Dalle sfilate Autunno Inverno 2025-26 arriva una tendenza che definisce un chiaro ritorno allo stile bon ton Anni 60
La vera audacia non sta nel mandare in frantumi le regole, ma nell’abbracciarle con tale ostinazione da svelarne le crepe più nascoste. Solo chi segue la norma fino all’estremo riesce a far implodere il sistema dall’interno: è lì che nasce la rivoluzione più sovversiva. È il pensiero espresso dal filosofo e sociologo Slavoj Žižek nel saggio In difesa delle cause perse.
Benvenute nell’inverno 2025-26, dove l’ultimo accessorio di moda non è la borsa griffata, ma una doppia vita ben curata. Perché, diciamocelo con quel sorriso che ci siamo allenate a perfezionare, essere irreprensibili è noioso. Essere scandalose è volgare. Ma essere perfettamente a proprio agio all’intersezione tra morale apparente e trasgressione programmatica? Eh, no: quella è arte. Jean-Paul Sartre considerava l’eleganza una dimensione teatrale, ovvero la «qualità del comportamento che trasforma la massima quantità di essere in apparire».
Bella di giorno al tempo di Internet
Ecco, la moda che vediamo adesso è il palcoscenico, il vero Sturm und Drang appassionato si nasconde sotto. La tendenza più forte nella moda di oggi è un tributo al doppio gioco, l’eleganza formale strizza l’occhio al peccato. Una Belle de Jour 2.0 in tempi di Tinder Premium e algoritmi predatori.

Irresistibile. Catherine Deneuve in “Bella di giorno”, pellicola del 1967 firmata da Luis Buñuel (Sunset Boulevard/Corbis via Getty Images)
Per i non nati del Novecento Bella di giorno è un film del ’67 per la regia di Luis Buñuel. La protagonista è Séverine (Catherine Deneuve), giovane donna borghese annoiata e apparentemente frigida. Annichilita da una realtà che non le permette di essere se stessa, si concede il lusso di un hobby decisamente peccaminoso, perché – diciamocelo – anche l’anima più pura ha bisogno di un po’ di sporcizia. Un giorno le viene rivelata l’esistenza di una casa d’appuntamenti, e nasce così il suo alter ego, Belle de Jour, appunto, che trascorre i pomeriggi in un bordello parigino dove le fantasie sadomaso sono servite insieme ai tè in tazze di Limoges.
Di giorno immacolata lady, di pomeriggio navigata escort. Tutto il suo guardaroba è Yves Saint Laurent come il celebre trench in vinile nero, con l’aggiunta delle pumps dorate di Roger Vivier, uno stile che la rende allo stesso tempo fragile e feroce. Ecco, è questa ambiguità che travalica la pellicola del ’67 nella nostra passerella immaginaria 2025–26: chic super canonico, maschera brillante sotto cui ribolle la carne delle passioni proibite.
«L’eleganza è l’arte di far credere agli altri che siano loro a fraintendere»
Una situazione ambigua? Mah. Molte donne se la vivono serenamente (e fanno bene): è in quei momenti dove mariti, colleghi o amiche le guardano sospettose e loro, con sorrisi da Madonne rinascimentali, fanno finta di non capire. Perché l’eleganza è anche questo: l’arte di far credere agli altri che siano loro a fraintendere. Infatti, il grigio perla di Max Mara quest’anno non è solo un colore, è un’arma. Se indossi un completo di pelle da capo a piedi (grazie, Rick Owens), non stai facendo una scelta di stile, emetti un segnale. I tailleur sexy e severi di Emma Stone in Bugonia, l’ultimo film di Yorgos Lanthimos, vestono un personaggio tanto seducente quanto gelido e misterioso.

In rosso. La combo di Alessandro Michele per Valentino Autunno Inverno 2025-26
Oggi, il gusto è portare un abito bianco da sposa di Giambattista Valli con sotto la lingerie in pizzo nero, versione Haute Couture di Cime tempestose, dove Margot Robbie-Catherine indossa tweed inglesi mentre Jacob Elordi-Heathcliff la desidera tra le brughiere. Alessandro Michele chez Valentino, in un bagno pubblico effimero color rosso sangue, fa sfilare anche deliziosi tailleurini bordati di pelo, ma se proprio si vuole esagerare con il bestiario, ci sono sempre Marine Serre e Duran Lantink. I corsetti non sono lingerie, sono statement politici; Rahul Mishra li tempesta di cristalli, Schiaparelli li cesella in cuoio. E le cinture oversize (Dries Van Noten, Chloé) servono a tenere insieme le apparenze, mentre tutto il resto si può sfaldare.
«Essere scandalose è volgare, essere a proprio agio tra morale apparente e trasgressione programmatica è arte»
Le spalle larghe tornano a dominare: Balmain le scolpisce come armature, Stella McCartney le accoppia a stivali in vernice nera. Sono un potere che non chiede permesso. Ricordano Joan Crawford negli Anni 40 o i power suit femminili di Succession. «Essere scandalose è volgare, essere a proprio agio tra morale apparente e trasgressione programmatica è arte».
Più esplicita è invece la lezione di Miuccia Prada per Miu Miu, che ci regala «un’eleganza del niente» intrisa di tradizione: nodi di perle, corsetti a punta, scarpe di vernice. Signore con tailleur rustici ma da lady, calze sgualcite e stole di visone (falso, ovviamente, la vera borghesia piazza bene anche un manto di ecofur sotto il denim).

Signorina. Finto ingenuo il look Miu Miu Autunno Inverno 2025-26
Abitini di raso, slip dress lunghi fino al polpaccio – perfetti per danzare un tango all’ombra di lampade di alabastro – e poi bizzarri reggiseni-proiettile, calzini spaiati e cardigan lavorati… Protagonista è la classica signora milanese disambientata e sbilenca, dalle buone intenzioni ma dai cattivi pensieri, quella che sbaglia a vestire i capi di zia Pina e trasforma ogni pezzo in performance di finta ingenuità.
La moda come gioco seduttivo: da Tory Burch al nuovo Tom Ford di Haider Ackermann
Fuori dai confini nazionali, Tory Burch inaugura il proprio sportswear americano perverso. Qui la snob si fa beffa di se stessa, prende i classici e li deforma con l’irriverenza di un’enfant terrible della Seventh Avenue. Le maniche finiscono in tagli fantasiosi, gli abiti hanno pendagli curiosi tipo piedini di coniglio e catene dorate che scintillano a mo’ di feticci domestici, esattamente come spille da balia giganti stringono la vita femminile con un gesto da regina delle posate.
Haider Ackermann ha appena debuttato alla corte di Tom Ford e ha mandato in passerella fumose contraddizioni. Quando gli è stato chiesto che cosa significasse sexy, ha evitato di usare la parola nelle dichiarazioni, preferendo il termine sensuale. Ma il suo è un sexy molto convincente, che non sconfina nel volgare, dove il rischio diventa evidente quando si disegnano abiti con spacchi e li si fanno sfilare senza culotte sottostanti. Il suo è uno stile con un lato dark, in bilico fra gala americano e party clandestino.

Maxi spacchi. Tom Ford Autunno Inverno 2025-26 secondo Haider Ackermann
Del resto, il filosofo Eugen Fink, nel suo Fashion: Seductive Play, descrive la moda come un «gioco seduttivo» che intreccia estetica ed etica al contesto contemporaneo. La sua tesi è chiara: la moda è fenomeno sociale e culturale, prima di tutto, un rito quotidiano che plasma il desiderio e la differenza umana.
La nuova frontiera della seduzione
Persino il riformatore morale Bernard de Mandeville, con la sua celebre La favola delle api (1714), ci lancia addosso, attraverso i secoli, uno spunto amaro. I vizi privati – ovvero vanità, lusso e lussuria – finiscono quasi necessariamente per generare benefici pubblici, cioè prosperità anche economica e coesione sociale. Insomma, la ricca signora che paga il suo peccato con provata discrezione fa girare l’economia delle colpe come un motore invisibile e, oltretutto, ci tiene in buona salute anche finanziaria. È questa la nuova frontiera della seduzione, mostrarsi al mondo in modo impeccabile, pur sapendo di infrangere, silenziosamente, i dettami “giusti” della classe agiata.
Ma noi, con un sorriso complice, sappiamo che sempre, sotto ogni capo, si nascondono desiderio, vanità, ribellione, e si trasformano in virtù. O vizi. Ma, a qualcuno, veramente importa se nessuno si fa male?
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