“Se fioriscono le spine”, due vite sospese tra pena e riscatto
Glauco Giostra è professore ordinario di diritto processuale penale presso l’Università La Sapienza di Roma ed è stato coordinatore del Comitato scientifico per gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, ma nel suo ultimo libro – “Se fioriscono le spine” (Edizioni Menabò, pagg. 164, Euro 18,00) – abbandona la scrittura teorica e analitica per cimentarsi con il romanzo, utilizzando un mix, molto ben riuscito, di riflessione critica e finzione letteraria per affrontare, sotto diversi punti di vista, temi complessi e di grande attualità.
Il romanzo segue le riflessioni e le esperienze di Antonio e Angelo, due uomini che si ritrovano a dover affrontare una serie di complicate sfide personali. Tutto ha inizio quando Antonio uccide il padre con una coltellata dopo averlo sorpreso mentre tentava di violentare sua sorella. Antonio viene dunque arrestato e fa il suo primo ingresso in carcere. Lì conosce Angelo (detto Il Muto). Da quel momento tra i due nasce e si consolida una bellissima amicizia. Angelo aiuta Antonio a superare le difficoltà e le insidie della vita carceraria e, una volta usciti dal penitenziario, entrambi si vedono costretti a confrontarsi con le proprie fragilità interiori che portano alla luce timori e dubbi per troppo tempo rimossi. La condizione di ex detenuto, si sa, solleva paure e pregiudizi nelle persone, sicché Antonio inizialmente non riesce a trovare lavoro e a guadagnarsi da vivere onestamente, il che lo porta a mettere a frutto le abilità criminali apprese durante la sua esperienza carceraria. Antonio si unisce pertanto alla banda di Angelo con la quale organizza e porta a termine numerose rapine, e durante una di queste scorribande notturne, accortosi che uno dei suoi complici stava cercando di violentare la proprietaria dell’appartamento, interviene con forza e, anche grazie all’aiuto di Angelo, riesce a impedire che la violenza si consumi. Il nobile gesto però fa sì che i due vengano arrestati sul posto e condotti nuovamente in carcere. Da questo momento in poi Antonio e Angelo saranno costretti a vivere momenti di profonda crisi che li porta a fare i conti con i fantasmi del proprio passato (soprattutto Angelo), ma riusciranno – grazie all’aiuto di Aurora, la donna che sono riusciti a salvare quella notte, e che per questo rimarrà sempre al loro fianco, a dispetto di tutte le ritrosie e i pregiudizi dell’ambiente sociale da cui proviene – a dare un nuovo senso alla loro vita, coltivando, contro tutto e tutti, la speranza di un nuovo inizio.
Al centro del romanzo c’è dunque la ricostruzione di due esistenze che hanno subìto l’onta della colpa, della pena e del carcere, affrontando temi come il senso di colpa, l’espiazione dei peccati, il riscatto, la riabilitazione, l’amore, la resilienza e la ricerca di un nuovo equilibrio. La scrittura intimista e introspettiva di Glauco Giostra, fatta di emozioni, ricordi e considerazioni a cui si lasciano andare i protagonisti, permette al lettore di immergersi nel mondo interiore dei personaggi principali, condividendo le loro paure, le loro speranze e l’inseguimento di un futuro migliore. L’autore esplora, con grande umanità e poesia, i diversi aspetti della vita carceraria, le relazioni umane fra i detenuti, gli ostacoli che incontrano le vite spese ai margini e la rabbia che le consuma, le tante difficoltà che le persone condannate sono costrette ad affrontare per avere una seconda possibilità. Ma questo bel romanzo è anche una riflessione sui motivi che spingono una persona a delinquere e su quanto sia importante, da questo punto di vista, il contesto in cui si è cresciuti e in cui si è costretti a vivere.
“Come sempre, quando gli animi sono comprensibilmente allarmati, le teste si rimpiccioliscono e i più stupidi guidano”, scrive Glauco Giostra. Ed è proprio quello che succede nell’attuale contesto sociale e culturale, in cui slogan come “buttare via la chiave” diventano sempre più popolari, in cui ognuno di noi si sente autorizzato ad andarsene in giro con le sue belle liste di italiani dei quali farebbe volentieri a meno, in cui parole quali riabilitazione e riscatto sembrano venire da un passato remoto e non più attuale. Al contrario, le storie di libertà negate e di riscatto sociale e umano che vengono raccontate in “Se fioriscono le spine” dimostrano in modo molto vivido ed efficace quanto invece sia utile e importante dare una seconda possibilità agli altri e quanto, al contrario, sia ingiusto e crudele giudicare una persona solo in base agli errori commessi nel passato.
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