Google Aluminium, ci vorrà più tempo per il nuovo ChromeOS: i primi dettagli
La notizia che Google stia preparando Aluminium, il sistema che fonde Android e ChromeOS, ha acceso parecchia curiosità. L'idea di un unico ambiente pensato per laptop e tablet sembra una svolta attesa da anni, soprattutto dopo le difficoltà di Android sui tablet e i limiti di ChromeOS nel sostituire un computer tradizionale.
Le nuove informazioni emerse da documenti legali statunitensi, però, ridimensionano l'entusiasmo: la tabella di marcia ufficiale appare molto più lunga e, soprattutto, molto più complicata del previsto.
Secondo quanto riportato nei documenti del procedimento antitrust su Google, una versione completa di Aluminium non arriverà prima del 2028. Nonostante le dichiarazioni del responsabile Android, Sameer Samat, che nel 2025 parlava di un possibile debutto nel 2026, Google stessa ha indicato ai giudici una prospettiva molto diversa.
La strada “più rapida” citata nei documenti prevede un primo accesso per alcuni tester commerciali fidati solo alla fine del 2026. L’adozione nelle realtà aziendali ed educative, oggi aree dominanti per i Chromebook, slitta direttamente al 2028.
Queste tempistiche rallentate derivano anche da un problema tecnico citato dai legali di Google: non tutto l’hardware attuale supporterà il nuovo sistema. Alcuni dispositivi potranno migrare, altri rimarranno su ChromeOS, che dovrà ricevere aggiornamenti almeno fino al 2033, in linea con la promessa dei 10 anni di supporto.
I documenti rivelano anche il piano di Google per abbandonare ChromeOS appena possibile. La data individuata per il phase-out totale è il 2034, vincolata alle normative che impongono una durata minima del supporto.
Il responsabile ChromeOS, John Maletis, ha confermato che non tutti i Chromebook saranno migrabili al nuovo sistema, per limiti legati alle specifiche tecniche. I modelli più recenti avranno una chance maggiore, mentre altri continueranno a ricevere aggiornamenti di ChromeOS senza passare ad Aluminium.
Anche il professor Jason Nieh, citato nei documenti come testimone e intervistatore di ingegneri Google, ha confermato l’esistenza di una quota di dispositivi non compatibili, senza però indicare una percentuale.
La parte più delicata delle carte emerse riguarda il trattamento speciale concesso a ChromeOS e, a quanto pare, anche al futuro Aluminium, nel contesto delle restrizioni imposte a Google dal giudice Amit Mehta nel caso antitrust.
Pur avendo vietato accordi che impongono la priorità di Google Search o di app Google su smartphone Android, il giudice ha escluso dal divieto i dispositivi con ChromeOS o con un suo successore. In pratica, su Aluminium Google potrebbe continuare a stipulare accordi che favoriscono le sue applicazioni.
Il giudice ha motivato questa scelta sostenendo che il browser Chrome rappresenta un componente necessario per ChromeOS. Una posizione che potrebbe estendersi anche ad Aluminium, sebbene la sua necessità dipenda da decisioni progettuali prese da Google stessa.
Insomma, a conti fatti, il passaggio da ChromeOS a Aluminium appare molto più lungo e stratificato del previsto, e lascia la sensazione che la fusione tra i due mondi Google non sarà esattamente un percorso lineare.
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