Cuba, la Commissione non riesce a pronunciarsi sull’embargo di Trump: “Non abbiamo commenti”
Bruxelles – La normalizzazione dei rapporti tra Unione europea e Cuba può attendere. Rispetto a dieci anni fa è cambiato tutto, e il sostegno al regime castrista non è più una priorità. La priorità adesso è non indispettire troppo la nuova amministrazione americana, e il suo capo, il presidente Donald Trump. Il tycoon ha minacciato dazi a quanti proveranno a rifornire l’isola caraibica di petrolio, con l’obiettivo di fiaccare il governo e farlo implodere. Ma a prezzo di una crisi umanitaria per la società civile, senza più niente per vivere. Di fronte a ciò la Commissione europea non ha niente da dire, e quel poco che balbetta sembra giustificare l’operato di Trump.
“Non abbiamo commenti al momento”, la prima reazione di Paula Pinho, capo del servizio dei portavoce della Commissione. A cui però si aggiunge la risposta offerta da Anour el Anouni, portavoce dell’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, che parla d’altro rispetto alla questione. “La situazione a Cuba resta preoccupante per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani“, esordisce. Quindi aggiunge: “Come Unione europea continuiamo a esortare le autorità cubane a rispettare e proteggere i diritti di tutti i cittadini”.
La reazione di Bruxelles agli annunci di Donald Trump sembrano dunque avvalorare la legittimità delle azioni stabilite dalla Casa Bianca e stabilire che affamare una popolazione si può. E questo nonostante Kallas, rispondendo a un’interrogazione parlamentare in materia, abbia espresso “la necessità di porre fine all’embargo statunitense e alle questioni connesse a Cuba, come l’inserimento dell’isola nell’elenco degli stati che sostengono il terrorismo”. La Commissione dunque finisce con lo smentire sé stessa, pur di non inimicarsi l’attuale presidente statunitense.
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