È finito il commercio mondiale come lo conoscevamo? L’Europa ha 108 vantaggi strategici da giocare contro Usa e Cina

Febbraio 14, 2026 - 08:00
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È finito il commercio mondiale come lo conoscevamo? L’Europa ha 108 vantaggi strategici da giocare contro Usa e Cina

Si è aperta oggi Conferenza sulla sicurezza a Monaco e tra le tante questioni sul tavolo, a cominciare dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dal disimpegno della Casa Bianca sul versante europeo, si parlerà anche di sicurezza energetica e di come evitare di passare dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump. Per il fronte europeo ci saranno il presidente francese Macron, il cancelliere tedesco Merz, il premier britannico Starmer e numerosi altri capi di Stato e di governo (per l’Italia ci saranno i ministri Tajani e Crosetto), mentre dagli Stati Uniti è arrivato il segretario di Stato Marco Rubio. L’appuntamento di oggi (che prevede una coda di lavori anche domani) è importante per capire l’equilibrio dei rapporti di forza tra le due sponde dell’Atlantico. E, per i leader del Vecchio continente, sarà determinante portare al tavolo gli elementi di potere contrattuale che pure non mancano, nonostante la narrazione degli ultimi mesi sembri indicare tutt’altro.

Da questo punto di vista, è molto interessante un rapporto appena pubblicato a cui hanno lavorato docenti universitari ed esperti di diversi centri di ricerca europei dal titolo “Relearning the Language of Power”, ovvero “Reimparare il linguaggio del potere”. Si tratta di un documento ricco di dati, analisi, riferimenti ad altre indagini, grafici e tabelle, ma in sintesi la novità principale che evidenzia è che per la prima volta viene dimostrato che l’Unione europea non è esattamente un vaso di coccio fra due vasi di ferro: l’Europa controlla infatti ben 108 colli di bottiglia critici nelle catene di approvvigionamento nei confronti degli Stati Uniti e Cina. Finora, non li ha utilizzati per proteggere i propri interessi, e molto probabilmente anche per non acuire conflitti commerciali con Washington e con Pechino. Però se è vero che il muro contro muro non conviene a nessuno, è anche vero che con il ritorno di Trump alla Casa Bianca i rapporti transatlantici sono cambiati. Dunque quel che viene evidenziato in questo rapporto rispecchia e dà anche sostanza al monito lanciato nei giorni scorsi  dal presidente francese Macron, secondo il quale «l’Europa non dovrebbe sottovalutare i propri punti di forza» e deve trasformarli «in leve di forza geopolitica, prima che altre potenze prendano troppo vantaggio».

Il rapporto parte dal presupposto (fondato, alla luce della politica dei dazi imposta da Trump) che ormai siamo in una fase storica «post-Wto world», cioè in cui non sono più validi i parametri vigenti in un mondo caratterizzato da un’Organizzazione mondiale del commercio (World trade organization, Wto). E mostra che l’Europa sbaglierebbe a sottovalutare il proprio potere, considerando che controlla diversi punti critici nelle catene del valore globali «che possono essere utilizzati come deterrente geoeconomico nei confronti degli Stati Uniti e della Cina»: «Se combinata con un’offerta di cooperazione per lo sviluppo dei mercati futuri e la decarbonizzazione, l’Europa può guidare la creazione di coalizioni geopolitiche di potenze medie come modello per un ordine globale successivo al Wto (Omc)». Sottolineano gli autori del report che mentre Stati Uniti, Russia e Cina convergono sempre più su un mondo diviso in sfere di influenza, l’Europa non ha un piano B credibile per un ordine internazionale in cui gli Stati Uniti non sono più il garante ultimo della stabilità. Al contrario, l’Europa è sempre più spinta verso un ordine definito da altri. «Gli Stati Uniti utilizzano regolarmente la loro influenza economica e di sicurezza per ottenere concessioni dall’Europa, mentre la Cina ha costruito un potere strutturale attraverso punti critici di approvvigionamento, dalle terre rare ai chip». Gli autori, che sono esperti di economia, finanza, sicurezza, scienze del clima, sottolineano anche che il recente successo dell'Europa nella difesa dell’integrità territoriale della Groenlandia «non deve oscurare il fatto che i leader europei hanno ripetutamente confuso la sovranità con il potere geopolitico. La riduzione del rischio e la resilienza possono preservare la libertà d’azione, ma non si traducono in potere inteso come capacità di plasmare il comportamento degli altri in linea con gli interessi dell’Europa e in difesa della cooperazione globale».

E qui deve interrompersi la narrazione seguita finora e partire invece la svolta dell’Ue. Come? Intanto, guardando a ciò su cui già ora il Vecchio continente può far leva. Si legge nel documento: «Contrariamente a quanto comunemente si crede, l’Europa dispone di strumenti di potere significativi. Sulla base di una nuova analisi dei dati commerciali, questo rapporto identifica 41 punti critici in cui la Cina dipende dall’Ue per oltre l’80% delle sue importazioni e 67 dipendenze simili per gli Stati Uniti. Queste comprendono fattori produttivi essenziali quali insulina, prodotti farmaceutici intermedi, tecnologie mediche e macchinari specializzati per l’agricoltura, la produzione di carta e la lavorazione industriale. Tali dipendenze non sono facilmente o rapidamente sostituibili e costituiscono quindi strumenti di politica statale utilizzabili».

Questa leva europea può essere significativamente amplificata attraverso coalizioni strategiche con potenze medie affini, sottolineano gli autori, che non a caso hanno messo come citazione che apre il documento una frase del premier canadese Mark Carney, che al World economic forum di Davos del mese scorso è intervenuto con un discorso molto duro e in cui non sono mancate decise stoccate nei confronti di Trump. Mettere in comune i colli di bottiglia economici e coordinare i controlli alle esportazioni con partner come il Canada, si legge nel report, raddoppierebbe più che proporzionalmente (+138%) la leva europea nei confronti degli Stati Uniti. Una cooperazione analoga con Paesi come Giappone, Corea del Sud, Brasile o Malesia potrebbe modificare l’equilibrio di potere nei confronti sia degli Stati Uniti sia della Cina in un contesto post-Omc.

Il rapporto invita i leader europei a istituire una «Piattaforma per la sicurezza economica, il commercio e la cooperazione tecnologica». Questa piattaforma rinnoverebbe l’ordine basato su regole all’interno di coalizioni affini, strutturate attorno a quattro pilastri che si rafforzano reciprocamente. Quattro pilastri che nel documento (scritto in inglese) prendono la forma di “quattro D”: Deterrenza (Deterrence) attraverso la condivisione delle leve; Distinzione (Distinction) tra membri e non membri nell’accesso al mercato e nei benefici; Decarbonizzazione (Decarbonistion) come fonte di resilienza; e Sviluppo (Development) dei mercati futuri attraverso una cooperazione approfondita.

«L’Europa ha confuso l’autonomia strategica con il potere», sottolinea Jonathan Barth, presidente della Geostrategic Europe Taskforce e autore del rapporto. «Per costruire un’influenza globale, l’Europa deve andare oltre, utilizzando la propria leva geo-economica per creare coalizioni attorno a sfide di sicurezza condivise come la decarbonizzazione e l’intelligenza artificiale. Dobbiamo smettere di sminuire i nostri punti di forza. Dall’ingegneria e le tecnologie pulite fino alle molecole farmaceutiche, l’Ue è più forte di quanto pensi».

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