi insoliti. Alcune inquadrature si rivelano immediatamente interessanti: un pan laterale del lato della casa, una scena legata a una segreteria telefonica. La regia dimostra da subito la capacità di girare in ambienti angusti, e la casa diventa una protagonista tanto importante quanto i personaggi umani.

Una narrazione frammentata

Dopo la fase introduttiva con Rika, ci spostiamo su un secondo personaggio, e capiamo subito che vivremo una storia frammentata. Non solo temporalmente, ma anche mal riposta: spezzoni di personaggi che avvengono prima di quelli che abbiamo appena visto, o molto nel futuro. La telecamera restituisce magnificamente il senso di intrappolamento. Il film utilizza abilmente l'obbligo di usare continuamente gli stessi spazi (cosa che fa anche il "Wolf Man" di Leigh Whannell, ma con molta meno abilità narrativa e un po' troppa economia emotiva rispetto all'abilissimo Shimizu), ma Ju-On trova sempre modi nuovi di mostrarci i soliti ambienti, continuando a sottolineare la presenza ossessiva della casa. A livello di trama, non voglio spoilerare troppo. Io stesso avevo visto The Grudge all'epoca ma non ricordavo perfettamente la storia, e vedere Ju-On con occhi relativamente nuovi è un'esperienza che consiglio assolutamente. Si parla di spiriti vendicativi e delle vittime di questa maledizione che la casa rappresenta.

Il genio della semplicità

Con il terzo personaggio, altri salti temporali avanti e indietro. La credibilità delle vicende è tale da non richiedere reazioni convincenti da parte degli attori: è la tua reazione che conta, quella di chi guarda. Scene molto semplici ma estremamente funzionali nel generare terrore, come quella nel letto. Geniale l'inquadratura in ascensore Con ogni nuovo punto di vista si allarga la mitologia e la dimensione del pericolo. Le vittime dell'ultima parte colpiscono di più perché sono tutte danni collaterali: i danni a lungo termine della violenza di un omicidio prendono possesso della storia. È molto interessante l'utilizzo dello spirito vendicativo in Ju-On: sin dall'inizio, lo spirito stesso era una vittima inconsapevole e immeritata. Tutte le vittime successive sono danni collaterali di una violenza che non hanno perpetrato né proseguito, ma che hanno semplicemente intercettato, e quindi devono pagare secondo la logica dello spirito. Solo per pochi personaggi vediamo il destino o la morte, il che rende tutto ancora più inquietante perché rimane il dubbio su cosa sia successo a molti di loro. Tante scene finiscono con una sfumatura al nero nel momento in cui il protagonista intercetta lo spirito.

I contenuti extra

Ci sono due commenti audio a Ju-On. Il primo è di uno storico del cinema: informativo, molto tecnico ma piacevole, forse ne vorrei ancora di più. Si concentra sulla storia dell'horror giapponese più che su Ju-On specificamente, e parla anche della storia del franchise prima di diventare film (cosa che possiamo approfondire grazie alle versioni TV del 2000 presenti nel cofanetto). Il secondo commento include Sam Raimi ed è più un "guardare il film con qualcuno sul divano": leggermente meno informativo ma sicuramente piacevole.

Ju-On 2 (2003)

Un filo meno competente dal punto di vista tecnico inizialmente, ma con composizioni più interessanti. La visione come elemento narrativo diventa molto più importante: ci sono molte visioni in Ju-On 2 e un'idea di ciclicità del tempo che trovo affascinante. Alcuni temi sono davvero intelligenti e messi a schermo con abilità. Questo film gioca molto di più con il concetto di tempo lineare e non lineare. Presi insieme, Ju-On e Ju-On 2 rappresentano un pacchetto di horror giapponese incredibilmente interessante, con un immaginario di immagini, scene, inquadrature e soprattutto quella maledetta casa che funzionano come pilastri dell'horror in generale, non solo di quello giapponese. Posso capire il successo del franchise e perché nella versione americana fu chiesto allo stesso regista di dirigere il primo film.

Le versioni TV: Ju-On Parte 1 e 2 (2000)

Ju-On parte 1 è il primo lungometraggio del regista, finito direttamente in video. Sembra più vicino temporalmente agli omicidi che iniziano tutta la saga cinematografica ed è un buon prototipo di quello che poi diventerà Ju-On, forse leggermente più spinto nell'idea di alcune morti. Gli elementi base sono tutti presenti: vittime innocenti, spezzettatura temporale, gatti neri, bambini dipinti di bianco. Ci sono però molte più telecamere fisse rispetto ai pan che vedremo nei due Ju-On cinematografici. Si spinge anche molto di più tematicamente. Ju-On parte 2 riprende molti filoni narrativi della parte 1 e ne porta avanti la storia in maniera assolutamente competente.

I contenuti speciali

Sono molto informativi, soprattutto tutte le parti dedicate a Takashi Shimizu. Contenuti extra lunghi il giusto e capaci di fornire ulteriore profondità rispetto a una visione superficiale dei film. Molto interessanti anche alcuni dietro le quinte: come realizzare un horror, i rapporti sul set fra gli attori, le interviste d'archivio e sul set. Quasi tutto sono contenuti già presenti nelle edizioni precedenti, ma alcuni extra sono stati aggiunti specificamente per questo cofanetto.

Specifiche tecniche

Il cofanetto ha una tiratura limitata ed è un prodotto che tecnicamente non ha nulla da invidiare a produzioni più recenti:
  • Ju-On (Rancore): 4K Ultra HD (2160p) + copia Blu-ray
  • Ju-On 2: Blu-ray (1080p)
  • Ju-On parte 1 e 2 (versioni TV): Blu-ray (1080p)
  • Audio: Italiano e Giapponese, 5.1 DTS HD per i film cinematografici, 2.0 DTS HD per le versioni TV
  • Rapporto d'aspetto: 1.85:1

Conclusioni

Visivamente e soprattutto acusticamente stiamo parlando di un cofanetto coi controfiocchi. Lo consiglio a tutti. I film sono godibilissimi anche al di fuori di un cofanetto di questo tipo? Assolutamente sì. Ma questa edizione li impreziosisce con un booklet interessante, cartoline che richiamano le copertine originali realizzate appositamente per questa collezione, e foto direttamente dai film nella traccia originale. Il cofanetto è solido, il contenuto è ricchissimo: 5 ore di extra con praticamente 4 film. È un'ottima edizione che tra il valore intrinseco dei film, i contenuti extra e il formato da collezione rappresenta un acquisto consigliatissimo anche se solo collateralmente vi piace l'horror giapponese.

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