Femminicida intervistato nel programma “Ignoto X” di Pino Rinaldi, la protesta di Differenza Donna: “Uno spettacolo di inaccettabile gravità”
L’associazione Differenza Donna si è scagliata contro il contenuto di una puntata del programma “Ignoto X”, andata in onda mercoledì sera su La7. Nel corso della puntata, il conduttore Pino Rinaldi ha infatti intervistato Jurgen Mazzoni, che nell’agosto del 2001 a Senigallia (Ancona) ha ucciso la moglie 19enne Maria Federica Gambardella. “Dopo avermi confessato il tradimento la strangolai”, ha dichiarato Mazzoni.
L’omicida ha abbandonato il corpo della donna nella vasca da bagno, per poi gettarlo in una scarpata. Mazzoni ha finto anche di collaborare alle ricerche della 19enne, che per quattro giorni era stata considerata scomparsa. Nel 2017, dopo 16 anni, Jurgen Mazzoni è stato nuovamente arrestato per stalking aggravato: per oltre un anno, infatti, ha perseguitato una ragazza di 20 anni bruciandole l’auto e inviandole minacce e lettere minatorie: “Sei stata cattiva con me, ti ucciderò. Ti mangerò il cuore”. Oggi Mazzoni vive in una comunità educante.
“Uno spettacolo di inaccettabile gravità”
Differenza Donna, protestando contro la puntata di “Ignoto X”, ha denunciato la mancanza di “un contraddittorio” davanti “ad una incredibile sequenza di affermazioni figlie del peggior patriarcato“, sottolineando che è “stato offerto un racconto centrato sulla sofferenza, sul vissuto emotivo e sulle presunte ‘ragioni’ dell’uomo che ha ucciso Gambardella”. L’associazione ha poi ribadito: “Quando un femminicidio viene raccontato come l’esito di una crisi, di una fragilità o di un eccesso di sentimento, la responsabilità dell’uomo viene diluita; la violenza viene normalizzata; la donna uccisa scompare dal discorso pubblico; si produce vittimizzazione secondaria, anche post mortem. Non si tratta di libertà di opinione né di pluralismo. Si tratta di responsabilità editoriale“.

“Dare spazio televisivo a narrazioni che assolvono simbolicamente gli uomini che uccidono significa contribuire a un clima culturale che rende il femminicidio socialmente intelligibile”, ha aggiunto l’associazione. “Il femminicida ha parlato di ‘concessione della libertà’, riferendosi al rapporto con la compagna che ha ucciso. Questo approccio dovrebbe escludere la possibilità di intervenire in una trasmissione in cui si discute sulla dinamica di un femminicidio. L’uomo esprime chiaramente che ritiene la vittima di femminicidio corresponsabile del crimine di cui è vittima. La responsabilità di non essersi fatta bastare la sua ‘concessione'”, hanno infine dichiarato le Donne in Rete contro la violenza (D.i.Re).
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